La storia a puntate di Angela, giornalista 30 enne, baby sitter e tanto altro ancora. Dal Perù a Milano per iniziare sola una vita nuova. Guarda il suo Dimmi chi sei
“Nessun servizio”. Il display del cellulare confermava che ci stavamo addentrando nel cuore della foresta. Essendo ormai legata a doppio filo al telefono e ai mass media, rimanere d’improvviso al di fuori delle mie faccende quotidiane mi stordiva; allo stesso tempo però lo stacco dalla città e dalla sua routine asfissiante non poteva che entusiasmarmi.
Avevamo già raggiunto gli 850 metri e Camaldoli, in provincia di Arezzo, ci accoglieva con una pioggerella di fine stagione. L’estate sarebbe arrivata dopo qualche giorno e il paesaggio toscano faceva già gli onori di casa, mostrando il suo manto verde e florido.
Il nostro arrivo era atteso. Essendo un pensatoio per eccellenza e finora rifugio di monaci, il posto invitava di per sé al raccoglimento. E noi - i nuovi italiani - irrompevamo nel panorama, con i nostri visi dai tagli diversi e le nostre storie e chiacchiere variegate. Tutti però all’insegna della filosofia Talea: radicarsi e rifiorire, insieme.
Da quando l’immigrazione è vista come un problema, chi è diverso è spesso considerato una minaccia. A Camaldoli però la diversità diventava un vero e proprio valore. E ciascuno di noi venti "italiani taleani ”, partecipanti alla G2 Leadership Summer School, eravamo consapevoli delle nostre particolari energie, dovute agli intensi percorsi affrontati, e di quanto potevamo offrire all’Italia, la nostra nuova patria.
I monaci camaldolesi hanno un principio base: prega e lavora. E noi, miscellanea di credi diversi, arricchivamo la nostra anima con il loro esempio. Sia al monastero di Camaldoli del secolo XI, sia al Sacro Eremo, il senso della vita è tutt’altro rispetto a quello della gente comune. Concedersi alla fede, come fanno i monaci, è un gesto nobile, quanto lo è vivere in comunione.
Mi colpì particolarmente la loro organizzazione. Ci sono dei religiosi, come il monaco Andrea, in clausura da 80 anni (adesso ne ha 90), che comunque partecipano alla vita in comunità. Prega e lavora, sacrosanto comandamento!
Dei monaci è nota l'antica farmacia e i loro prodotti naturali. Dalle creme rivitalizzanti ai liquori alle erbe. Il mitico “40”, a base di alloro, è energetico per tanti visitatori.
Nella routine camaldolese la domenica si fa una pausa per andare a Messa. L’accoglienza al gruppo di Talea presso la chiesa dell’Eremo quella domenica del 6 giugno fu speciale e meritata dopo un’ora di camminata in collina.
Il dottor Otto Bitjoka, presidente della Fondazione Ethnoland e propulsore di Talea, ci guidò in questa esperienza, come un vero maestro. Lui, immigrato come noi e visionario come pochi, si batte da 40 anni perché l’immigrazione in Italia sia finalmente considerata come la risorsa che è. E noi, consapevoli della ricchezza della diversità, facciamo nostra questa sua missione.
Oltre alle intensive materie di studio, abbiamo sperimentato tanti valori essenziali a Camaldoli e tanti altri insegnamenti mirati a consolidare una società aperta alla multiculturalità, con un messaggio chiaro da parte nostra: radicarsi e rifiorire, in comunione. Che Talea sia.
di Angela Roig Pinto, illustrazioni di Francesca Sassoli
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