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l'Italia
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Art. 3 comma II

Testo articolo Art. 3 comma II  della Costituzione Italiana

Parlando la scorsa volta del primo comma dell'articolo 3, abbiamo sottolineato come la Repubblica italiana abbia scelto l'uguaglianza dei suoi cittadini davanti alla legge senza alcuna distinzione (sesso, razza, opinioni politiche, religione, condizioni sociali) e abbiamo spiegato perché si debba intendere che il principio sia esteso indistintamente a tutti, quindi anche agli stranieri e agli apolidi, e non solo ai suoi cittadini. Insomma abbiamo analizzato l'uguaglianza formale. Ora il secondo comma ci permette di capire cosa sia l'uguaglianza sostanziale, punto cruciale di ogni popolo libero. Il concetto è determinante: se la Costituzione si fosse limitata a sostenere l'uguaglianza dei cittadini si sarebbe corso il rischio che rimanesse una pura affermazione teorica. Si è cioè deciso che non fosse sufficiente riconoscere la pari dignità se poi ci sono ostacoli di natura economica e sociale che non permettono l'uso in concreto di questo diritto. È stato quindi assegnato alla Repubblica il compito di rimuoverli questi ostacoli, affinché tutti siano messi allo stesso punto di partenza, tutti possano godere allo stesso modo degli stessi diritti. L'unico metro di distinzione, in una Repubblica fondata sul lavoro, è la capacità personale, il tanto citato merito. Non ha alcun senso ad esempio riconoscere il diritto allo studio se poi per mancanza di denaro un ragazzo non può studiare. Perciò se la famiglia non riesce a mantenere la scuola del figlio, è lo Stato che deve farsene carico.

L'uguaglianza sostanziale è un principio programmatico, nel senso che indica il cammino che il Parlamento deve seguire quando discute e propone le leggi. È inutile riconoscere il diritto al lavoro (articolo 4 della Costituzione) senza mettere a punto strategie che consentano a tutti i cittadini che lo desiderano di lavorare. Lo stesso si può dire del diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione), se lo Stato non provvede a costruire un sistema sanitario all'altezza.

17 marzo 1981

Viene scoperta la Loggia Massonica Propaganda 2, diventata celebre col nome di P2. Un'associazione segreta che mira al rovesciamento delle istituzioni e delle regole della società italiana e che vede importanti uomini politici e del mondo economico tra i suoi membri. La P2 diventa pubblica in modo fortuito durante l'inchiesta sul rapimento di Michele Sindona. I giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone fanno perquisire la villa di Licio Gelli ad Arezzo. Trovano la lista con i 972 nomi. In realtà il tema è dibattuto: sembra che quello fosse solo il primo livello della piramide. Nonostante la commissione parlamentare d'inchiesta, guidata da Tina Anselmi, restano ancora molti misteri. Il manifesto della P2, il cosiddetto piano di rinascita democratica, prevedeva un progressivo autoritarismo legale che avrebbe assorbito tutti gli apparati democratici della società italiana, attraverso modifiche alla Costituzione e grazie al controllo del mondo dell'informazione. L'attuale presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, aveva la tessera numero 1816.

Enrico Fermi
Foto di Enrico Fermi

Nato a Roma il 29 settembre 1901, è considerato uno dei più grandi scienziati nella storia d'Italia, sicuramente il più importante del Novecento, secolo a cui la sua vita è legata a doppio filo: percorre e vive le grandi tragedie, la discriminazione razziale, la guerra, la bomba atomica, ma anche contribuisce in modo determinante al progresso dell'umanità. Terzo e ultimo figlio di una maestra delle elementari e di un ispettore capo del  Ministero delle Comunicazioni, già nei primi anni della sua vita mette in mostra straordinarie capacità di memoria e concentrazione. Quando ha solo 14 anni, il primo grande dolore: muore il suo amatissimo fratello Giulio. Adolescente, si butta nello studio per cercare di dimenticare il suo lutto: si diplomerà con un anno d'anticipo sui suoi coetanei. L'incontro con Enrico Persico, amico di suo fratello, è fondamentale: insieme parleranno a lungo di matematica, ottica, meccanica e astonomia. Durante l'Università si scriveranno lunghe lettere, condividendo le loro nuove conoscenze. Enrico sceglie di frequentare l'Università di Pisa e tenta il concorso per accedere alla prestigiosa Scuola Normale Superiore della città toscana. Sempre insieme ad Enrico vincerà nel 1926 le prime due cattedre di fisica teorica mai create in Italia. Da subito come docente ha un obiettivo: far diventare l'Istituto di via Panisperna un centro d'avanguardia internazionale. Ci riesce, grazie a straordinari e giovanissimi collaboratori come Franco Rasetti, Emilio Segré, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Oscar D'Agostino ed Ettore Majorana. I ragazzi di via Panisperna sono tuttora un gruppo mitico per la scienza italiana. A loro sono stati dedicati libri e film, tra cui il più celebre è quello di Gianni Amelio. Il 29 marzo 1929 Fermi è nominato da Mussolini membro della Reale Accademia d'Italia. Il giorno dopo s'iscrive al partito fascista. Questo gli fa ottenere molti finanziamenti, che lui concentra nella ricerca sulla fisica nucleare e su quella dei raggi cosmici. Nell'ottobre del 1931, complice il grande prestigio che ormai ha agli occhi del Duce, organizza con enormi mezzi in Italia un fondamentale congresso internazionale di fisica nucleare al quale partecipa il gotha mondiale della materia: da Wolfgang Pauli a Marie Curie, fino a Werner Heisenberg. L'importanza scientifica di questo incontro  è enorme. Nei mesi successivi si assiste a un susseguirsi di scoperte fondamentali per la fisica nucleare. Molte e importanti quelle messe a segno dai Ragazzi di via Panisperna: è soprattutto lo studio sui neutroni lenti a consolidare definitivamente la fama del gruppo di Fermi a livello internazionale. Ma siamo ormai negli anni in cui sta per esplodere la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1938 viene pubblicato il Manifesto della Razza e comincia anche in Italia la campagna antisemita che porterà  alle leggi razziali. Fermi deve fare a meno di alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Non solo. Fermi ha sposato Laura Capon, ebrea: quindi anche lei, nonostante figlia di un ammiraglio dell'esercito, è sottoposta alle leggi sulla razza. Lo scienziato decide che è ora di lasciare l'Italia. Nel novembre dello stesso anno però, a soli 37 anni, riceve l'annuncio del conferimento del Premio Nobel. Dopo il viaggio a Stoccolma, parte definitivamente per gli Stati Uniti. È qui che progetta e guida la costruzione del primo reattore nucleare a fissione, capace di produrre la prima reazione nucleare a catena controllata. È chiamato dal presidente Truman a fare parte del Progetto Manhattan che porterà alla realizzazione della bomba atomica. Morirà il 29 novembre del 1954 a Chicago, molto giovane, ad appena 53 anni.