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È già passato più di un mese dal devastante terremoto che a fine febbraio ha colpito il Cile. A Concepción, epicentro del sisma, lentamente si torna a vivere. Ma chissà quando le cose potranno tornare ad essere come prima. Soltanto per riavere l’acqua in molte zone della città ci sono voluti circa 20 giorni e all’inizio era praticamente imbevibile per quanto cloro conteneva. Il ripristino dell'energia elettrica invece è stato più rapido.
È stato anche tolto il coprifuoco, deciso dall'ex presidente Michelle Bachelet un paio di giorni dopo la tragedia, a causa dei saccheggi di negozi e grandi magazzini. La vita in città ora è più tranquilla.
Il bilancio definitivo del sisma di magnitudo 8.8 Richter è di 500 morti. Un bilancio che ha dell’incredibile se si pensa che ad Haiti il terremoto del 12 gennaio, che sulla stessa scala aveva fatto registrare una magnitudo 7.0, ha fatto più di 260.000 vittime.
Ma in Cile, un Paese che da sempre deve convivere con i movimenti tellurici, le norme antisismiche normalmente vengono rispettate. In questo sta la differenza.
Denise Araneda è cilena, ha 36 anni, ma da oltre dieci anni vive in Italia, a Gropello Cairoli in provincia di Pavia, con il marito Cristian e il loro bambino di due anni, Lorenzo. Italiani di adozione dunque, ma in realtà cittadini del mondo perché il lavoro li porta sempre più spesso a viaggiare. Loro sono due cantanti lirici: lei un soprano, lui un baritono che si sta imponendo sulla scena internazionale.
La famiglia di Denise abita in Cile, a Concepción. "Mia mamma Maria Elsa, mio papà Armando e mio fratello Dimitri erano a letto quando lo scorso 27 febbraio la terra ha iniziato a tremare. Una scossa infinita, preceduta da un rumore sordo, inconfondibile, il rumore che annuncia l’arrivo del terremoto.
Tutti e tre sono saltati immediatamente fuori dal letto, con il cuore in gola, perché hanno subito capito cosa stava accadendo. In Cile siamo abituati ai terremoti. Mia mamma non ha mai avuto paura, ma questa volta è stato diverso. Si sono precipitati verso la porta di casa ma le scosse gli facevano perdere l’equilibrio, i mobili volavano, bloccando le porte e le scale da scendere sembravano fatte di gelatina. Tutto era più difficile perché subito è mancata la luce : a Concepción i pali che portano i cavi elettrici sono crollati all’istante. Fortunatamente tutti e tre sono riusciti a raggiungere l’uscita e sono rimasti lì ad aspettare che quei 90 secondi di terrore passassero".
Ma Denise ha anche una sorella, Macarena, che abita a Valdivia, 600 chilometri più a sud di Concepción. Lei è al lavoro, con il fidanzato, quando la terra trema violentamente. Tutti gli impiegati dell’azienda si mettono in salvo. "Macarena - ci racconta Denise - ha pensato che l’epicentro fosse proprio lì, sotto i suoi piedi, vista l’intensità del terremoto. E si è terrorizzata quando invece ha scoperto che la città più colpita era proprio quella della nostra famiglia. Ha chiamato i nostri genitori al cellulare che, miracolosamente, hanno risposto. Erano salvi".
Perché per un po’, dopo il sisma, i telefonini hanno continuato a funzionare consentendo così a moltissime persone di rintracciare familiari, parenti e amici.
E sarà proprio Macarena ad avvertire Denise che mamma, papà e Dimitri stanno bene, perché dall’Italia era diventato impossibile raggiungere al telefono Concepción.
"Il bilancio totale delle vittime - dice Denise - avrebbe potuto essere decisamente inferiore, se le autorità avessero dato l’allerta tsunami, se avessero ordinato alla popolazione di evacuare le località lungo la costa e trovare un rifugio sulle colline. Ma così non è stato. Le persone preposte alla sicurezza hanno continuato a sostenere che lo tsunami non sarebbe arrivato. E i cittadini sono stati travolti dall’onda anomala".
