Quando venne scritta la Carta, l'Italia doveva accreditarsi con la comunità internazionale, che la riteneva responsabile della sciagurata alleanza con la Germania di Hitler. Il ripudio verso la guerra per conquistare e offendere la libertà dei popoli divenne un punto cardine. Non solo. La Repubblica ripudia la guerra anche come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Nel senso che il nostro Paese deve lavorare per risolvere i conflitti con lo strumento della politica e della diplomazia. Quindi si potrebbe concludere dicendo che questo articolo vieti al nostro Paese di ricorrere alle forze armate in senso assoluto, se non per difendersi da un attacco esterno. La questione è molto controversa. Punto primo, la Costituzione impedisce solo la guerra di aggressione e non quelle di difesa. Inoltre non dice se l'Italia possa difendere solo il suo territorio o possa anche andare in soccorso di uno Stato aggredito. Punto secondo, occorre leggere tutto l'articolo 11 e non solo il primo comma. Infatti la seconda parte riconosce la possibilità all'Italia di "ridurre" il proprio potere, in favore di istituzioni sovranazionali che si pongano lo scopo di creare un’integrazione sempre più stretta tra i popoli. Insomma si sta parlando dell'Onu. Il secondo comma è stato scritto proprio per permettere il nostro ingresso nelle Nazioni Unite. Ecco perché l'Italia ad esempio riconosce le sue decisioni ed è obbligata e rispettarle. Il nodo centrale è capire se le Nazioni Unite possano decidere azioni militari o meno. In realtà è successo diverse volte. Basti pensare alla prima guerra in Iraq nel 1990 o all'invasione dell'Afghanistan dopo gli attentati dell'11 Settembre. Per quanto riguarda quest'ultima operazione, ad esempio, il nostro Paese avrebbe le carte in regola per intervenire, per una sorta di "legittima difesa internazionale". Su mandato dell'Onu e del governo afgano, per assicurare la pace, bisogna distruggere i campi di addestramento dei terroristi. Nel tempo si è assistito a una interpretazione più estensiva del secondo comma, usandolo anche per dare copertura costituzionale ad altre organizzazioni internazionali, come l'Unione europea e la Nato. Con il Patto Atlantico entra nel nostro ordinamento una serie di procedure sulla sicurezza internazionale. Per quello che interessa a noi, dobbiamo ricordare l'articolo 5 del trattato Nato, secondo il quale se uno dei Paesi aderenti subisse un attacco armato, questo si deve intendere come un attacco verso tutte le nazioni della Nato. Di conseguenza si potrà utilizzare anche le forze armate. Quindi una decisione in tal senso da parte dei vertici della Nato, a cui l'Italia partecipa con il suo governo, farebbe entrare automaticamente il nostro Paese in un conflitto militare.
Cinquantacinque anni fa il debutto di "Lascia o Raddoppia?", la prima trasmissione televisiva che rivoluzionò la cultura del Bel Paese, togliendola dai salotti degli intellettuali per portarla in quelli di tutti gli italiani. Il successo fu incredibile. Il giovedì sera, l'Italia si fermava per rispondere alle domande di Mike Bongiorno, vero padre della nostra tv: strade deserte e tutti i televisori (all'epoca erano meno di 100mila in tutto il Paese) erano sintonizzati sul quiz. I bar, le case dei vicini, i circoli sociali erano assaliti dagli italiani che volevano partecipare a questo rito collettivo. Anche il cinema si è dovuto inchinare: nelle sale le proiezioni venivano interrotte, per lasciare spazio a Mike. "Lascia o Raddoppia?" è stata la trasmissione che ha aperto in Italia il grande dibattito sulla cultura di massa. I suoi concorrenti erano esperti di materie scientifiche e letterarie. In un Paese che doveva ancora vivere il suo boom industriale, si potevano portare a casa cifre da capogiro, grazie alla propria preparazione. Anche così l'Italia si è appassionata alla propria storia e alla propria cultura. Nello Stivale si parlava ancora in dialetto. Improvvisamente tutti si ritrovavano intorno al nuovo focolare domestico, il televisore, a imparare un'unica lingua e a condividere l'avventura della conoscenza.

Il suo volto è diventato un marchio di eleganza e rigore. Nata a Milano il 10 maggio 1948, il suo vero nome è Maria Bianchi, la nipote più piccola di Mario Prada, storico fondatore della casa di moda che Miuccia ha trasformato in una delle aziende più conosciute al mondo. Una storia simile a quella di molte ragazze di famiglie benestanti negli anni '70 la sua. Va a scuola di mimo al teatro di Giorgio Strehler a Milano, si laurea in Scienze Politiche e diventa anche ricercatrice. Sono anni di forti contrapposizioni ideologiche quelli della sua gioventù. Aderisce al partito comunista italiano e partecipa alla lotta per i diritti delle donne. Nel 1978 eredita dalla madre la gestione dell'azienda, che però non è il suo interesse principale. Bisognerà aspettare infatti 7 anni per il suo vero debutto da stilista e sarà subito uno straordinario successo. Miuccia disegna una collezione di borse nere in nylon senza marchio che diventano presto un must have tra gli accessori per signora (un capo che bisogna assolutamente avere se si vuole essere "alla moda", ndr). La prima vera linea prêt à porter è del 1989, presentata alle sfilate autunno-inverno di Milano: gli abiti giocano con il contrasto tra bianco e nero. E' un trionfo. Figura fondamentale, accanto a Miuccia, è il marito Patrizio Bertelli, l'anima economica dell'azienda di famiglia. E' con lui che riesce a trasformare la sua impresa in una delle più importanti del mondo, tanto da rivaleggiare con il colosso del lusso Louis Vuitton Moët Hennessy. Miuccia e Patrizio hanno due figli, Lorenzo e Giulio. Ma anche in questo caso la signora della moda dimostra di avere senso pratico. In un'intervista ha spiegato che "Se vorranno entrare in azienda sanno che dovranno cominciare dal magazzino". Con loro condividono la passione per le barche, tanto da spingersi a finanziare la partecipazione all'America's Cup di Luna Rossa Challenge, di cui Bertelli è stato armatore. Innumerevoli i riconoscimenti raccolti in 25 anni di carriera da Miuccia: dall'International Award del Council of Fashion Designers of America, al Wallpaper Design Award, fino al Premio Leonardo Qualità Italia. Secondo la rivista americana Forbes è tra i venti imprenditori della moda più ricchi. Per il Time Magazine è la seconda donna più potente nel mondo della moda, preceduta solo dalla temutissima direttrice di Vogue America, Anna Wintour. Ironia della sorte proprio il film che parla della vita della numero uno del fashion system mondiale s'intitola "Il diavolo veste Prada".