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Il forte aiuto di Cuba in campo medico ad Haiti, dimenticato dai media occidentali, potrebbe aprire una breccia nei rapporti tra l'Avana e Washington. Intanto il dopo sisma appare sempre più complicato: è iniziata la stagione delle piogge e un milione di persone non ha un tetto sotto il quale ripararsi
"Una roadmap che porti alla ricostruzione di Haiti e un conseguente impegno di lungo termine per i Paesi donatori". Queste le intenzioni del summit internazionale che si terrà questo mese - la data non è ancora stata decisa - a New York nel Palazzo di Vetro, la sede delle Nazioni Unite. La Conferenza mette insieme una decina di Ministri degli Esteri, tra cui la statunitense Hillary Clinton, il francese Bernard Kouchner e l'italiano Franco Frattini, con otto organismi internazionali: tra loro le sei più importanti organizzazioni non governative che operano ad Haiti. Secondo quanto emerso dal primo vertice a Montreal lo scorso 25 gennaio serviranno dieci anni di duro lavoro per ricostruire l'isola. Alla riunione canadese il primo ministro di Haiti, Jean-Max Bellerive, ha sostenuto come debbano essere gli stessi haitiani i protagonisti della rinascita. A loro spetta il ruolo leader. Bellerive ha detto che per fare questo "è necessario che venga riconosciuto da tutti che ad Haiti c'è un governo in carica che ha l'appoggio della popolazione. È falso che non stiamo lavorando. La ricostruzione è avviata: è vero, in modo lento, ma è partita".
Ma sono proprio i tempi dilatati che potrebbero essere fatali. Trecentomila le persone che secondo il presidente René Preval ...
di Francesco Bianco
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Alcuni dissidenti cubani iniziano lo sciopero della fame dopo la morte di Orlando Zapata Tamayo, che si era lasciato morire dopo 85 giorni senza cibo la scorsa settimana. La Commissione Cubana per i Diritti Civili ha annunciato che sono quattro al momento. Un altro attivista anti governativo, che non si trova agli arresti, ha detto che sta facendo lo sciopero anche della sete.
Nativi in lotta per la loro sopravvivenza. Succede in Colombia dove, secondo un rapporto pubblicato da Amnesty International, nel 2009 le popolazioni locali sono state costrette a subire ogni genere di angheria. Responsabili i gruppi della guerriglia, ma non solo. Anche forze di sicurezza e paramilitari si sono dati da fare con omicidi, sparizioni, sequestri di persona, minacce, abusi sessuali contro le donne, arruolamento di bambini soldato, espulsioni dalle terre e persecuzioni degli attivisti.
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Orlando Zapata Tamayo è morto dopo 85 giorni di sciopero della fame in un ospedale di L'Avana. Era stato arrestato insieme ad altri 75 dissidenti nel 2003. All'inizio fu condannato a tre anni di carcere, diventati poi 25 nei processi successivi. Tra i reati contestati quello di vilipendio a Fidel Castro. La famiglia parla di omicidio volontario da parte delle autorità cubane. Molte organizzazioni internazionali stavano seguendo con apprensione le sorti di Zapata.
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Il presidente Bachelet: "Ci vorranno anni per la ricostruzione"
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