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l'Italia
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Art. 8

Testo articolo Art. 8 della Costituzione Italiana

 

È un articolo di grande rottura rispetto al passato. La Repubblica riconosce un principio primario in ogni democrazia. Stabilisce che non esiste possibilità di discriminazione alcuna per le confessioni religiose. L'innovazione è notevole e si sposa con l'articolo 19 (la libertà di religione). Ma anche con gli articoli 2 (libertà fondamentali) e 3 (principio di uguaglianza), che danno piena rilevanza costituzionale al pluralismo religioso. Con l'articolo 8 la libertà della religione cattolica non può più essere qualitativamente superiore a quella delle altri confessioni. Certo la Chiesa di Roma resta forte della appartenenza della larga maggioranza degli italiani. Indubitabile il suo ruolo storico nel nostro Paese. Ma non sufficiente secondo la Corte Costituzionale a determinarne un ruolo primario rispetto alle altre religioni. L'unico limite è che i propri riti non siano contrari all'ordinamento giuridico nel nostro Paese. Sono ad esempio vietate quelle segrete per intenderci.

L'ultimo comma dell'articolo 8 stabilisce che i rapporti delle confessioni diverse da quella cattolica siano regolati per legge sulla base di intese con le rispettive rappresentanze. L'iniziativa spetta al Governo. Al momento sono molte le intese approvate con legge. La prima fu nel 1984 con i valdesi, poi seguirono quella con le Assemblee di Dio in Italia e l'Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno. Intese anche con l'Unione delle Comunità ebraiche, con quella Luterana e con l'Evangelica Battista d'Italia. Intese firmate ma non ancora approvate con legge, tra le altre, con la Chiesa Apostolica in Italia, quella della Congregazione dei Testimoni di Geova, con l'Unione Buddista Italiana e con quella Induista.

10 giugno 1940

Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. Con questa frase pronunciata dal balcone di piazza Venezia a Roma davanti a una folla esultante Benito Mussolini annuncia l'ingresso nella Seconda Guerra Mondiale dell'Italia al fianco dell'alleato tedesco contro Gran Bretagna e Francia. Il conflitto era iniziato il primo settembre del 1939 con l'aggressione della Polonia da parte della Germania. Mussolini aveva temporeggiato fino a quel momento e aveva infine preso la tremenda decisione nella convinzione che la guerra stesse per terminare. Dopo appena 4 giorni dall'annuncio del dittatore italiano, Genova fu pesantemente bombardata da inglesi e francesi. Furono 443 mila in totale i morti italiani della Seconda Guerra Mondiale, 313 mila soldati e 130 mila civili. Nel mondo morirono circa 50 milioni di persone, di cui 40 milioni e mezzo civili.

Enzo Ferrari
Foto di Enzo Ferrari

E' il simbolo dell'Italia che vince, il marchio italiano più famoso del mondo. Basta pronunciare Ferrari e appare agli occhi di qualsiasi straniero tutto lo scintillante mondo del made in Italy. Tutto si deve a Enzo Ferrari, classe 1898, modenese straordinario. A soli 10 anni il colpo di fulmine con le gare automobilistiche, dopo averne vista una a Bologna insieme al padre e al fratello. E' lì che decide che vuole fare il pilota. A soli 18 anni perde a poca distanza proprio il padre e il fratello. Sono gli anni della Prima Guerra Mondiale, il giovane Enzo si occupa di mettere gli zoccoli ai muli dell'esercito. Rischia anche di morire a causa della pandemia dell'influenza spagnola, che uccise 50 milioni di persone. Il primo lavoro è presso una piccola ditta di auto. Si occupa, tra l'altro, di test di guida. Comincia la sua avventura nelle corse e alla prima partecipazione alla Targa Florio arriva nono. L'anno dopo passa all'Alfa Romeo e alla stessa gara si piazza secondo. La prima vittoria nel 1923 sul circuito di Sivocci nel ravennate. Qui fa un incontro decisivo: il padre del mitico pilota dell'aeronautica italiana Francesco Baracca. L'uomo rimane così colpito da Ferrari che gli regala il simbolo che il figlio aveva sul suo aereo: il cavallino rampante. Bisognerà aspettare altri 6 anni perché il 'Drake' - questo il suo soprannome - apra la sua azienda, la Scuderia Ferrari. Anche qui è un incontro a determinare il suo futuro. Subito arriva il leggendario Tazio Nuvolari, insieme ad altri 50 piloti, piloti che non ricevono un salario ma una percentuale sui premi delle vittorie, anche se qualsiasi richiesta tecnica o amministrativa dei piloti viene esaudita. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Ferrari produce la sua prima vettura. La prima vittoria in un Gran Premio è nel 1951. Il suo mercato principale, ad ogni modo, resta quello delle macchine da corsa dell'anno precedente vendute a privati. In questo periodo Ferrari comincia a produrre la famosissima Gran Turismo. Le vittorie a Le Mans ed a altre gare rendono famoso il marchio modenese in tutto il mondo. Alla fine degli anni 60 arrivano le difficoltà economiche, nonostante le sue auto siano ricercatissime. Ci pensa Giovanni Agnelli a dare sollievo alle casse della casa. Nel 1975 arrivano le importanti vittorie di Niki Lauda che in tre anni vince due titoli di Campione del Mondo e tre di Campione Costruttori. Saranno però le ultime gioie per Ferrari. La sua scuderia non vincerà più e lui si spegnerà il 14 agosto 1988 a 90 anni. Un unico rammarico: non essere stato nominato senatore a vita, come desiderava anche il suo amico Enzo Biagi.