L'articolo 3 è così ricco che abbiamo deciso di dedicare due numeri alla sua analisi, uno per ciascun comma. Naturalmente iniziamo dal primo.
Per togliere subito ogni dubbio sul fatto che l'articolo 3 usi l'espressione 'tutti i cittadini' è ormai opinione comune che si debba intendere non solo chi ha la cittadinanza italiana, ma anche stranieri e apolidi. Questo è vero sia per il discorso che abbiamo fatto sull'articolo 2 della Costituzione che sancisce che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" sia per i costanti interventi della Corte Costituzionale che ha più volte ribadito l'uguaglianza dello straniero per quanto riguarda i diritti fondamentali.
La portata del I comma dell'articolo 3 è determinante per impedire il ritorno a esperienze autoritarie.
La pari dignità sociale sta a significare che non possono esistere distinzioni in base ad esempio al titolo sociale o alla classe sociale. E' proprio per questo che i titoli nobiliari in Italia non sono più riconosciuti. Niente più conti, baroni o principi. L'unico titolo di dignità sociale in una Repubblica fondata sul lavoro è lo svolgere un'attività che permetta il progresso spirituale o materiale della società. Per evitare possibili limiti del legislatore la Costituzione non si limita a indicare semplicemente che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge", ma specifica anche gli ambiti: sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Ovviamente questo non significa che non ci possono essere limitazioni o deroghe. Ad esempio l'articolo 90 della Costituzione dice che il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni. La Carta contiene molte applicazioni del principio di uguaglianza: solo per citare alcuni esempi, l'articolo 8 che dispone che tutte le confessioni religiose sono uguali davanti alla legge o l'articolo 37 che sostiene l'uguaglianza di diritti e, a parità di lavoro, di retribuzione fra lavoratori e lavoratrici.
E' un venerdì. Migliaia di persone si radunano in piazza di Spagna a Roma. Molti di loro si dirigono verso Valle Giulia, sede dalla facoltà di Architettura, presidiata dalle forze dell'ordine dopo che la polizia l'aveva sgomberata da un'occupazione studentesca. Negli scontri ci furono 148 feriti fra le forze dell'ordine e 478 tra gli studenti. Quattro gli arrestati e 228 i fermati. Tra i manifestanti alcuni nomi che diventaranno molto famosi, come Oreste Scalzone, Paolo Liguori (ora direttore di Tgcom) e Giuliano Ferrara.

E' nata in Algeria il 24 dicembre 1948 in una città dal nome profetico, perlomeno per la prima parte della sua carriera: Bona. Una famiglia 'molto Mixa' la sua: padre maltese e madre siciliana, precisamente di Acate, che tre anni fa le ha regalato la cittadinanza onoraria. A 12 anni lascia il Nord Africa per la Francia. Troppo pericoloso ormai: sono gli anni delle rivolte degli algerini contro il colonialismo francese. Ma Oltralpe è sola una 'pieds noirs' (piedi neri ndr): è così che vengono chiamati i francesi d'Algeria che ritornano in patria. I primi tempi sono terribili. La giovane Edwige studia danza classica, ma le sue origini fanno in modo che non possa continuare. Contando su una bellezza straordinaria, comincia a lavorare come modella, fino a diventare lady Francia. Poi l'Italia, dove diventa icona assoluta. Adorata anche dalla donne, rappresenta il sogno erotico proibito di tutti gli italiani. Il suo debutto al cinema risale al 1967: il titolo 'Alle Dame del Castello piace fare solo quello' lascia poco spazio all'immaginazione, ma come sempre ,a parte numerose docce, il clima è più goliardico che erotico. Il primo successo è in un giallo di Sergio Martino, 'Lo strano vizio della signora Wardh' a cui vengono dedicati anche alcuni libri in Gran Bretagna. Da questo momento in poi la sua carriera prende il volo: nel 1972 gira 'Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda' e 'Giovannona Coscialunga disonorata con onore'. Entrambi i film per anni vengono considerati di serie B, ma sono nei prestigiosi Cahiers du cinema français (la bibbia della cinematografia) e nel Museo d'Arte Cinematografica del Centre Pompidou a Parigi. Dopo molte altre pellicole sexy, passa alla commedia italiana diretta da Dino Risi in 'Sono Fotogenico' con Renato Pozzetto, col quale va con grande successo al Festival di Cannes. Negli anni Ottanta mostra curve e talento nei primi programmi delle neonate emittenti private, dove lavora con Ric e Gian, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Lino Banfi e Paolo Villaggio. Il grande successo nel 1990 con 'Domenica In' che la porta a condurre il Festival di Sanremo l'anno successivo. In questi anni comincia anche la sua avventura di produttrice cinematografica e di fiction, come 'Il Coraggio di Anna' e 'Commesse'. Nel 2004 produrrà 'Il Mercante di Venezia' con Al Pacino. Edwige è adorata da Quentin Tarantino, che nel suo ultimo film 'Bastardi senza gloria' ha dato al personaggio interpretato da Mike Myers il nome di Ed Fenech, in onore all'attrice. Edwige ha avuto un figlio, Edwin, a soli 23 anni e l'ha cresciuto da sola. E' nota la sua lunga relazione con Luca Cordero di Montezemolo.