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Storica decisione in America Latina. Ora sono un centinaio i Paesi che riconoscono la Palestina. Tra loro anche Cina, India e Russia. Grandi assenti Stati Uniti e Unione europea
Tre Paesi dell'America Latina in pochi giorni hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Ad aprire le danze, il Brasile. L'amatissimo presidente Lula, in uno degli ultimi atti del suo mandato (a gennaio gli succederà il suo braccio destro Dilma Rousseff), ha preso la decisione in risposta ad una richiesta formale del leader palestinese Mahmoud Abbas del 24 novembre scorso.
Il Brasile ha riconosciuto i confini del 1967, prima quindi della Guerra dei Sei Giorni, dunque tutti i Territori occupati della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, come parte della nazione palestinese. Nel comunicato ufficiale del ministero degli Esteri si legge che la scelta "è coerente con la volontà storica del Paese di contribuire al processo di pace tra Israele e Palestina, i cui negoziati diretti sono attualmente sospesi, ed è in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedono la fine dell’occupazione dei territori palestinesi entro i confini del 4 giugno 1967".
Il Brasile ha riconosciuto l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 1975 e dal 1993 ha aperto una rappresentanza in Palestina con uno status diplomatico simile a quello delle altri organismi internazionali, e dal 1998 la legazione è stata considerata dal ministero degli Esteri brasiliano come una vera e propria ambasciata.
Subito dopo anche l'Argentina ha riconosciuto la Palestina come "uno Stato libero e indipendente". L'annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri, Hector Timerman, che ha spiegato che Buenos Aires riconosce i confini del 1967 e spera che questo aiuti la soluzione al conflitto israelo palestinese.
Come in una partita di domino, anche l'Uruguay ha preso la stessa decisione. A parlare questa volta è stato il vice ministro degli Esteri Roberto Conde, che ha spiegato come il suo Paese stia lavorando all'apertura di una sede diplomatica a Ramallah, in Cisgiordania e al riconoscimento entro il 2011.
Ora il Brasile, l'Argentina e l'Uruguay si uniscono a Cuba, Venezuela, Nicaragua e Bolivia, che avevano già riconosciuto in precedenza lo Stato palestinese, con una differenza sostanziale: il Brasile è una potenza mondiale emergente e la nazione leader dell'America Latina.
Salgono così a un centinaio i Paesi che riconoscono la Palestina come Stato autonomo. Tra loro nazioni come la Cina, la Russia, l'India e il Sud Africa. Paesi che hanno rapporti assolutamente cordiali con Israele. All'appello mancano ovviamente gli Stati Uniti e l'Unione europea.
Qualche mese fa però anche il ministro degli Esteri francesi Bernard Kouchner, ora sostituito da Sarkozy, e il suo collega spagnolo Miguel Moratinos avevano annunciato la volontà di promuovere una iniziativa analoga affinchè la Ue riconoscesse entro 2011 uno Stato palestinese, anche prima che i negoziati per un accordo permanente tra Israele e l’Autorità palestinese si fossere conclusi.
La reazione del governo israeliano non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, ha definito la decisione "deplorevole". Poi ha aggiunto che "Se davvero i Paesi dell'America Latina volevano dare un utile contributo alla pace, c'erano molte altre cosa da fare, non certo questo gesto che è solo retorico".
Le critiche più dure sono arrivate però dall'alleato di ferro di Israele, gli Stati Uniti. Molti influenti deputati del Congresso americano hanno bocciato questa iniziativa, bollandola come incomprensibile e pericolosa per il processo di pace.
di Francesco Bianco (9 dicembre 2010)
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Il 5 giugno del 1967 l’Egitto chiude lo sbocco sul Golfo di Aqaba allo Stato di Israele. La risposta è violenta e immediata: Israele attacca gli Stati arabi confinanti. Inizia la Guerra dei Sei Giorni, che rappresenta, nella storia del conflitto arabo-israeliano, il terzo scontro militare. Nei giorni seguenti Israele occupa il Sinai fino al canale di Suez, la parte araba di Gerusalemme, la Cisgiordania, e le alture del Golan. Il 10 giugno i combattimenti sono già finiti. I Paesi arabi ne escono pesantemente umiliati. Alla fine della guerra, Israele occupa l’intera Palestina. Settecentomila profughi si aggiungono ai palestinesi rifugiati in Giordania e in Libano. L'esito di quella guerra influenza tutt'ora gli assetti geopolitici del Medioriente.
