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"La solita ipocrisia dell'Occidente. Sono state massacrate migliaia di persone nel mio Paese, e a parte qualche annuncio nessuno sta facendo niente per noi". Jamila ha 32 anni e vive a Milano da 7. Qui ha studiato all'università ed è diventata mediatrice culturale. "La mia famiglia sta a Deraa, una delle città epicentro degli scontri. E' da lì che è partito tutto. Sono terrorizzata per i miei cari. E' ormai diventato difficilissimo comunicare con loro. Non funzionano i cellulari e neanche internet. Ho due fratelli studenti universitari in Siria. Ogni giorno prego che siano vivi".


"Fino a qualche giorno fa riuscivo ad avere notizie attraverso skype. Mi hanno raccontato di un Paese in preda alla guerra civile. Questi sono dei pazzi, sparano all'impazzata durante le manifestazioni. Ma perché? Sono finiti lo stesso. Ormai si tratta solo di giorni. Perché massacrare il tuo popolo che chiede solo maggiori libertà? Ho paura che se nessuno fermerà la mano di Assad dall'esterno ci saranno ancora massacri. Mio fratello mi ha parlato di morti per la strada. Decine di suoi amici sono stati arrestati senza alcun motivo. Io sono vicina al popolo libico, ma mi chiedo ogni giorno perché i loro civili meritino più dei miei connazionali di essere salvati".


Le suggerisco una frase del ministro dell'Economia Giulio Tremonti durante un'intervista a Lucia Annunziata. "In Siria non c'è petrolio, la voglia di intervenire è più moderata"
, disse Tremonti. "E' sempre questo il vostro atteggiamento. Almeno lui è stato sincero. Guarda cosa si è fatto in Iraq: si è umiliato un popolo per avere il suo petrolio. Ora in Libia. Fino a qualche mese fa Gheddafi era ricevuto da tutti, ora è satana. Tutti vogliono solo l'oro nero. Ho visto come i vari ministri degli Esteri occidentali sono corsi a incontrare i leader dei ribelli. La prima domanda era sui pozzi petroliferi. E poi fate anche la morale. Dovete vergognarvi".


Ogni volta che c'è una protesta così dura nei Paesi mediorientali o del Nord Africa si punta il dito contro le forze straniere. “E' il solito giochetto dei nostri leader. Per cercare di ricompattare la popolazione si dice che le proteste sono figlie di trame segrete internazionali. Ma come si fa a non capire che è impossibile per qualsiasi Paese convincere a far scendere in piazza migliaia di persone in tutte le città? Come si fa a pensare che un padre di famiglia rischi di farsi sparare addosso perché glielo chiede qualcuno?”.


Jamila racconta di carri armati che sono disseminati nelle principali città della Siria. "La gente è terrorizzata, ma non molla. Arriverà il giorno che il popolo potrà decidere chi deve rappresentarlo. Chiediamo solo questo. Vi rendete conto che non siamo mai stati liberi. Io ho 32 anni. Non ho mai vissuto un giorno di libertà nel mio Paese. Riuscite a capire di cosa sto parlando? Mi viene da ridere quando qualcuno qua in manifestazione si permette di paragonare la situazione che viviamo noi dall'altra parte del Mediterraneo alla vostra. Ma sapete cosa vuol dire essere arrestati nel cuore della notte solo perché si studia all'università? Oppure perché un tuo cugino è un nemico del regime? Sapete cosa significa andare a un corteo con la polizia che spara all'impazzata? No, non lo sapete. E secondo me neanche ci andreste voi a una manifestazione così. E' troppo comodo così. E poi dove sono quelli dei centri sociali, perché non ci aiutano? Sarebbe importante fare dei sit in a Milano per informare le persone. Il problema è che ormai voi italiani siete assuefatti. All'inizio vi interessate pure, ma poi tornate a discutere delle fidanzate del presidente del Consiglio o dello scudetto al Milan. Noi siamo pochi a Milano. Saremo circa 300, da soli non ce la possiamo fare".

di Francesco Bianco (27 aprile 2011)

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La Ue vara vere sanzioni, ma Russia e Cina sono contrarie

 

 

 

 

Arrivano vere sanzioni dell’Unione europea contro il regime di Damasco, dopo gli ennesimi massacri. E' la terza volta in 5 mesi che i Paesi europei decidono di colpire Assad, questa volta impedendo l’esportazione di petrolio, che pesa per il 25% della ricchezza siriana e l’Europa riceve il 95% delle esportazioni di greggio. 

 

 

Il vero problema, come ha sottolineato il premier britannico David Cameron, è l'impossibilità di ottenere una risoluzione di condanna da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l’opposizione russa e cinese.

 

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