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italiani
strana gente
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Ti senti italiano? Che cosa significa per te?
Bara
venditore ambulante
senegalese
39 anni
da 18 anni in Italia

In Italia sto bene e gli italiani mi trattano con educazione. Ma non posso dire di sentirmi italiano al 100%: la cultura senegalese è troppo diversa da quella del Paese in cui sono adesso. E poi ognuno ha la sua terra, ed io mi sento vicino alla mia, il Senegal. Anche perché lì ho lasciato la mia famiglia, mia moglie e i mie figli. Senegal ed Italia hanno tuttavia alcune cose in comune. Sia lì che qui ci sono brave persone, tolleranti. Lo vedo quando si parla di religione. Io sono musulmano, mentre in italia la maggioranza delle persone è cattolica. Eppure, non ho avuto mai problemi per via della mia fede, ed anche in Senegal c'è tolleranza verso altre religioni, compresa quella cristiana. Non mi sento molto attaccato alle abitudini italiane. Credo, prima o poi, di ritornare nel mio Paese.

Sheila
custode
cingalese
32 anni
da 21 in Italia

Ho un marito italiano, una figlia italiana ma io non sono italiana. Non ho la cittadinanza e non ho il passaporto di questo Paese, solo uno cingalese che mi tocca convalidare ogni sei mesi. È una condizione paradossale quella in cui mi trovo, perché per legge non sono italiana ma allo stesso tempo non conosco la lingua e la cultura del mio paese d´origine. Quando qualcuno mi domanda il significato di una frase o di una parola non so cosa rispondere.
Invece la mia lingua è l'italiano, mangio italiano e vivo qui oramai stabilmente. Non mi sento affatto straniera. Anzi, credo di aver preso i vizi e le virtú delle donne o, se si vuole, degli uomini italiani: urlo, sono individualista, gesticolo, sono accogliente, generosa.  Mi esprimo come un italiano e noto che gli altri mi vedono così, tanto che quando sono andata all'ambasciata del mio Paese a Milano sono stata trattata male dai miei stessi compaesani. Una forma di razzismo al contrario.

Wagih
operatore ecologico
egiziano
45 anni
da 15 in Italia

Sarebbe più corretto dire: quando mi sento italiano? È una domanda difficle. La legge è uguale per tutti e questo mi fa sentire uguale agli italiani. La crisi economica però ha allargato la distanza tra chi è italiano e chi è straniero. Molti pensano che chi arriva in Italia vuole rubare il lavoro. In questo momento particolare penso che sia anche normale. Io ho imparato tante cose dell'Italia: stare calmo, importante per la salute; la disciplina sul lavoro, cioè farlo bene, uscire ed entrare all'orario stabilito. E che ogni persona ha le sue necessità e pensa ai suoi problemi. Gli italiani sono ancora gelosi dei propri luoghi e delle loro abitudini soprattutto quando hanno di fronte noi musulmani.


Quando un musulmano di un qualunque paese arabo, penso soprattutto alle donne che indossano il velo, cammina in strada, viene guardato ancora con diffidenza. Mi domando, che c'è di male se una donna vuole portare il velo? Anche questa è libertà, come una ragazza che sceglie di portare una minigonna. Oramai sono tanti gli stranieri nati in Italia, che studiano o lavorano con buoni risultati. Io mi sento abbastanza integrato. Una cosa buona che vedo in Italia è l'assistenza sanitaria per tutte le persone che sono malate e la velocità del soccorso in ambulanza.

Marilena
studentessa
albanese
24 anni
da 6 in Italia

Mi è già capitato di trovarmi di fronte a una domanda del genere e la maggior parte delle volte sono io a rivolgerla a me stessa. La risposta cambia a seconda delle esperienze che vivo, dei momenti e dello stato d'animo in cui mi trovo. Credo sia una cosa normale, che capita agli stessi italiani. Non è opportunismo. Spiego meglio quest'ultimo pensiero: quando devo affrontare file chilometriche per avere il permesso di soggiorno e vengo mandata da uno sportello all'altro aspettando mesi per averlo, nonostante io studi e lavori onestamente, allora in quel momento non mi sento italiana. Quando le persone mi trattano con arroganza e con sufficienza a causa della mia provenienza, giudicandomi e facendomi sentire diversa, non mi sento italiana. Quando sento che la mia nazionalità frena i miei desideri e la possibilità di nuove esperienze, non mi sento italiana.
In altri momenti, invece, penso il contrario: per esempio quando sono in compagnia dei miei amici e sento di essere apprezzata e stimata. Quando mi trattano come una persona e non come una straniera, quando guardo l'Italia ai mondiali, quando sono felice e mi sento a casa, allora sì che ho la sensazione di essere italiana. Nonostante tutto, mi sento sempre albanese. La mia condizione si riassume con un detto: “Io mi sento italiana, ma per fortuna o purtroppo non lo sono".  

Mohammed Shahid
ristoratore
bengalese
33 anni
da 10 in Italia

Mi sento italiano perché qui in Italia ho dei diritti, per esempio quello di comprare una casa o di avere un lavoro regolare. In definitiva, le possibilità di base che ha un italiano di costruire qualcosa nella sua vita. In questo senso c'è eguaglianza tra italiani e stranieri perché tutti possono ottenere quello a cui aspirano. Lo stesso vale per il diritto all'assistenza sanitaria, che è per tutti. In Italia i miei figli possono, se vogliono, andare all'università o a scuola, mentre in Bangladesh sarebbe difficile. Ho imparato alcune cose importanti per me qui in Italia. Innanzitutto, che lavorare è una cosa importante, ed io lavoro anche più di otto ore al giorno se necessario. Poi l'educazione, che qui vuol dire rispettare la legge, gli altri e non litigare, un'altra cosa che mi fa essere simile ad un italiano. Nel modo d'essere ho preso la solarità tipica degli italiani e l'attaccamento alla famiglia. Un'altra cosa da italiano, non è vero? Alcune abitudini del mio Paese restano quasi immutate. Bevo il té, ma non così spesso come prima. Adesso solo ogni due giorni. 

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