La storia a puntate di Angela, giornalista 30 enne, baby sitter e tanto altro ancora. Dal Perù a Milano per iniziare sola una vita nuova.
Essendo da poco in Italia, parlare in modo sciolto l’italiano era ancora difficile per me. Sbagliavo in continuazione e mi vergognavo tanto. Di sera, dopo il lavoro, frequentavo una scuola gratuita d’italiano cercando in tutti i modi di capire meglio la mia nuova lingua, fondamentale per comunicare nella vita quotidiana.
Nell’imparare l’italiano i miei imbarazzi sono stati frequenti. Mi era già capitato la prima volta che andai a fare la spesa e tornai a casa senza prendere il detersivo di cui avevo bisogno, per la semplice ragione che non riuscivo a distinguere lo smacchiatore dall’ammorbidente o i detersivi per la biancheria da quelli per i panni colorati o per la lana, da quelli con o senza candeggina... C’erano tante di quelle marche che alla fine non facevano altro che aumentare la mia confusione. A me bastava un singolo prodotto per lavare i vestiti e non una valanga di detersivi su misura!
Cominciai ad essere più sicura di me stessa dalla prima notte che sognai proprio in italiano. Saranno state soltanto alcune parole scivolate tra i miei sogni, ma per me significava che finalmente l’italiano faceva parte di me.
Sognavo pure da sveglia... forse troppo, specialmente quel bel giorno nel quale sarei riuscita a comunicare perfettamente in quella dolce lingua e - perché no - scriverla con scioltezza come facevo in spagnolo da giornalista.
Desideravo tanto pubblicare i miei articoli in italiano, ma questi sogni andarono in frantumi dopo che un editore italiano mi aveva promesso, in nome dell’integrazione, che mi avrebbe aperto le porte del mondo giornalistico italiano. Subito dopo invece mi aveva insinuato che -carina com’ero - gli avrebbe fatto piacere conoscermi più a fondo. E per dimostrare che credeva all’integrazione, mi aveva detto in varie lingue straniere “ti voglio bene”.
Quell’editore sessantenne, multilingue improvvisato, aveva imparato ogni frase da qualcuna delle sue amanti occasionali. Per lui, quello era il concetto di integrazione.
- Questo è il prezzo che devo pagare per essere una professionista straniera? - Mi chiesi e mi sembró proprio uno schifo.
Avendo 28 anni, credevo ancora all’amore, quello vero. Anche se una volta un ragazzo italiano, conosciuto per caso, mi aveva fatto capire che - sebbene apprezzassero le latine - gli italiani non erano portati a mantenere un rapporto fisso con loro. Consideravano le donne latinoamericane più adatte per il divertimento, senza impegni. Pure quel ragazzo affermava di credere nell’integrazione. Tanti contrasti! La cosiddetta integrazione è piena di contrasti e dissapori.
Ricordo ancora il giorno in cui mi ero decisa ad intraprendere la strada del giornalismo italiano e mi presentai in una casa editrice per proporre i miei servizi. La capo redattrice, tutta incredula, mi guardò in faccia e mi chiese:
"Ha già lavorato con qualche casa editrice italiana?"
"Da quando sono in Italia lavoro presso una casa editrice latinoamericana. Mi occupo dei temi dell’integrazione e dell’immigrazione... collaboro anche con un’associazione culturale italio-peruviana che pubblica i miei articoli".
"Ho capito!... Sul suo curriculum vedo che è stata docente universitaria nel suo Paese".
"Sí, sempre nel campo del giornalismo".
"Uhmmm. E perché è venuta in Italia?"
"Perché credo nell’integrazione e l’Italia mi sembrava essere un Paese accogliente per gli immigrati".
"Se è convinta Lei... Fra un po’, però, le leggi sull’immigrazione saranno ancora più rigide. Si fidi!".
La capo redattrice italiana, che aveva fatto una previsione per niente irreale, chiuse l’appuntamento così, non senza prima pronunciare, con gentilezza, l’abituale frase “la chiameremo...”. Ero certa però che mai lo avrebbero fatto.
Lo capii subito, nonostante ciò ero decisa a non mollare. La testardaggine è la mia croce. E continuai a provare con altre case editrici, sperando che qualcuna fosse sufficientemente aperta per credere sul serio alla multiculturalità e, di conseguenza, aprire le porte a una giornalista straniera. Come tutti gli immigrati protagonisti della propria vita, anche io cercavo intensamente di realizzare i miei sogni.
di Angela Roig Pinto, illustrazioni di Francesca Sassoli
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