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A vederne alcune scene su YouTube, somigliano a telenovelas in stile africano: segno della globalizzazione di certi stereotipi della tv seriale che conserva però alcune tipicità, come i riferimenti al vodoo e al dramma della tratta? Esplosa negli ultimi 15 anni, Nollywood (gioco di parole tra Nigeria e Hollywood) è molto di più: un'industria cinematografica che segue nel mondo solo quelle di Hollywood e di Bollywood (fusione linguistica tra Hollywood e Bombay); la Nigeria, dunque, si posiziona al terzo posto in termini di guadagni dopo Stati Uniti e India nella produzione di film. Incredibile ma vero: secondo la Cnn si tratta di un giro d'affari pari a 250 milioni di dollari, con una distribuzione di circa 200 home video al mese e sui 1.500 all'anno. Per chiarire le debite proporzioni, “Hollywood produce circa 800 film all'anno e Bollywood 2mila”, riferisce il giornalista nigeriano Eugene Agboifo Ohu, che a Lagos è editore esecutivo di “Netorb media”, società che vende domini su internet.
Girare è decisamente low-cost: meno di 20mila euro, con attori presi dalla strada, mentre appartamenti e uffici, alberghi, mercati e baraccopoli si trasformano in set per le riprese. E i film girati su supporto digitale in 5 settimane, con una post-produzione fatta al computer, vengono riprodotti su dvd venduti a 2 dollari. Le trame? Infarcite di temi forti, come violenza e corruzione, amore e stregoneria, satire socio-politiche e storie di gelosia, religione e vendetta, con demoni, cadaveri, corpi straziati che attingono all’immaginario simbolico locale. Ormai il business – che coinvolge ogni anno circa 200mila nigeriani - è sbarcato non solo negli altri Paesi africani, ma è approdato negli Stati Uniti e in America Latina. “In Italia i dvd arrivano attraverso canali informali e raggiungono i market etnici, negozi africani, parrucchieri e barbieri nigeriani”, racconta Ohu: una rete commerciale decisamente non tradizionale.
Un fenomeno complesso – spiega il giornalista - in cui “i produttori principali appartengono ai 3 gruppi etnici dominanti, sui 250 presenti: i nigeriani orientali (di etnia ibo, che fanno film nella loro lingua e in inglese), gli occidentali (yoruba, con film nella loro lingua con sottotitoli in inglese, francese e portoghese) e quelli soprattutto del nord (hausa, con film nella loro lingua sottotitolati in francese)”. Mentre gli ibo sono più “business oriented”, gli yoruba vantano un passato “artistico” e “un ricco patrimonio culturale che amano conservare; hanno prodotto film fin dagli anni Sessanta con artisti del calibro di Ola Balogun e Hubert Ogunde”. Un'autentica multinazionale, che arriva in Brasile e Cuba “dove ci sono comunità di yoruba che chiedono di vedere pellicole con le loro tradizioni, la cultura di origine”, mentre i dvd in hausa approdano “in Paesi africani francofoni a maggioranza musulmana, come Chad, Togo, Marocco. Inoltre le donne islamiche osservanti non possono andare al cinema: per loro l'home video quindi fornisce una valida alternativa. E anche un mezzo, da loro finanziato, per raccontare storie e condizioni di vita che non possono rivelare in pubblico”.
Il segreto del successo di Nollywood? “Si tratta di un modello di vendita al cliente tramite dvd: i film non si vedono al cinema, perché troppo costoso rispetto all'acquisto di un dvd: circa 6 volte tanto”, spiega Ohu, che ripercorre le origini del boom: risale al 1992 il primo film che suscitò un grande interesse, "Living in bondage", cioè “Vivere in schiavitù”, prodotto da Ken Nnebue per la regia di Chris Obi-Rapu. “Era un commerciante di apparecchiature elettroniche, come radio, televisori e microonde; il suo home video-Nollywood, prodotto nella città ibo di Onitsha, ha venduto circa 750mila copie, un numero senza precedenti di vendita al dettaglio, con il vantaggio di avere un canale di distribuzione già stabilito per i suoi prodotti di elettronica”. Non era la prima incursione di Nnebue in una produzione cinematografica: “In precedenza aveva sponsorizzato tre film in lingua yoruba”, anche se non sono stati un successo come il melodramma incentrato sulla magia nera.
Grazie a canali satellitari a pagamento, oggi i film di Nollywood possono arrivare ad abbonati in tutto il mondo e in tre diverse lingue: inglese, ovviamente, ma anche yoruba e hausa. Per gli amanti del genere e i curiosi, non resta che augurare buona visione!
di Laura Badaracchi, foto Pieter Hugo (1 luglio 2010)
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“Giovani italiani professionalmente preparati, attivi ed entusiasti di vivere e lavorare in un Paese sicuramente problematico ma dalle grandi opportunità umane e lavorative, tant’è che in molti lasciano presto il lavoro dipendente per lanciarsi in opere imprenditoriali, soprattutto nel settore della ristorazione”. È l'identikit degli italiani che vivono in Nigeria, emerso dai risultati di una indagine della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana e del Sei-Ugl (il Sindacato degli emigrati immigrati), presentata a fine maggio ad Abuja. La Nigeria ha circa 140 milioni di abitanti e 250 gruppi etnici. Secondo mons. Giancarlo Perego, direttore della Migrantes, rappresenta “uno dei laboratori più importanti per le prospettive economiche e sociali e per costruire il dialogo religioso e culturale”. Proprio ad Abuja l'Ugl ha inaugurato uno sportello informativo e di assistenza per i nigeriani che vogliono migrare in Italia e gli italiani che lavorano in Nigeria; ha aperto i battenti anche una sede del patronato Enas, di sostegno alla comunità italiana in loco.
Ad oggi in Nigeria si conta circa un migliaio di nostri connazionali, mentre i nigeriani in Italia sono circa 45 mila, pari all’1,1% della popolazione immigrata. Spesso questa esigua ma vivace minoranza, composta prevalentemente da donne, si ritrova a lottare contro i pregiudizi dell’opinione pubblica che la collega solo a traffici illeciti, tratta e prostituzione. Tra loro, cristiani di diverse confessioni e qualche musulmano; 15 i sacerdoti cattolici nigeriani che in diverse diocesi italiane si prendono cura come cappellani dei loro connazionali.


