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Le avventure di una giovane donna peruviana
Bella vita, bella Italia

La storia a puntate di Angela, giornalista 30 enne, baby sitter e tanto altro ancora. Dal Perù a Milano per iniziare sola una vita nuova.

 

Quel pomeriggio d’estate, nel sereno paesino di Gargnano, sul lago di Garda, c’era un movimento particolare. I primi ad accorgersene furono i gargnanesi che prendevano il caffè al bar di fronte alla fermata del pullman Milano-Brescia. Si affacciarono dal negozietto per vedere il gruppo di stranieri che, valigie in mano, scendeva nella piazzetta. Niente di straordinario, se non fosse che quel gruppo di 45 studenti, di cui 30 borsisti, erano arrivati da tutte le parti del mondo fino al pittoresco paese lacustre per immergersi nella cultura italiana. Scoprirla, goderla e metterla a confronto con le proprie culture.

 

Sarebbero state tre intense settimane di lezioni sul teatro, l’arte, il cinema, la musica e la letteratura italiana, a Palazzo Feltrinelli, che essendo una dimora storica (ex casa di Mussolini), offriva il contesto più opportuno per la 53sima edizione del corso organizzato dall’Università degli Studi di Milano e il Centro d’Ateneo per la Promozione della Lingua e Cultura Italiana.

 

I gargnanesi ci guardavano incuriositi, provando a capire le nostre provenienze. Nemmeno noi le sapevamo con precisione. Il nostro primo incontro fra borsisti somigliava a una Torre di Babele. Si parlava inglese, portoghese, spagnolo, tedesco, cinese, greco, romeno e perfino qualche dialetto provenzale. Ma la nostra prima accoglienza, già nel centro di studio, fu rigorosamente in italiano, a tavola, con le pietanze più deliziose mai mangiate in vita nostra. E così, noi studienti forestieri incominciammo a conoscere l’aspetto più caratteristico della cultura italiana da un risotto alla milanese.

 

L’indomani eravamo pronti per le lezioni di grammatica italiana e la nostra prima sfida: il congiuntivo... non sembrava così complicato, ma da quando il tormentone 'Totti e il suo italiano' aveva iniziato a essere la presa in giro più frequente, nessuno dei miei compagni voleva più sbagliare.

 

Per studiare la lingua italiana non si può prescindere da coloro che l’hanno fatta diventare un tesoro. Così iniziammo il nostro approccio ai grandi dell’opera lirica italiana come Giuseppe Verdi, e del teatro come il geniale Pirandello.

 

I capolavori ci colpivano particolarmente sia per la ricchezza artistica, come 'Il Bacio', sia perchè rispecchiavano la quotidianità e le tradizioni italiane: 'Il macellaio', 'Il formaggio' e tanti altri 'golosi capolavori' il cui studio si approfondiva a tavola...

 

Che in Italia il cibo sia proprio una cultura non c’è alcun dubbio. E noi lo comprovavamo a ogni pasto. I ragazzi statunitensi, che dell’humburger avevano fatto un mito, si arrendevano ai piedi di sua maestà la pasta. Noi sudamericani tenevamo d’occhio gli antipasti e i secondi piatti. Anche gli studenti asiatici e del resto d’Europa degustavano tutto quanto si presentasse a tavola. E tutti diventavano pazzi per i dolci.

 

Le attività fuori porta erano l’immancabile spunto per vivere “sul serio” la cultura italiana. Eccome!... Da quando il sindaco del Comune di Gargnano, Gianfranco Scarpetta, ci aveva portato alla festa degli alpini, tutti non facevano altro che chiedersi come facevano quei simpatici vecchietti, con la pancetta tutta all’italiana, a ballare la polka a quel ritmo fervente. E come mai, nonostante la loro età, erano in grado di fare il ragù più gustoso mai mangiato in vita nostra. E festeggiare alla grande, vino e grappa inclusi. È così come abbiamo imparato il vero significato della 'bella vita', lassù, in montagna.

 

A quel punto, pensavamo di aver conosciuto il meglio della cultura italiana, ma sbagliavamo di grosso. Niente è paragonabile all’emozione che trasmette sentir cantare con il cuore.

 

In una serata tipica d'estate, in cui un temporale impertinente quasi rovinava il nostro appuntamento, eravamo all’Arena di Verona. Nessuno voleva perdersi la principessa Turandot, anche se fosse caduto il cielo. Un popolo che canta e incanta. E, noi, forestieri nella terra dell’arte, eravamo presi dallo spettacolo, dalla magia dell’opera, dall’incanto di quell’Arena, dalla storia dell’Italia…

 

Quella serata, seduta sui gradini superiori dell’Arena, guardando davanti a me l’impressionante scenario e dietro, tutta Verona illuminata, capii con certezza quanto è bella l’Italia.

di Angela Roig Pinto, illustrazioni di Francesca Sassoli