news
asia e pacifico
,
L'ultimo brutto colpo Thaksin Shinawatra lo ha subito lo scorso febbraio, quando la Corte Suprema ha allegerito le sue finanze di oltre un miliardo di euro con l'accusa che quei soldi fossero proventi di corruzione e conflitti d'interessi. Ma Thaksin non è uomo che perde coraggio. Anzi è nelle situazioni più impervie che trova slancio e linfa vitale.
Magnate multimiliardario della comunicazione, Thaksin è stato il primo premier nella storia thailandese a condurre un governo eletto alla sua fine naturale. Gode di una enorme popolarità, specialmente nelle zone rurali del nord e del nord est del Paese, ma è anche molto odiato dalle classi medio alte. Dopo quasi sei anni di potere Thaksin è stato rovesciato da un colpo di stato militare nel 2006. Ora vive in esilio tra Londra e Dubai: è stato condannato a due anni di carcere dopo essere stato giudicato colpevole di conflitto di interesse.
Ora sta tenendo banco sulla stampa di tutto il mondo la protesta delle Magliette Rosse o Red Shirt (VEDI BOX), suoi seguaci che stanno paralizzando la capitale Bangkok con una serie di manifestazioni imponenti. La più violenta e scenografica mercoledì scorso. Manifestanti hanno versato il loro sangue davanti all'intresso della casa di Abhist Vejjajiva, l'attuale primo ministro thailandese, per protestare contro la legittimità del suo governo. All'inizio la polizia aveva bloccato il corteo, ma dopo alcuni negoziati tra i leader delle Magliette Rosse e le forze dell'ordine, alcune decine di sostenitori di Thaksin hanno inscenato il rovesciamento del sangue. Nei giorni scorsi i sostenitori di Shinawatra ne avevano raccolto diverse centinaia di litri proprio nella piazza del Palazzo del Governo.
Il ruolo di Thaksin Shinawatra è evidente. Non è bastato un colpo di stato militare nel 2006, inutile l'esilio, insufficiente la condanna a due anni di carcere per corruzione. Sembra che niente possa fermare quest'uomo, che continua ad avere uno straordinario seguito in parte della popolazione, soprattutto quella con meno disponibilità economiche e culturali. Le elite militari, fortissime nel Paese, il sovrano e l'attuale governo devono ancora fare i conti con lui. Del resto la sua storia personale ci racconta di un uomo determinato e ambizioso, pronto a molto se non a tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi. Una storia personale che a tratti ricorda quella del nostro presidente del Consiglio, tanto da spingere molto osservatori internazionali a definirlo il 'Berlusconi d'Oriente'.
La sua storia è molto controversa e piena di colpi di scena. Come primo lavoro fa il poliziotto, mestiere che lo porta anche negli Stati Uniti dove prende un master in Giustizia Criminale. Al suo ritorno comincia a occuparsi di affari e alla fine degli anni Ottanta inizia la sua avventura nel mondo della comunicazione che lo porterà a creare un impero. Per la sua discesa in politica bisogna aspettare fino al 1998 quando fonda il partito Thais Love Thais (i thailandesi amano i thailandesi) con il quale vince le elezioni del 2001. Conquista il voto dei più poveri abbassando il costo delle cure mediche e aumentando i finanziamenti all'agricoltura.
Ovviamente Thaksin farà leva anche sul nazionalismo e sulla lotta ai 'ricchi'. Grande impulso al suo governo lo avrà grazie alle capacità dimostrate dopo lo spaventoso tsunami del 2004, che distrusse gran parte del sud ovest del Paese. Molti i problemi che però non ha saputo affrontare. Dall'emergenza per l'influenza aviaria alla morte di 2500 persone nel 2003 durante la sua politica di contrasto contro i signori della droga. Thaksin è stato molto criticato anche per come si è comportato nella lotta contro i miliziani musulmani presenti nel sud. E' sempre stato sotto osservazione per il conflitto d'interessi, ma l'ex premier prendeva forza proprio dai momenti difficili, riuscendo a coinvolgere i suoi elettori.
