Questione centrale della seconda parte dell'articolo 10 è capire quali siano le libertà e i diritti che lo Stato italiano debba garantire agli stranieri. Ci sono articoli fondamentali che a un primo esame sarebbero rivolti solo ai cittadini italiani. Ad esempio l'art. 3 sostiene che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge". Quindi secondo un punto di vista restrittivo e letterale, sarebbero esclusi da quei diritti e dai relativi doveri che la Costituzione riserva esplicitamente ai cittadini italiani. Ma già a un primo esame si capisce come sia inaccettabile questa soluzione: in questo modo gli stranieri non avrebbero le libertà di riunione, di associazione, di circolazione. Addirittura non sarebbe loro applicabile neppure il principio di uguaglianza. Tutti diritti che più volte la Corte Costituzionale ha dichiarato essere universali. D'altro canto, se così fosse, gli stranieri non dovrebbero osservare la nostra Carta né le nostre leggi. Del resto è chiaro che la Repubblica sia tenuta a rendere uguale la condizione dello straniero rispetto a un italiano tutte le volte che questo non contrasti con i suoi interessi, norma che è evidente dal secondo e terzo comma dell'articolo 10, dall'articolo 2 e dall'articolo 11. Si deve quindi ritenere che gli stranieri siano esclusi solo dai diritti e doveri politici, che sono connaturati con l'essere cittadino: quindi il diritto-dovere di voto, quello di associarsi in partiti politici, di presentare petizioni alle Camere e di essere fedeli alla Repubblica.
Il III comma di questo articolo attribuisce allo straniero il diritto di asilo, qualora nel suo Paese gli sia impedito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione. Quindi condizione essenziale per avere la qualità di rifugiato politico è non poter di fatto godere di questi diritti, anche se formalmente sono riconosciuti.
Il IV e ultimo comma infine chiarisce che nessuno straniero può essere estradato nel suo Paese per reati politici, condizione che tra l'altro gli garantirebbe in Italia il diritto d'asilo.
Per la prima volta manifestano gli impiegati, in contrapposizione con gli operai. I primi sostengono che le richieste dei lavoratori siano eccessive e controproducenti per il futuro dell'azienda. È un punto di svolta nelle lotte sindacali del nostro Paese. Il Coordinamento dei capi e quadri dell'azienda automobilistica guidato da Luigi Arisio convoca un'assemblea al Teatro Nuovo di Torino. I colletti bianchi non si limitano a parlare; dal teatro esce un corteo silenzioso che percorre le vie della città. Una manifestazione imponente, che passa alla storia come la "marcia dei 40.000". I partecipanti sfilano in modo ordinato in giacca e cravatta per le vie del centro. Pochi i cartelli e nessuno slogan. La marcia degli impiegati della FIAT segna una grave sconfitta della lotta operaia: all’annuncio del corteo, la FIAT, seduta nel frattempo al tavolo delle contrattazioni a Roma, non firma l’accordo che prevede la cassa integrazione a rotazione, voluta da governo e sindacati, a favore degli operai. Romiti, amministratore delegato dell'azienda, forte della protesta degli impiegati, non accetta l'intesa. Una sconfitta che anche Luciano Lama, segretario della CGIL, deve ammettere. Gli operai sosterranno, che gli impiegati siano stati guidati dai dirigenti della fabbrica.

È sicuramente tra gli italiani più famosi del mondo. Chi l'ha visto esibirsi dal vivo anche una sola volta ne conserva un ricordo nitido. Ha regalato al popolo l'opera, utilizzando tutti i mezzi che la modernità gli ha messo a disposizione. È stato una star assoluta. Uomo dalle grandi passioni, come il cibo e le donne, come l'ippica e la Juventus. Come spesso accade ai figli del Bel Paese la grande consacrazione è arrivata dopo lo straordinario successo avuto all'estero. Big Luciano, come veniva chiamato giocando sulla sua grandezza artistica e sul suo peso personale, è nato in terra emiliana, a Modena, il 12 ottobre del 1935. Cresce all'ombra del canto lirico: il padre Fernando è un tenore dilettante. Il piccolo Pavarotti fin da subito ascolta le arie delle opere più famose dal giradischi di casa. Ma Lucianone cresce in un ambiente pragmatico e quindi decide di non intraprendere subito la formazione musicale: una volta ottenuto il diploma all'istituto magistrale di Modena, inizia a insegnare alle scuole elementari. Ma il canto resta nel suo cuore e contemporaneamente continua gli studi con il tenore Arrigo Pola e il maestro Ettore Campogalliani. Il talento c'è e tanto: a soli 26 anni Pavarotti vince il Concorso internazionale di Reggio Emilia, dove debutta come Rodolfo in "La Bohème" di Puccini, destinata a diventare uno dei suoi cavalli di battaglia insieme a "L'Elisir d'amore" di Donizetti e a "Un ballo in maschera" di Verdi. Quattro anni dopo l'esordio alla Scala proprio con "La Bohème" con Mirella Freni diretti dal grande Karajan: è un trionfo. Il grande debutto internazionale risale al 17 febbraio 1972 al Metropolitan Opera di New York, dove interpreta "La Figlia del Reggimento", entrando nella leggenda: per la prima volta nella storia un tenore interpreta a voce piena i nove do dell'aria "Pour mon âme, quel destin!", scritta da Donizetti per essere cantata in falsetto. Il pubblico va in delirio, il tenore riceve 17 chiamate ed ovazioni al sipario. Sono gli anni delle prime incisioni, che lo porteranno ad essere uno dei cantanti più ascoltati al mondo: 100 milioni i dischi venduti nella sua carriera, sei i grammy award vinti, considerati l'Oscar della musica. I suoi passaggi televisivi in Gran Bretagna e Oltreoceano ne fanno già negli anni Settanta una star internazionale senza pari, tanto da spingere le sue esibizioni al di fuori dei teatri. Nel 1980 a Central Park a New York il suo "Rigoletto" è seguito da oltre 200.000 persone. Nel 1990 inizia l'esperienza dei tre tenori insieme a José Carreras e Placido Domingo. Il successo sarà clamoroso. Nel 1991 un suo recital a Hyde Park a Londra vede la partecipazione di più di 250 mila persone: la diretta televisiva diventa un evento. Due anni dopo sempre a Central Park riuscirà nell'impresa di cantare davanti a mezzo milione di spettatori dal vivo. Invece di godersi i trionfi, inizia a mischiare i generi. Big Luciano dà il via all'esperienza del "Pavarotti & Friends" in cui il maestro invita artisti di fama mondiale del pop e del rock per raccogliere fondi a favore di organizzazioni umanitarie internazionali. Il 6 settembre 2007 muore nella sua Modena dopo una lunga malattia. Il giorno prima aveva ricevuto il premio per l'Eccellenza nella cultura, assegnato dal Ministero dei Beni culturali.