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Alla fine ci è riuscito. Barack Obama ha puntato tutto sulla sua riforma sanitaria e ha vinto. Superato anche l'inatteso ennesimo stop per la legge, firmata martedì dal presidente in una cornice da cambiamento storico. Il testo è dovuto tornare davanti alla Camera dei Rappresentanti per un nuovo voto su alcuni emendamenti a causa di un vizio procedurale. Ma ora il capo della Casa Bianca può guardare con serenità al futuro, soprattutto alle elezioni di mid term di novembre. Certo Obama ha dovuto accettare compromessi anche pesanti, e la riforma ha perso alcuni punti che sarebbero stati rivoluzionari in America, come la creazione di un'assicurazione sanitaria pubblica, sulla falsariga di quelle europee.

 

Come tutte le riforme così importanti, anche questa prevede molti passaggi e sarà a pieno regime solo entro dieci anni, ma molti cambiamenti accadranno prima.

 

Sono 32 milioni i cittadini americani che da ora avranno una copertura assicurativa, di cui oggi sono privi. Questo non subito, ma a partire dal 2014, quando diventerà obbligatorio avere una assicurazione sanitaria. In caso contrario si sarà costretti a pagare una multa. Questo passaggio porterà il 94-95% della popolazione ad avere una copertura sanitaria entro il 2019. Sempre a partire dal 2014 Medicaid, l'attuale piano americano di assistenza per i più poveri, sarà significativamente ampliato ed includerà gratuitamente ogni individuo che guadagni meno di 14.404 dollari l'anno e ogni famiglia di quattro persone con un introito annuo entro i 29.326 dollari. Con questa misura almeno 16 milioni di cittadini avranno copertura. Per i redditi inferiori ai 33.000 dollari il costo della sanità sarà quasi interamente coperto dai sussidi. Miglioramenti sono previsti però non solo per coloro che sono in difficoltà, ma anche per il cosiddetto ceto medio: le famiglie con reddito fino a 88.200 dollari riceveranno crediti fiscali per coprire buona parte dei costi della assicurazione sanitaria.


Diversamente da quanto accaduto finora, dal 2014 le assicurazioni sanitarie non potranno più rifiutarsi di vendere le proprie polizze ai cittadini con malattie pre-esistenti, né far pagare loro cifre esorbitanti o rescindere le polizze in caso di sopravvenuta malattia. Da oggi al 2014 i cittadini malati potranno accedere a coperture ad hoc previste con particolari assicurazioni. Le compagnie saranno tenute inoltre a far rientrare sotto la copertura assicurativa dei genitori anche i figli fino a 26 anni di età.


Le assicurazioni dovranno coprire almeno il 60% dei costi di servizi e cure sanitarie. La cifra massima che una famiglia potrà spendere di tasca propria è di 11.900 dollari l'anno.


Anche il mondo del lavoro è coinvolto nella riforma. Le aziende con 50 o più dipendenti verranno multate se non offriranno copertura sanitaria ai loro impiegati.


Cambiamenti sono previsti per Medicare, l'assistenza americana per gli anziani. Tutte le analisi preventive saranno gratuite. Caleranno significativamente anche i costi che le persone anziane dovranno pagare per i ticket sui farmaci: entro il 2020 la maggior parte degli assicurati non pagherà più del 25% del costo dei medicinali.


Non mancano ovviamente le critiche, naturali in una riforma a cui si è giunti dopo molto compromessi. La prima arriva dal mondo delle donne. Per poter portare a casa la riforma, il presidente americano Barack Obama è dovuto infatti scendere a patti con il movimento antiabortista, che ha ottenuto dal capo della Casa Bianca un ordine esecutivo che impedirà l'uso di fondi federali per cliniche dove si pratica l'aborto. Il nuovo sistema renderebbe anche più complesse le procedure. Siccome attualmente l’85 per cento dei sistemi di assicurazione sanitaria privata prevedono automaticamente la copertura per le donne che subiscono un aborto, l’effetto che potrebbe determinarsi è che, chi può, sceglierà comunque la via privata.


