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Il Sol Levante spera nella provvidenza e si gioca la carta Naoto Kan, dopo le dimissioni a sorpresa del primo ministro Yukio Hatoyama. Fatale è stato il suo 'no' al trasferimento della impopolare base militare americana sull'isola di Okinawa. Il 63enne Naoto Kan, il quinto premier in tre anni, è una vera rarità in Giappone. E' tra i pochissimi a non appartenere a una dinastia politica, come invece quasi tutti i suoi predecessori. E' stato a lungo all'opposizione e si è spesso occupato di diritti civili. Ha fondato, proprio insieme ad Hatoyama, il partito Democratico, capace nel 2009 d'interrompere il dominio dei liberal democratici, formazione di centrodestra, che governavano ininterrottamente da 54 anni. La sua carriera politica non sempre è stata facile. Si è dovuto candidare 4 volte prima di riuscire a essere eletto in Parlamento nel 1980.
Negli anni '90, il salto nella grande politica: Kan è ministro della Salute in un governo guidato dai futuri nemici del centrodestra. Smaschera un enorme scandalo nella sanità pubblica e diventa popolarissimo. Costringe i funzionari a rilasciare documenti che dimostrano come il governo non abbia garantito che il sangue usato nelle trasfusioni non fosse contagiato dall'Hiv. Le proteste nel Paese sono benzina per l'ascesa di Kan. Vola in ogni sondaggio di gradimento. E' in questo momento che decide di creare il partito Democratico.
Nel proporsi a sostituire Hatoyama, Kan ha messo in mostra le sue origini popolari. "Sono cresciuto in una tipica famiglia giapponese - ha ripetuto come un mantra nei dibattiti televisivi - non ho mai avuto legami politici". Poco importa se in realtà il padre fosse un manager, i giapponesi sono stanchi dei 'soliti nomi'. Il nuovo primo ministro è popolare anche nei modi. La stampa locale lo chiama "Ira-Kan", che suona più o meno come Kan l'irascibile. Pseudonimo tutto meritato: è famoso il suo temperamento fumantino. Abilissimo oratore, riesce spesso a convincere, tanto che i suoi connazionali gli hanno regalato un gradimento del 60%, subito dopo la sua 'incoronazione' dalle mani dell'imperatore Akihito.
E' amico di Romano Prodi, del quale ha sempre stimato lo sforzo per unire forze politiche diverse. Ma contrariamente all'ex premier italiano, Kan sa guardarsi alla spalle. Raffinato giocatore di go (vedi box) usa la strategia della concretezza. Da una parte rassicura il presidente Obama sulla permanenza dei militari americani, dall'altra sposterà la base un po' più a nord per cercare di calmare gli abitanti di Okinawa.
Come ampliamente previsto, Kan ha confermato tutti i ministri più importanti: da quello degli Esteri, la signora Katsuya Okada, a quello della Difesa Toshimi Kitazawa. Tra le nuove entrate Rehno, una popolare giornalista televisiva, nominata responsabile delle riforme dell'amministrazione. Tutti ministri "freschi, giovani ed entusiasti di lavorare" come li definiscono nell'entourage del Partito Democratico. A voler significare "siamo cambiati, siamo diversi, non siamo più nell'era dell'altro governo che non ha saputo mantenere le promesse".
Riacquistato il sorriso dell'amico americano, ora il neo premier deve mostrare tutto il suo talento nella risoluzione dei problemi interni. Il Giappone è la più lenta economia dell'Asia e rischia di essere sorpassato tra pochi mesi dalla Cina, vero gigante finanziario. La disoccupazione cresce, anche se le esportazioni mostrano qualche segnale di ripresa. E poi c'è da affrontare lo spaventoso debito pubblico: il peggiore dei Paesi industrializzati, secondo nel mondo solo a quello dello Zimbabwe. E' vicinissimo al 200% della ricchezza prodotta dal Giappone. Per intenderci, l'Italia, che convive dagli anni '80 con questo gigantesco problema, è settima in questa triste classifica.
di Francesco Bianco (10 giugno 2010)
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Non è solo il premier giapponese a distendersi con il go, gioco da tavolo strategico per due giocatori. Famosissimo in Asia, ha diversi nomi: wéiqí in cinese e baduk in coreano. Nasce a Pechino 2500 anni fa. Nonostante le sue regole siano semplici, è un passatempo molto complesso. I due giocatori mettono alternativamente pedine nere e bianche, chiamate pietre, sulle intersezioni vuote di una scacchiera, chiamata goban, dotata di una griglia quadrata. Lo scopo del gioco è il controllo di una zona del goban maggiore di quella controllata dall'avversario: i giocatori cercano di disporre le proprie pietre in modo che non possano essere catturate, ritagliandosi allo stesso tempo dei territori che l'avversario non possa invadere senza essere catturato. È infatti possibile catturare una pietra o un gruppo di pietre avversarie circondandole completamente con pietre proprie, in modo che non abbiano intersezioni libere adiacenti. Disporre le pietre vicine tra loro permette di rafforzarle a vicenda ed evitarne la cattura; d'altro canto, disporle distanti tra loro permette di creare influenza su tutto il goban. Parte della difficoltà strategica del gioco consiste nel trovare un equilibrio tra queste necessità opposte. I giocatori cercano di soddisfare contemporaneamente le esigenze offensive e difensive e scelgono tra le priorità tattiche e i loro piani strategici. Il gioco termina quando i giocatori passano consecutivamente, indicando che nessuno dei due può incrementare il proprio territorio o diminuire quello dell'avversario.
