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asia e pacifico
E’ passato ormai un mese dalla crisi scoppiata nel sud del Kirghizistan. Se l’attenzione mediatica sembra spenta quasi del tutto, a tenere accesi i riflettori ci pensa l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che sta monitorando la situazione e che denuncia: sono ancora 75mila gli sfollati nell’area. Una folla immensa che vive praticamente senza alcuna sicurezza e che deve fronteggiare anche i problemi derivanti dalla perdita dei documenti personali a causa delle fughe improvvise e repentine. Uomini e donne bisognosi di aiuto e di riparo, senza carte d’identità, senza certificati di nascita o senza passaporti e nell’impossibilità di ottenerne di nuovi senza qualcuno che ne confermi l’identità, sottoposti a continue molestie e costretti a vivere tra check point della polizia e coprifuoco notturni. Gente che ha paura di tornare nella propria casa o che non può farlo perché l’edificio è stato distrutto. Tutte testimonianze arrivate proprio dai funzionari dell’Unhcr e delle organizzazioni non governative attive sul posto. L’agenzia dell’Onu si sta muovendo con le autorità locali per far partire subito la ricostruzione di circa 550 case: nel frattempo, prima dell’arrivo dell’inverno, si lavora per approntare due enormi stanzoni per sostenere le famiglie rimaste senza un tetto sopra la testa.
di CS (19 luglio 2010)
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