Un punto 'anti americano' della legge è l'obbligatorietà della stipulazione di un'assicurazione sanitaria
. Oltreoceano questa decisione è vista come un'intrusione eccessiva nella libertà personale dei cittadini, una materia piuttosto sacra negli Stati Uniti. Tanto che già molti oppositori guardano speranzosi alla Corte Suprema, che in nome del principio supremo del libero arbitrio, potrebbe creare diversi problemi alla riforma voluta da Obama.


Anche il compromesso con le multinazionali americane del farmaco ha fatto storcere molti nasi. La riforma prevede di utilizzare medicinali prodotti da aziende degli Stati Uniti, prima di accedere a quelli del resto del mondo. Le aziende del Paese potranno mettere in commercio medicine con lo stesso principio attivo di farmaci 'famosi' confezionate all'estero. A parità di efficacia saranno preferite quelle americane.


Altro limite della legge è l'assenza di un'assicurazione pubblica, che affianchi quelle private
. Critiche in tal senso sono arrivate anche da Michael Moore, sostenitore del presidente americano e regista del documentario 'Sicko' dedicato proprio all'ingiustizia del sistema sanitario americano. Moore dal suo blog ha detto che la riforma fa due passi avanti e uno indietro. "I due passi avanti - spiega Moore - sono i buoni motivi per cui le compagnie assicuratrici entro sei mesi non potranno negare la copertura ai bambini con malattie croniche. La cosa peggiore della riforma è che il sistema sanitario rimarrà comunque nelle mani delle compagnie private che fanno i soldi mettendosi in mezzo tra la gente e i dottori".

di Francesco Bianco

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Cosa ne pensano gli americani?

 

Ma gli americani cosa ne pensano della riforma sanitaria? Abbiamo provato a chiederlo ad alcuni di loro. Ovviamente il nostro non è un sondaggio scientifico, ma casuale. Non mancano comunque le sorprese. Richard Cunning ha 37 anni, vive a New York, dove fa l'avvocato. Lui è uno dei contrari. "E' un provvedimento anti costituzionale - ci dice - non esiste nella nostra Carta la possibilità di multare i cittadini che non vogliono stipulare una assicurazione medica, come invece prevede la nuova legge voluta da Obama. Sono convinto che la Corte Suprema la boccerò". Anche Rita Swenton, 45 anni, insegnante a Philadelphia è contraria: "Non capisco l'urgenza di questa legge. L'80% di noi americani è soddisfatto di come era la nostra sanità. Io ho sostenuto Obama. Ho votato per lui e ho convinto molti amici a fare lo stesso. Ma non ho capito l'accelerazione che ha voluto dare al cambiamento. Ha cancellato viaggi all'estero con importanti leader mondiali per convincere i suoi deputati a votare la legge. Se persino nel suo partito c'erano molti scettici, bisognava forse prendersi più tempo". Barry Freeman ha un distributore di benzina nel Nevada. Lui è entusiasta della riforma: "Finalmente diventiamo un Paese occidentale - ci dice - è pazzesco che la gente non possa permettersi di stare male. Obama, che io non ho votato, è il primo presidente che sta davvero pensando a chi ha meno possibilità. E' l'inizio per una società più giusta, perché se un cittadino non può curarsi, che cittadino è?". Andrew ha 33 anni e fa il ricercatore a Boston. "Ho studiato a lungo in Europa, prima di tornare a casa. I miei connazionali che sono contrari, lo sono solo per ignoranza. Perché non sanno cos'è vivere in un Paese civile, che si prende cura dei meno fortunati. Ho studiato per un anno anche a Firenze. Non ho capito perché voi vi lamentiate del vostro sistema sanitario nazionale, che tra l'altro è secondo solo a quello francese. Forse vi lamentate perché non sapete cosa significhi ammalarsi e non potersi curare perché non si hanno i soldi per farlo. E' la riforma più giusta che si potesse immaginare". Paul Liongfreghtney ha 43 anni e fa il parrucchiere a Los Angeles. Lui della riforma è entusiasta: "Li abbiamo battuti tutti questi delle assicurazioni e delle case farmaceutiche. Ma non hanno ancora capito che il vento è cambiato? Questo è uno schiaffo a chi ancora si ostina a pensare che lo Stato debba solo proteggere i ricchi. Finalmente Obama gliel'ha fatto capire che una nazione ricca e importante come la nostra non può permettersi di non badare a chi ha più bisogno. E' in questi giorni che mi sento fiero di essere americano".

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