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medio oriente
"La solita ipocrisia dell'Occidente. Sono state massacrate migliaia di persone nel mio Paese, e a parte qualche annuncio nessuno sta facendo niente per noi". Jamila ha 32 anni e vive a Milano da 7. Qui ha studiato all'università ed è diventata mediatrice culturale. "La mia famiglia sta a Deraa, una delle città epicentro degli scontri. E' da lì che è partito tutto. Sono terrorizzata per i miei cari. E' ormai diventato difficilissimo comunicare con loro. Non funzionano i cellulari e neanche internet. Ho due fratelli studenti universitari in Siria. Ogni giorno prego che siano vivi".
"Fino a qualche giorno fa riuscivo ad avere notizie attraverso skype. Mi hanno raccontato di un Paese in preda alla guerra civile. Questi sono dei pazzi, sparano all'impazzata durante le manifestazioni. Ma perché? Sono finiti lo stesso. Ormai si tratta solo di giorni. Perché massacrare il tuo popolo che chiede solo maggiori libertà? Ho paura che se nessuno fermerà la mano di Assad dall'esterno ci saranno ancora massacri. Mio fratello mi ha parlato di morti per la strada. Decine di suoi amici sono stati arrestati senza alcun motivo. Io sono vicina al popolo libico, ma mi chiedo ogni giorno perché i loro civili ...
di Francesco Bianco (27 aprile 2011)
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35 artisti, 24 nazioni, 5 continenti: lo scorso week end s’è svolta tra Abu Dhabi ed Al Ain la terza edizione emiratina del WOMAD (World of Music, Arts and Dance), un festival ormai rodato, fondato da Peter Gabriel nel 1980 per celebrare la ricchezza delle diversità culturali espresse sotto forma di musica, arte e danza.
Venerdì 1 aprile, Al Umayyad Roundabout, Damasco. Anche i siriani hanno infine intrapreso la loro sfida contro il potere costituito. I primi focolai di protesta scoppiati a Deraa, dopo l’arresto di alcuni ragazzi che avevano dipinto sui muri scritte antigovernative, risalgono a circa venti giorni fa. Il Presidente Bashr Al Assad sembrava aver recepito il messaggio garantendo l’attuazione delle invocate riforme, finora promesse ma mai attuate.
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Mentre in Bahrain da giorni vige la legge marziale e in Libia è ormai in corso una guerra che vede coinvolte, oltre ai “ribelli”, anche le maggiori potenze occidentali per destituire un "sovrano" che da quarant’anni è seduto sul trono del potere, negli Emirati Arabi Uniti si parla di elezioni.
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