Storia di copertina Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press
giovani
Share |
"Voglio diventare Miss Mondo"

Roselyn Damias vuole diventare miss Mondo (VEDI VIDEO). È bella, ma soprattutto determinata e molto sveglia; giovane, ma con le idee chiare. Per ora fa la badante e la baby sitter - è in Italia da appena un anno - ma ha già ottenuto il suo bel risultato: è stata eletta a Milano Miss Filippine Italia, agguerrita e partecipatissima competizione che si è svolta a fine giugno nella grande sala del Pime, stracolma di quasi 700 persone, organizzata dall'Associazione Nazionale Italo-Filippina (Anif) e dal giornale "Kabayan Times International". 23 anni, Roselyn canta, balla, suona la chitarra e studia l'italiano notte e giorno: "perché devo trovare un bel lavoro e poi è molto importante comunicare con le persone!".

 

Roselyn a Manila si è laureata e lavorava in un ospedale pubblico come infermiera: adesso questo sarebbe il suo piano B anche in Italia, se per caso non dovesse riuscire a realizzare il suo vero sogno. "Vorrei - e ride, mi ripete che è solo un sogno - diventare Miss Mondo. Da un anno sono qui e non ho mai visto balli e canti tradizionali del mio Paese: nonostante quella filippina sia la comunità straniera più ampia e radicata in città", mi spiega in un italiano ancora un po' tentennante. Allora continua in inglese: una volta raggiunta la popolarità, il mio obiettivo è convincere le istituzioni a darmi retta, "a investire nella promozione di eventi culturali e aggregativi, per far conoscere tutta la bellezza del mio Paese".

 

Del concorso ha un ricordo bellissimo, anche se "è stata molto dura. Ho dovuto mettermi a dieta, ridurre i grassi e buttarmi su frutta e verdura...fare sport, e poi ogni pomeriggio esercitarmi con la danza. Mia madre - che è rimasta nelle Filippine - mi ha inviato gli abiti più belli, e tutto è stato molto emozionante". Roselyn vive a Milano con la sorella maggiore e il fratello più piccolo, che è arrivato da soli due mesi.

 

L'integrazione? Per Roselyn è già un dato di fatto. "Soprattutto noi giovani siamo molto più aperti e frequentiamo persone di qualsiasi nazionalità. Io ho amici brasiliani e italiani ad esempio". Le chiedo cosa pensa di chi giudica i filippini un po' troppo chiusi, silenziosi e timidi. "Ah, è vero! Ma dipende comunque molto da persona a persona. Noi siamo educati così sin da bambini. Le ragazze come me, soprattutto se sono cresciute nelle Filippine, sono un po' all'antica. Certo, il contatto con le italiane ci influenza, e a poco a poco anche noi vestiamo come voi, ad esempio. Però io credo che ci siano aspetti positivi nell'essere conservatori: significa ponderare bene le proprie scelte, essere sicuri di quel che si fa, essere sempre coerenti con sé stessi. Per me significa essere saggi".

 

E l'amore? Udite udite, Roselyn è single. "Il mio compagno ideale? Non ha importanza la nazionalità: filippino, italiano o altro. Ciò che importa è che ci sia l'amore".

di Michela Dell'Amico (22 luglio 2010)

I filippini a Milano

Sono un esercito silente e operoso: più di 30 mila filippini vivono a Milano, e si distinguono per lo sguardo basso, l'onestà, la religiosità. Sarà forse perché sono cattolici che amano tanto l'Italia, che però spesso li ignora proprio per questa tendenza a non far rumore, questa 'timidezza' che li contraddistingue quasi sempre. I filippini vivono la parrocchia come loro punto d'incontro preferito: le chiese di piazza del Carmine, via San Tommaso e quella di San Lorenzo, dove si notano soprattutto la domenica, all´ora della messa, a scambiare due chiacchiere davanti al sagrato.


Non amano bere e sono grandi lavoratori - prevalentemente dipendenti, sono spesso colf o badanti. Non vivono in un quartiere determinato, sono ben distribuiti nelle varie zone della città.


Tra gli eventi che fanno da raccolta per la comunità, è d'obbligo segnalare il "Tim man gavig", nella novena di Natale,  intorno a metà dicembre, quando celebrano la solenne 'messa del gallo', e poi l'ultima domenica di maggio, quando in occasione della festa di 'Santa Cruzan' festeggiano le 'Flores de maio', ovvero le ragazze in fiore, che si preparano al debutto in società.


Secondo l'Ismu, a testimonianza del loro essere radicati in Italia, c'è il fatto che la stragrande maggioranza vorrebbe poter votare alle elezioni politiche del loro nuovo Paese. Sarebbero molto più interessati, insomma, alla partecipazione politica di altre comunità. Nell'80% dei casi sono soddisfatti della loro esperienza lavorativa, mentre la metà di loro ha lasciato i figli in patria. Un terzo abita in affito, mentre un quarto ha una casa di proprietà. Come spesso avviene tra gli asiatici, sono grandi risparmiatori: 8 su 10 inviano almeno il 50% dello stipendio in patria, per pagare le spese ai figli o contribuire a mandare avanti l´attività di famiglia.