Fatale alla sua carriera politica ufficiale la decisione della sua famiglia nel 2006 di vendere le sue quote della Shin Corp, la più grande compagnia di telecomunicazioni del Paese. L'operazione porta nelle casse della dinastia e dei suoi amici un miliardo e mezzo di euro, facendo letteralmente infuriare molti cittadini che accusano i Thaksin di non aver pagato le tasse su questa operazione e di aver fatto passare sotto il controllo di investitori di Singapore un'azienda thailandese così importante. La protesta si fa dura e Thaksin reagisce chiamando il Paese alle urne nell'aprile dello stesso anno e lanciando un messaggio agli oppositori: "o vincete, o tacete per sempre". Ma molti partiti hanno deciso di boicottere le urne. Intuendo che le manifestazioni di piazze sarebbero diventate sempre più violente Thaksin annuncia il suo ritiro, che però dura solo qualche settimane.
A settembre mentre il primo ministro è in visita all'estero, i militari prendono il potere con un colpo di stato. Thaksin va in esilio, ma torna alla fine del 2007 quando il partito che lo sostiene vince le elezioni. Ma è tutt'altro che un felice ritorno: lui e la sua famiglia devono affrontare molti processi per corruzione. Thaksin si mostra sicuro, ma il vento è cambiato. I Tribunali fanno indagini minuziose. La prima a essere condannata è sua moglie Pojaman, poi è il suo turno. I suoi beni vengono congelati, obbligandolo a vendere anche la società di calcio inglese Manchester City appena acquistata dal magnate thailandese. A questo punto l'ex premier fugge dal suo Paese e divorzia dalla moglie. Si trasferisce a Dubai dove continua a seguire i suoi affari. Ottiene due passaporti, quello montenegrino e quello nicaraguense. I suoi alleati vengono destituiti nel 2008 dopo una lunga serie di proteste da parte dell'opposizione.
di Francesco Bianco
{ 0 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
Il nome ufficiale è Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, ma tutto il mondo li chiama Magliette Rosse, come la t-shirt che indossano durante le loro proteste. La maggior parte di loro sono strenui sostenitori dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, decaduto dopo un colpo di stato militare, senza spargimento di sangue, nel 2006. La presa del potere è avvenuta infatti con il sostegno esplicito del Re e della popolazione. Ora Thaksin vive in esilio, ma invia spesso ai suoi seguaci messaggi video o audio: per sostenere la causa le magliette rosse lavorano in decine di stazioni radiofoniche e canali televisivi. Hanno una catena di negozi che vende il loro merchandising e 400 scuole di politica. Ovviamente lo zoccolo duro arriva dalle zone rurali del nord e del nordest della Thailandia, ex bacino elettorale del loro leader, anche se ultimamente si stanno aggiungendo sempre di più studenti e attivisti. Le Magliette Rosse vogliono nuove, immediate elezioni oltre che le dimissioni dell'attuale primo ministro Abhist Vejajiva. Sostengono che il suo governo sia semplicemente in mano ai militari e che quindi debba andarsene. Abhist è diventato premier nel dicembre del 2008 dopo che la Corte Costituzionale rimosse il Partito del Potere Popolare filo Thaksin, accusandolo di frode elettorale. Successive manovre parlamentari permisero a Partito Democratico di Abhist di formare un governo senza passare da elezioni, che sono state fissate nel 2011. Principali avversari delle Magliette Rosse sono le Magliette Gialle, sostenitori dell'Alleanza popolare per la Democrazia. Sebbene non siano apertamente favorevoli ad Abhist, hanno parecchi contatti con il suo partito e si definiscono i veri difensori della Monarchia Costituzionale thailandese. Il giallo infatti è il colore della famiglia reale. Le camicie gialle accusano Thaksin di corruzione e nepotismo.
La maggior parte delle manifestazioni messe in piedi dalle Magliette Rosse sono state pacifiche, ma nell'aprile dello scorso anno la tensione è salita in modo preoccupante, con scene di guerriglia urbana con le forze dell'ordine nella capitale Bangkok, durante le quali due persone hanno perso la vita. Erano vent'anni che la Thailandia non viveva scontri politici così violenti. Per giorni le Red Shirt avevano bloccato l'ingresso del palazzo del Primo Ministro, oltre che impedito la circolazione a Bangkok, occupato l'aeroporto e soprattutto impedito un importante vertice governativo nella città di villeggiatura di Pattaya.
