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Il colonnello Gheddafi libera tutti gli africani rinchiusi nei centri di detenzione, tra cui i 205 eritrei per cui era partita una massiccia mobilitazione. Ora la patata bollente passa a Italia e Unione Europea

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Liberi tutti. Il colonnello Muammar Gheddafi ha rilasciato tutti gli stranieri rinchiusi nei centri di detenzione in Libia. Circa 3000 persone, tutti africani. Tra loro anche i 205 eritrei, di cui alcuni respinti dall'Italia, tenuti per poco più di due settimane nel carcere di Brak, nel sud del Paese in pieno deserto del Sahara. A tutti è stato concesso un permesso temporaneo di tre mesi per cercare lavoro in Libia. La sanatoria di Gheddafi ha svuotato quindi i centri, che erano stati fortemente voluti dall'Italia e da parte dell'Unione europea, e che in virtù degli accordi con Roma erano stati massicciamente usati. 



Il cambio di rotta potrebbe essere dettato dalla volontà di Gheddafi di non avere ingerenze esterne sul suo territorio. In tal senso le parole del potente ambasciatore di Tripoli a Roma, Hafed Gaddur, sono sicuramente di aiuto. Il capo della diplomazia libica in Italia ha sottolineato che non è concesso "a nessun Paese, neanche amico, di intervenire sulle questioni nazionali". Il regime deve avere maldigerito le proteste arrivate dall'Unione europea e da molti giornali e associazioni. Tra l'altro da anni Gheddafi si sta ponendo come leader influente nelle questioni africane e, certo, passare per quello che rinchiude nelle galere nel mezzo del Sahara cittadini di questo continente, non è un grande biglietto da visita per avere maggiore autorevolezza. La reazione del raìs dev'essere stata: prima mi chiedete avamposti per fermare l'immigrazione irregolare verso il nord del Mediterraneo, poi vengo definito un dittatore sanguinario se metto i clandestini in centri di detenzione. Insomma il colonnello è stanco di fare la parte del cattivo per l'Europa. E tutto questo avviene proprio mentre Bruxelles sta cercando di stringere un accordo con Tripoli, sulla falsariga di quello firmato con l'Italia.



Secondo fonti locali gli eritrei sono però ancora bloccati nella città meridionale di Sabha. Check point di militari libici impediscono loro di andare verso nord. Sono quindi costretti a dormire all'aperto e a sperare nella solidarietà degli abitanti della zona, che sembrerebbe esserci. La situazione è confusa. Secondo alcune fonti si tratta di un provvedimento temporaneo: bisogna dare tempo alle autorità libiche di organizzarsi. Per altri, senza l'intervento di un Paese terzo (principalmente l'Italia, visti i rapporti di amicizia), gli eritrei non potranno lasciare la zona. 



Ora ci sono quindi tre mesi di tempo. Novanta giorni in cui qualcuno deve trovare, e al più presto, una soluzione credibile. Il problema centrale è che per richiedere un nuovo permesso gli eritrei dovrebbero rivolgersi alla loro Ambasciata in Libia. Molti di loro sono disertori e verrebbero immediatamente arrestati. La Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra e quindi non riconosce la possibilità di diritto d'asilo. La patata bollente ora passa nelle mani di Italia e Unione Europea. Tutti Paesi che riconoscono lo status di rifugiato politico. E proprio l'Europa, molto severa a parole con l'Italia, dovrebbe mettere in pratica quello che sostiene in ogni dichiarazione pubblica. Lo sforzo per i 27 membri della Ue sarebbe quasi ridicolo. Significherebbe per ogni nazione dare "ospitalità" a circa 7 eritrei a testa. E chiudere così in modo indolore per gli Stati, una vicenda assai brutta che rischia di far perdere definitivamente la faccia al Vecchio Continente.

di Francesco Bianco (20 luglio)

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Il diritto d'asilo

 

Il diritto d'asilo è definito dall'articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite. Lo status di rifugiato è invece riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra, che garantisce a chiunque si trovi al di fuori del proprio Paese e non possa ritornarvi a causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni, di rimanere in uno degli Stati firmatari.
Inutile dire che l'Italia ha firmato entrambi i documenti. Ma non basta. Il diritto d'asilo è espressamente riconosciuto anche nell'articolo 10 della nostra Costituzione. Al terzo comma si dice infatti che: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".


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