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Crisi economica: gli stranieri la sopportano meglio

Più forte e dinamica la risposta degli stranieri alla crisi economica, rispetto a quella italiana

 

 

 

I dati sull'occupazione parlano chiaro: tra il I trimestre 2010 e il I trimestre 2011 (mesi terribili) si è assistito a  un aumento di quasi 116mila lavoratori (da 22.758.413 posti di lavoro a 22.874.286). Il risultato è positivo solo grazie agli immigrati, che sono cresciuti di ben 275.895 occupati, passando da 1.923.875 nel I trimestre del 2010 ai 2.199.770 dello stesso periodo del 2011, con un incremento del 14%. Gli stranieri sono ormai il 10% della forza lavoro in Italia. 

 

Pollice verso per gli italiani, che hanno perso 160mila posti di lavoro, scendendo a 20.674.516 occupati (dai 20.834.538 del I trimestre del 2010). Altro dato che sorprende è quello relativo alla componente femminile: le immigrate lavoratrici sono cresciute moltissimo, grazie alla costante richiesta nei servizi domestici e di assistenza, comparti meno legati agli andamenti ciclici dell'economia. 

 

Il tasso di disoccupazione degli stranieri è comunque più alto di quello italiano: è senza lavoro il 12,1%. Dal primo trimestre 2010 allo stesso periodo di quest'anno si rileva un calo della disoccupazione degli italiani (maschi e femmine), che scende da quota 1.986.535 (tasso di disoccupazione del 8,7%) a 1.851.307 (tasso di disoccupazione del 8,2%), mentre si registra un incremento della disoccupazione straniera da 286.684 a 303.688.

 

L’aumento del numero di disoccupati stranieri, pari a circa 17mila persone, risulta poco significativo se confrontato alla crescita delle forze di lavoro straniere che nel periodo considerato ha quasi sfiorato le 300mila unità. Tale crescita delle forze di lavoro straniere ha fatto abbassare il tasso di disoccupazione dal 13% del I trimestre 2010 al 12,1% del I trimestre 2011.  

 



di Red (14 dicembre 2011)


di Carolina Brandi
Ricercatrice del Cnr

In teoria gli italiani disapprovano l’impiego di stranieri altamente qualificati per mansioni di basso profilo e con bassi stipendi, ma, in pratica, non vorrebbero che le cose andassero diversamente”. Riassume così uno dei risultati emersi dall’Indagine condotta dall’Irpps-Cnr (trattata nell’articolo a fianco), Carolina Brandi, la curatrice del rapporto. Una parte della ricerca, infatti, si è concentrata sulla percezione da parte degli italiani dei lavoratori qualificati arrivati dall’Est europeo. Sono stati intervistati telefonicamente 1.500 adulti ripartiti proporzionalmente per genere, classi d’età e aree geografiche.  


Qual è la percezione degli italiani verso i lavoratori immigrati?

Il 30% degli intervistati considera positivo il ruolo svolto dagli immigrati per alcuni settori della nostra economia e il 26% circa lo ritiene tale anche per la nostra cultura, mentre il 23,7% dichiara che genera insicurezza e il 15,4% teme che aumenti la disoccupazione. Solo il 9,8% ritiene che l’immigrazione costituisca un ‘grave problema’ mentre molti la ritengono eccessiva, specialmente le persone meno istruite (il 47%). Inoltre il 13,5%, soprattutto tra i più anziani, teme che tale presenza dai paesi dell’Est aumenti la criminalità. Peraltro, è diffusa (62%) l’opinione che su questo tema giornali e televisioni riportino una realtà falsata e appena il 16% crede ai mass media, specialmente tra i laureati e i giovani. 


In particolare che giudizio è emerso sugli stranieri altamente qualificati?

La quasi totalità  degli intervistati (93,1%) ritiene che debbano essere pagati quanto gli italiani e l’87% pensa che un laureato est-europeo debba potere esercitare la propria professione in ogni paese dell’Ue. Tuttavia il 68,2% ritiene giusto che un laureato di qualsiasi Paese accetti lavori inferiori ai suoi titoli e più della metà disapprova norme per incentivarne l’ingresso.  


Perché questa contraddizione?

Perché prevale la preoccupazione della possibile concorrenza degli stranieri sul mercato del lavoro qualificato. Il problema è che in Italia il mercato del lavoro qualificato è molto limitato, anche per gli italiani, che sono costretti sempre di più a emigrare. Da qui nasce la paura della concorrenza degli stranieri. I tagli alla ricerca scientifica stanno uccidendo la nostra economia. Finché si continuerà così andrà sempre peggio, per gli stranieri e per gli italiani.