banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press
vita
italiana
Share |
Le avventure di una giovane donna peruviana
Io, clandestina

La storia a puntate di Angela, giornalista 30 enne, baby sitter e tanto altro ancora. Dal Perù a Milano per iniziare sola una vita nuova.

 

Trattenni il respiro e camminai diritto fino alla fine della corsia. Sudavo freddo. Negli stretti corridoi della metropolitana Pasteur non c’è alcuna scappatoia. O ti pigliano, o ti pigliano. I carabinieri avevano già fermato un marocchino irregolare e, quando passai davanti loro, chiedevano i documenti a un altro extracomunitario. Mentre lo sfortunato faceva finta di cercare tra le sue cose, io mi ero messa nell’angolo più lontano e tentavo di pensare in fretta a che cosa dir loro quando sarebbero arrivati da me.

 

Ero appena uscita dal lavoro e anche se indossavo i vestiti da ufficio i carabinieri non avrebbero mai creduto che fossi una giornalista perché in genere si pensa che gli immigrati entrano in un ufficio solo per fare le pulizie. Quindi, provare a dire che avevo dimenticato il mio portafoglio e i miei documenti lì sarebbe stata una scusa assurda. Dovevo, dunque, pensare rapidamente a un’altra giustificazione. “E se dicessi la verità?”, pensai.

 

Potevo dir loro che se non avevo documenti era perché non mi era stata data l’opportunità di regolarizzarmi, che i decreti flussi erano una lotteria “spezza-sogni”, che da tanto aspettavo un decreto che mi avrebbe permesso di venire assunta, ma che comunque lavoravo onestamente e, nel mio piccolo, provavo a contribuire alla crescita di questo Paese che ora sentivo anche mio…

 

No! Non ci avrebbero mai creduto! Non si sarebbero mai convinti che le pratiche per i giovani professionisti immigrati sono piene d’intralci, che l’Europa tende a chiudere le porte ai cittadini dei Paesi considerati “non sviluppati” e che la presenza dei clandestini è, appunto, una conseguenza di tutte le barriere costituite.

 

Sebbene fossi entrata in Italia con un visto turistico ottenuto per un colpo di fortuna (un diplomatico italiano in Perù mi aveva raccomandata presso la sua Ambasciata), col mio visto scaduto e senza nessuna possibilità di rinnovarlo, ero diventata anch’io clandestina.

 

Nella retata i carabinieri non avrebbero mai preso in considerazione i mie buoni motivi e mi avrebbero dato un foglio di via. Come spiegare che insieme a tanti stranieri ero stata costretta dal “sistema” a diventare irregolare?

 

Niente! I secondi passavano e le forze dell'ordine continuavano i controlli a fianco dei soldati armati ed impassibili e io non trovavo una via di uscita. In realtà, ero in trappola da tanto. Dal primo mese che ero in Italia, con il visto scaduto, avevo provato a sistemare i miei documenti. Essendo arrivata da poco non avevo trovato nessuno che mi facesse il "favore" di presentare la domanda di assunzione durante l'ultimo decreto flussi. Alcuni stranieri avevano pagato tra 5 e 7 mila euro per venire assunti. Altri, come me, non si fidavano di questa procedura distorta, che in molti casi era risultata una vera truffa.


Mi tornò in mente il giorno in cui un poliziotto entrò in ufficio a fare un controllo. Cercava una vicina e trovò noi.

 

“Documenti”, chiese.

 

Non so che faccia abbia fatto ma ero ovviamente impaurita. Il mio cuore batteva a mille all’ora. I miei colleghi ubbidirono mentre io facevo finta di essere assorta nel lavoro. L'agente se ne andò lasciandomi in pace e quella sera ringrazia tutti i santi che conoscevo.

 

Pensando a questo mi avvicinai ai carabinieri. Ci eravamo quasi. Un egiziano però catturò la  loro attenzione. Dopo alcuni secondi (i più lunghi di vita mia) arrivò finalmente la metropolitana. Salii in fretta e quando la porta si chiuse dietro di me, riuscii a respirare piena di sollievo. Mi ero salvata ancora!

di Angela Roig Pinto, illustrazioni di Francesca Sassoli