Un errore sul quale, ora, sta indagando la magistratura.
Saltati i collegamenti telefonici, le persone sono riuscite a tenersi aggiornate grazie a radio Bio Bio, un’emittente nata nel 1966 a Concepción, che ha continuato a trasmettere anche nelle ore più difficili del dopo sisma.
Nonostante il terromoto sia stato uno tra i più violenti mai accaduti, gran parte di Concepción è restata in piedi: a crollare sono stati gli edifici più vecchi della città, quelli costruiti ben prima che le norme antisismiche entrassero in vigore. Anche l’università ha riportato danni seri. All’interno del campus va a fuoco la facoltà di chimica, mentre gli altri dipartimenti scientifici subiscono pesanti danni.
Denise si commuove mentre lo racconta: "È lì che io e Cristian abbiamo studiato". Una parte importante della loro vita era racchiusa tra le mura dell’università. Ma la cosa più importante è che i suoi familiari e i suoi amici stiano tutti bene. "Il giorno dopo il terremoto Macarena ha caricato la macchina con ogni genere di prima necessità e si è messa in viaggio per Concepción. La strada non aveva subito pesanti danni e per arrivare a casa non ci è voluto molto più tempo del solito".
Il villino in cui abitano i genitori di Denise era stato costruito su un terrapieno e sorgeva un po’ più in alto rispetto al giardino. "Con il sisma si è letteralmente spostato di almeno una decina di centimetri, scivolando in avanti. Ripararlo costerà parecchi soldi. Ma la struttura è agibile".
Nel Paese sono due milioni invece le persone rimaste senza casa, costrette a vivere nelle tende e l’inverno è alle porte. Per la ricostruzione occorreranno 30 miliardi di dollari (circa 22,5 miliardi di euro). Finora gran parte del denaro raccolto è stato recuperato tramite una sorta di Telethon, mentre il neo presidente Sebastian Pinera ha fatto appello alla comunità internazionale affinché contribusca a erogare crediti di finanziamento per i progetti di ricostruzione. Il governo sta anche pensando a nuove tasse per raccogliere altri soldi.
In città è tornata la quiete. "Il coprifuoco decretato dalla Bachelet era necessario. - sostiene Denise - I miei mi hanno raccontato di episodi da guerra civile, con bande di malviventi che approfittavano della tragedia per appropriarsi di qualunque cosa (anche di televisori al plasma e lavatrici). Le forze dell’ordine, per diversi giorni, hanno fatto irruzione in alcune abitazioni dei quartieri più malfamati di Concepción, sequestrando la merce rubata. Il timore di finire in prigione ha fatto ritornare molti sui propri passi: di notte, per evitare le perquisizioni, la gente lasciava sui marciapiedi le cose rubate".
Macarena a maggio arriverà in Italia. Una vacanza di un mese per riabbracciare sua sorella, suo cognato e il nipotino. Poi a giugno Denise, con Cristian e Lorenzo andranno in Cile, dove resteranno fino ad agosto.
La paura c’è…ma la voglia di stringere a sé la propria famiglia è decisamente più forte.
di Simona Volta
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Dallo scorso 11 marzo il Cile ha un nuovo presidente. Si tratta di Sebastian Pinera, imprenditore miliardario e leader della destra. Il suo programma elettorale che prometteva un milione di nuovi posti di lavoro, maggiore assistenza ai poveri e più spazio alle imprese private, ora dovrà essere ridimensionato. L’emergenza da affrontare diventa il post-terremoto. E nel Paese si parla già del business legato alla ricostruzione. A lanciare l’allarme è stata Radio Bio Bio, tra i più seguiti mezzi di informazione cileni, soprattutto grazie al lavoro svolto nei giorni dopo il sisma.
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