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Turchia sotto i riflettori internazionali come non accadeva da tempo. L’alleato musulmano più fedele di Israele, che fa parte della Nato sin dagli anni Cinquanta, oggi allarga i suoi orizzonti geopolitici e costruisce amicizie ‘pericolose’ con i suoi vicini mediorientali, alcuni dei quali - Iran per tutti - considerati nemici dei governi occidentali. Le ultime drammatiche vicende dell’esercito israeliano che ha attaccato in acque internazionali, la Freedom Flotilla carica di aiuti per Gaza, provocando morti tra i passeggeri per la maggioranza turchi, ha fatto precipitare le ottime relazioni diplomatiche ai minimi storici. Pare sgretolarsi l'intesa fra le due maggiori potenze militari del Medio Oriente che, a partire dagli anni Novanta, ha sconvolto gli assetti strategici e geopolitici nella regione, con la volontà di Ankara di consolidare il rapporto speciale con gli Usa attraverso la lobby ebraica, molto influente a Washington. Ma cosa pensa degli ultimi sviluppi politici la popolazione turca? Ne abbiamo parlato con Engin Omer As, Vicepresidente dell’Unione di Amicizia Italia – Turchia.
“Noi turchi cerchiamo finalmente di trasmettere una visione della politica poco conosciuta dal mondo occidentale: siamo un popolo che desidera la pace in Medio Oriente. La questione mediorientale è un fatto molto sentito da noi turchi.
Come è vissuto il nuovo dialogo con i vicini a est dell’Unione Europea?
Bene. Finalmente stiamo facendo qualcosa per costruire la pace in quest’area dal mondo. Noi vogliamo che con loro ci sia una reciprocità economica che dia anche una stabilità di rapporti politici. I cittadini turchi sentono molto il problema della pace tra Palestina e Israele. Le politiche cambiano, ma quello che rimane nel popolo turco è il valore della reciprocità tra le etnie.
La crisi con gli israeliani è iniziata prima della tragedia della Freedom Flottilla.
Da quando è aumentata la visibilità della Turchia in Medio Oriente, c’è stato un cambiamento di Israele nei nostri confronti. Soprattutto da quando la Turchia si è impegnata di più negli aiuti al popolo palestinese.
Si sono incrinati anche i rapporti tra le popolazioni?
Non è in discussione il nostro rapporto con il popolo israeliano. Non possiamo dare un significato falso a quanto succede. Da noi la comunità ebraica è importantissima e, tra l’altro, porta avanti anche una buona parte dell’economia turca. Altra cosa è l’atteggiamento del governo israeliano davanti alla forza di pace partita da diversi porti mediterranei, tra cui quelli turchi, diretta verso la Striscia di Gaza. È successo quello che non doveva succedere.
Come vedono, i cittadini turchi, le nuove posizioni del governo di Ankara?
L’atteggiamento fermo del governo turco nei confronti di Israele è visto molto bene. Tra noi ci confermiamo che mai come oggi la politica della Turchia è in sintonia con quello che noi sentiamo da sempre. Per anni ci hanno fatto credere che dovevamo proteggerci da Paesi come Siria e Iran. Invece dalla pace e dal dialogo possiamo reciprocamente trarre beneficio e permettere che altri, come l’Unione Europea, ne traggano beneficio.
Cosa risponde a quanti all’estero vedono, nella rinnovata amicizia turca con l’Iran e la Siria, un pericolo per l’Unione Europea e l’Occidente?
Chi la pensa così non è a favore della pace. La Turchia rimane filo occidentale, geograficamente già sta in Europa, pur stando fuori dall’Unione europea. Chi ha paura di perdere i propri interessi politici ed economici nell’aera così com’è, non vuole la pace in Medio Oriente. Il nostro avvicinamento a Siria e Iran è il completamento di una coscienza nazionale. Il popolo non pensa che ci sia uno spostamento dell’asse ma finalmente una reale volontà di pace.
La Turchia è in minima parte in Europa, ma per entrare nell’Unione Europea è necessario che si adegui agli standard europei dei diritti umani.
La Turchia sta facendo le sue riforme. Negli ultimi 10 anni il mio Paese ha fatto e sta facendo molti sforzi.
Tra le preoccupazioni di parte dell’opinione pubblica occidentale rispetto ai nuovi rapporti tra Turchia e i Paesi anti-Israele del Medio Oriente, c’è il possibile contagio del fondamentalismo.
Ci sono Paesi in cui non si separano politica e religione. La Turchia, pur non perdendo la sua identità religiosa, separa le due sfere. Siamo l’unico Paese musulmano al mondo con una democrazia reale e consolidata. Il problema è che siamo turchi. Essere turco è un mestiere difficile.
Perché?
Per dire che sono turco devo incominciare dall’Iran e finire in Bulgaria. Un italiano è un italiano e basta. Per non parlare dei vari ‘mamma li turchi’, ‘fumi come un turco’, ‘cose turche’…quando devo dire che sono turco devo prepararmi a dare risposte come fa uno studente che si prepara a discutere la tesi davanti alla commissione.
Anche nel XXI secolo è così?
Esatto.
di Angiola Bellu (8 luglio 2010)
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La Turchia, nell’ultimo decennio sta sperimentando una nuova flessibilità politica in campo internazionale. Sin dal 1923, anno della proclamazione della Repubblica turca da parte del fondatore Atatürk, è forte la sua volontà di integrarsi nel paesaggio europeo, e il suo inserimento nel blocco occidentale si è intensificato con l’entrata nella NATO nel 1952. Nel 1987 il governo turco chiede di entrare nella Comunità europea e nel 1999 il Consiglio Europeo accetta la candidatura di Ankara. Nel 2004 iniziano i negoziati per l’ingresso del Paese nella UE. Un punto nodale per l'avvicinamento della Turchia all'Unione Europea riguarda il genocidio degli armeni e dei cristiano assiri, che non solo non vengono riconosciuti ma si persegue penalmente chi pubblicamente ne parla (come è accaduto anche nei confronti del premio nobel Orhan Pamuk) per vilipendio all’indentità nazionale turca. In realtà ci sono anche altre ragioni più politiche; come il fatto che la Turchia diverrebbe il Paese più popoloso dell’Unione e il suo ingresso farebbe saltare delicati equilibri. Oggi la Turchia si guarda intorno: Europa e Stati Uniti non sono più gli unici alleati. Nel 2003 il Parlamento non ha permesso la sosta sul suo suolo alle truppe americane impegnate nella guerra contro l’Iraq; nell’Ottobre 2009 il governo ha estromesso l’aeronautica israeliana dall’esercitazione militare annuale “Aquila dell’Anatolia”; lo scorso Settembre i ministri degli Esteri siriano e turco hanno firmato accordi per la libera circolazione di merci e persone sul confine dei due Paesi. Il governo turco si è mostrato solidale anche con l’Iran, firmando insieme al Brasile l’accordo sul nucleare, che riconosce a Teheran il diritto di arricchire l’uranio a fini pacifici. Di pochi giorni fa, infine, l’annunciata rottura di ogni rapporto con Israele da parte della Turchia, dopo l’assalto armato israeliano alla nave turca di pacifisti filo-palestinesi al largo di Gaza, che ha provocato nove morti, quasi tutti attivisti turchi.
