Storia di copertina Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti
mixalight
Roma ricorda Mama Africa

Tre giorni dedicati a Miriam Makeba


previous | next
{ 1 di 5 }
Roma ricorda Mama Africa

È stato Roberto Saviano a sostenere il Miriam Makeba Tribute protagonista a Roma dal 10 al 13 marzo. Miriam Makeba che si era spenta proprio sul palco di Castel Volturno la notte tra il 9 e il novembre del 2008 dove cantava contro la camorra per sostenere il giovane scrittore italiano. Mama Africa, come la chiamano tutti, è il simbolo stesso della lotta contro il razzismo e la discriminazione.
“La canzone più famosa di Miriam Makeba - Pata Pata - è quella che l’ha costretta a 30 anni di esilio. Non parlava di lotta tra bianchi e neri, non parlava di apartheid. Parlava della voglia di danzare, della voglia di essere felici. E questo metteva ancora più paura perchè rendeva il messaggio completamente universale e faceva aderire questo desiderio di pace e soprattutto di divertimento, alla voglia di un Sudafrica diverso”. Così l'autore di Gomorra l'ha voluta ricordare e sarà proprio 'Pata Pata' a scandire gli appuntamenti di questo festival fortemente voluto e organizzato dal Movimento degli Africani in Italia.
Il primo evento, il 10 marzo all’Auditorium dell’Unicef di Via Palestro, dove si apriranno i lavori del Convegno sulla Makeba e al tema dell’emancipazione della donna in Africa e nel mondo.
Il grande concerto si svolgerà il 13 marzo alle ore 21.00 all’Auditorium di Via della Conciliazione, unirà artisti italiani e africani: ci saranno Rossana Casale, Niccolò Fabi, Raiz (Almamegretta) e Fausto Mesolella e i Mediterranea, Ray Lema e l’Afro Star Band, il gruppo guineano che ha accompagnato la Makeba per molti anni
 
Il ricavato della vendita dei biglietti sarà destinato al finanziamento di un progetto di lotta alla desertificazione in Burkina Faso e per sostenere le iniziative del Movimento degli Africani, che lavora all’integrazione degli immigrati africani in Italia.

Esiste anche un canale su Facebook che conta quasi 900 iscritti.

 
La notte Mixa degli Oscar

 
Immigrati, italiani, da Oscar. A Hollywood si è celebrata la notte più importante dell’anno, quella degli Academy Awards, e un po’ si è parlato italiano. Lo ha fatto, dal palco, ritirando il premio per la fotografia del film “Avatar”, Mauro Fiore.  “Un gran saluto all'Italia. Viva l'Italia. Un grande abbraccio” sono state le sue parole. Le parole di un italo-americano che ce l’ha fatta. È una storia di immigrazione quella che ha raccontato nel suo discorso ringraziando i suoi genitori “Lorenzo e Romilda, che sono venuti in questa nazione con quattro valige e un sogno”. Fiore è partito da Marzi, un paesino della Calabria, quando aveva sette anni, ha vissuto a Chicago ed è arrivato a Hollywood.
È nato invece negli Stati Uniti Michael Giacchino, premiato per la migliore colonna sonora per il film “Up”. Lui ha lottato per essere italiano e ha di recente ottenuto la cittadinanza. I suoi nonni sono originari dell'Abruzzo e della Sicilia. Nel backstage Giacchino ha esaltato i compositori italiani “che hanno scritto la miglior musica del mondo, basta pensare a Rossini. Sono molto orgoglioso di appartenere all’Italia, le mie radici sono in Italia”.
Facce italiane sul palco in una notte che ha riservato sorprese. A vincere non è stato il campione di incassi “Avatar”, ma il più piccolo, e molto meno visto, “The Hurt Locker”. Nove candidature a testa, tre premi sono andati alla pellicola di James Cameron, sei, fra cui quelli di miglior film, regia e sceneggiatura, se li è invece aggiudicati il film di Kathryn Bigelow, ex moglie di Cameron, che parla di guerra, soldati, Iraq. Ed è proprio lei Kathryn Bigelow la trionfatrice della serata. È la prima donna, alla vigilia dell’8 marzo, a vincere un Oscar per la regia dopo le candidature di Lina Wertmuller, Jane Campion e Sofia Coppola. A consegnarle il premio è stata chiamata Barbra Streisand, una delle donne forti di Hollywood. Non un caso: che la Bigelow, il cui film più noto finora era “Point Break”, potesse vincere per la regia era nell’aria. Più difficile era immaginare che il suo film, bello, semplice e crudo, si portasse a casa tante statuette. È una vittoria del piccolo sul grande, della storia sugli effetti speciali, della qualità sugli incassi.
Tutto come da copione invece nelle categorie riservate agli attori. A Jeff Bridges è andato il premio come miglior protagonista per “Crazy Heart”. Un premio annunciato per “Drugo Lebowski”: era arrivato alla quinta candidatura, aveva vinto quasi tutti i riconoscimenti che portano agli Oscar. Stesso percorso quest’anno per Sandra Bullock, ma con una storia tutta diversa. Quella che è stata la fidanzatina d’America, colei che prendeva i ruoli scartati da Julia Roberts, ha vinto alla prima candidatura per “The Blind Side”, storia di una donna che accoglie in casa un ragazzo difficile. Solo un giorno prima aveva ritirato il Razzie, il premio per la peggior performance dell’anno.
Percorso netto per i due migliori attori non protagonisti. Hanno vinto tutti i premi della strada degli Oscar e sono saliti sul palco del Kodak Thaetre: Christoph Walz per la sua intepretazione di Hans Landa in “Inglorious Basterds” di Tarantino e Mo’nique per “Precious”. L’attrice, più nota per ruoli comici, interpreta la cattivissima madre di una ragazza obesa e maltrattata nel film che ha vinto tutto i premi del cinema indipendente. Mo’nique ha ringraziato, nel suo discorso, Hattie McDaniel, la mamy di “Via col vento”, la prima donna di colore a vincere un Oscar, colei che ha aperto a tanti la strada del cinema quando ancora in gran parte degli Stati Uniti per legge vinceva il razzismo.

 
Il Festival del Cinema Africano compie 20 anni

Si terrà a Milano dal 15 al 21 marzo la ventesima edizione del Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina. E' l'unico in Italia dedicato al sud del mondo. Due le sezioni in gara: 'Concorsi Finestre sul mondo' in cui partecipano i film e i documentari africani, asiatici e latinoamericani e tre concorsi riservati esclusivamente al cinema africano: 'Concorso per il miglior film africano', quello per i migliori cortometraggi e infine quello dedicato ai documentari. Cento le proiezioni previste. Sarà possibile vederle in diverse sale di Milano. Per tutte le informazioni: www.festivalcinemaafricano.org

 
Nelson Mandela va al cinema

Arriva al cinema 'Invictus' il nuovo film di Clint Eastwood. La storia è quella nota di François Pienaar, il capitano della nazionale sudafricana di rugby, che fu invitato da Nelson Mandela a far nascere un nuovo spirito nazionale contro l'apartheid utilizzando anche lo sport. L'idea dei due era quella di vincere la Coppa del Mondo del 1995 per trasformare la vittoria in una grande festa popolare. Obiettivo ambizioso: la squadra di rugby era odiata dai neri perché la ritenevano il simbolo dell'oppressione dei bianchi. 'Invictus' è tratto dal romanzo "Playing The Enemy" di John Carlin. Protagonisti Morgan Freeman e Matt Damon.

 
Marco Polo va a Hollywood

La Warner Bros fa il film sul leggendario esploratore italiano