banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press
costume
e società
Share |
Le rughe sulla frontiera. L'immigrazione a fumetti

E' nato un libro a fumetti che racconta una mostra. Molte le firme (trenta quelli che hanno partecipato) che si sono fatti ispirare dall'immigrazione: da Vauro a Ellekappa, passando per Vincino, Altan, Staino. Il fumetto, edito da Navarra Editore, è dedicato alla memoria di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano, rapito e strangolato da un gruppo afferente all'area jihadista salafita a Gaza lo scorso aprile. 

 

Curatore del volume Giampiero Caldarella, che tenta di spiegare il titolo. Se si prova a digitare "le rughe sulla frontiera" su un motore di ricerca, arrivano pagine con molte creme che regalano la speranza di ringiovanire. "È il futuro quello che conta. La bellezza. Il tempo si sposta in avanti. Del passato, se esiste, meglio non averne memoria. Tutti botulinizzati nel cervello - spiega Caldarella -. L’assenza di soluzioni “umane” e condivise a Lampedusa, sia verso i migranti che verso la popolazione locale, ha segnato dei solchi su quell'isola che non sono riassumibili in poche parole. Le rughe possono allargare gli orizzonti del presente perché racchiudono tutte le storie del passato. Poi si guarda in basso, la terra, qui, si rialza la testa e si può guardare avanti. Qui comincia il lavoro della satira e del racconto disegnato. Si attraversa un'altra frontiera, senza muovere un passo”.

 

Caldarella spiega che nel migliore dei mondi possibili nessuno dovrebbe cambiare Paese perché scappa da un regime o dalla fame. "Nel migliore dei mondi possibili, dopo decenni di retorica terzomondista sarebbero stati risolti i problemi della presunta superiorità di razza e il conflitto ricchi/poveri e sfruttati/sfruttatori. Tutti degnamente cittadini del mondo. Solo la natura sarebbe fuori da questo patto fra gli esseri umani. Quindi la natura potrebbe - come del resto già fa -  continuare a infliggere devastazioni ambientali e conseguenti migrazioni pur valendo il principio dell' “aiutiamoli a casa loro”. Se non c’è più una casa né un terreno dove costruirla, è logico che quella persona vada da un'altra parte. A questo punto che si fa?"

 

Il libro, come detto, è dedicato alla memoria di Vittorio Arrigoni. Si è scelto di contribuire a scavare una piccola ruga, per fissarne la memoria e permettere che ci accompagni per i passi ancora da fare. Un uomo che combatte contro le ingiustizie e le frontiere è un grande uomo. 

di Red (22 dicembre 2011)

Restiamo umani

E' la sera del 14 aprile 2011, quando un gruppo vicino all'area jihadista salafita rapisce il cooperante italiano Vittorio Arrigoni, dopo l'uscita dalla palestra di Gaza dove spesso andava. La rivendicazione arriva subito attraverso un video pubblicato su YouTube, che mostra Arrigoni bendato e legato dai rapitori, accusa l'Italia di essere uno "stato infedele" e l'attivista di essere entrato a Gaza "per diffondere la corruzione". Viene lanciato un ultimatum, minacciando l'uccisione di Arrigoni entro il pomeriggio del giorno successivo. In cambio i rapitori chiedono la scarcerazione di alcuni militanti jihadisti, detenuti nelle carceri palestinesi. Il 15 di aprile il suo cadavere viene rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un'abitazione di Gaza. La solidarietà internazionale e palestinese è stata immediata. E' diventata un manifesto la sua frase: "Restiamo umani". 

 

Gli immigrati pagano circa 11 miliardi di euro tra fisco e previdenza sociale. Sei solo per pensioni alle quali, probabilmente, non accederanno mai. Esattamente come gli italiani che entrano oggi nel mercato del lavoro. Anche questa è integrazione

 

NEI MEDIA SI PARLA DI IMMIGRATI SOPRATTUTTO IN TEMA SICUREZZA. NEI TG E NEI GIORNALI LO SPAZIO DEDICATO ALLE ALTRE NOTIZIE E' POCHISSIMO. SECONDO TE PERCHE' SI FA QUESTA SCELTA?

 

JORGE - Perché è la scelta più facile. E' più semplice parlare male che bene. Questo non vale solo per l'immigrazione. Gli italiani parlano sempre male di tutti. Dei vicini, dei colleghi, del marito o della moglie. E' scritto nel vostro dna.

 

MARCO - E' sempre meglio pensare che il male arrivi dall'esterno. Che tutte le nostre miserie sono colpa di altri. E' rassicurante che tutto ciò che è di sbagliato non appartiene alla nostra cultura. Ma è solo una triste illusione.

 

PAULA - E' difficile capire gli altri. Bisognerebbe conoscere il fenomeno della migrazione, che è molto complesso, ricco e vario. Non si può parlare di immigrazione senza considerare che le persone che vivono qui arrivano da Paesi e culture diverse.

 

TRA POCHE SETTIMANE SI VOTERA' IN CITTA' IMPORTANTI COME MILANO E TORINO. COSA VORRESTI CHE FACESSE IL NUOVO SINDACO PER GLI IMMIGRATI E L'INTEGRAZIONE?

 

Scrivi la tua risposta a redazione@mixamag.it