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Lotta dura contro l'Esercito del Popolo Paraguaiano. Il presidente Fernando Lugo prende in mano l'ascia di guerra contro un piccolo gruppo ribelle e apre una caccia all'uomo senza precedenti nell'unico Paese dell'America Latina a non affacciarsi sul mare insieme alla Bolivia. E non sta andando per il sottile. Decretato uno stato di emergenza che durerà almeno fino al 30 giugno e che sospende temporaneamente molti diritti costituzionalmente garantiti in alcune regioni del Nord del Paese latinoamericano, dove si nascondono i militanti di sinistra, accusati di diversi omicidi e rapimenti. L'esercito ha praticamente carta bianca: chiunque sia sospettato anche solo di contiguità con l'EPP può essere arrestato, mentre sono vietati i raduni in pubblico.


L'ira di Lugo si è scatenata dopo che alla fine di aprile sono stati uccisi tre contadini e un ufficiale di polizia. Gli investigatori non mostrano dubbi: è stato l'Esercito del popolo paraguaiano, sospettato, tra l'altro, di essere molto vicino ai ribelli comunisti della Colombia. In realtà tra le persone arrestate dopo la strage, nessuno fa parte dell'EPP. Il presidente ha spiegato che sarà una battaglia sul terreno per bonificare il Paese: "Combatteremo metro per metro contro l'EPP, il traffico di stupefacenti e i criminali che spadroneggiano in queste regioni",  ha promesso solennemente mentre era in visita nella città di Concepcion.


L'opposizione contesta duramente il piano di Lugo, criticando soprattutto la scarsità di risultati nel fermare le azioni dei militanti. Questo nonostante l'evidente sproporzione delle forze in campo. Migliaia di soldati impiegati per fermare cento ribelli. E' il più ampio dispiegamento militare dal 1989 quando in Paraguay è tornata la democrazia.



In effetti non si può parlare di successo per l'Operazione Py'aguapy, che significa tranquillità nella lingua Guarani. Venticinque persone sono finite in galera, a fronte di 3.300 membri delle forze dell'ordine. Quello che è considerato il leader del gruppo è riuscito a fuggire nella foresta, nonostante fosse ferito e scalzo.



L'esercito cerca di difendersi come può, sostenendo come i miliziani siano "molto addestrati e resistenti a tutto e non hanno paura di niente". I militari lamentano anche il sostegno delle popolazioni rurali, che nascondono i ribelli, che da sempre combattono per il 50% dei paraguayani che vivono sulla soglia di povertà. Damacio Lopez, il comandante delle operazioni a Concepcion base operativa dell'esercito, risponde alle critiche dicendo che "i risultati arriveranno, sta andando tutto piuttosto bene", ma molti ufficiali sostengono che non si possa fare più di così. I militari stazionano nelle strade, aspettando l'ordine del presidente Lugo per sferrare l'attacco finale nella giungla.



La presenza dell'esercito nella città di Concepcion ha ottenuto qualche risultato per quanto riguarda la piccola criminalità, ma nelle aree rurali la situazione è profondamente diversa. La gente è ostile ed è pesantemente infastidita dai continui posti di blocco, anche perché molti di loro non hanno neppure i documenti. La polizia è convinta che sia qui che si nascondano i ribelli, ma l'atteggiamento degli abitanti è di totale silenzio sulla vicenda. Il sospetto di molti contadini è che lo stato d'emergenza sia una scusa per criminalizzare la loro battaglia per le terre e per avere migliori condizioni di vita. Una sorta di grande distrazione per togliere la lente di ingrandimento alle grandi questioni politiche del Paraguay che vanno dalla profonda ingiustizia sociale alla corruzione, fino alla estrema povertà.



Ormai la credibilità del governo è ridotta al lumicino. La popolazione comincia a ironizzare collegando la presunta pericolosità del gruppo ribelle al mito dello Yasi-Yatere, un personaggio leggendario locale, che vaga nella foresta mentre la gente dorme, attirando i bambini cattivi nel bosco. Molti contadini ripetono la filastrocca "Yasi-Yatere, tu puoi sentirlo ma non puoi vederlo" riferendosi ai miliziani dell'Epp.

di Francesco Bianco

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Giorgio ha scritto:
2010-05-31 21:20:28
Mia moglie è paraguiana e ci è piaciuto molto leggere questo articolo, che è molto informativo e irriverente al tempo stesso. Abbiamo scaricato anche la free press e ora ce la leggiamo tutta d'un fiato!
L'ascesa di Lugo


E' l'uomo che è riuscito a far perdere dopo più di 60 anni di potere il Partito Colorado. Fernando Lugo, ex vescovo della Chiesa cattolica, è diventato presidente del Paraguay nell'aprile di due anni fa. Lugo è diventato prete nel 1977 e ha fatto il missionario per 5 anni in Ecuador. Diventato nel 1992 capo dell'Ordine della Parola Divina dal 1994 per 10 anni è stato vescovo nella regione di San Pedro, una delle più problematiche del Paese, tanto da meritarsi il soprannome di 'vescovo dei poveri'. La sua ascesa politica è iniziata nel marzo 2006 quando ha guidato una manifestazione dell'opposizione nella capitale Asuncion. Nello stesso anno lascia la Chiesa per candidarsi alle elezioni, visto che la Costituzione vieta che ministri di culto possano essere parlamentari. All'inizio il Vaticano ha respinto le sue dimissioni, ma poi si è dovuto arrendere dopo la sua vittoria alle presidenziali. Lugo è considerato un moderato, impegnato nella difesa degli interessi dei più deboli, ma ha subito preso le distanze dai capi di stato più a sinistra del Continente, vale a dire il venezuelano Hugo Chavez e il boliviano Evo Morales.

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