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Dopo sei anni di 'esilio' europeo e più di 12 ore di volo, mi sono sentito piuttosto emozionato e commosso nel ritornare sul continente africano. Soprattutto in occasione di una manifestazione così importante come la Coppa del Mondo di calcio. Leggendo dappertutto lo slogan 'Welcome the World to Africa!' mi sono sentito fiero e felice di esser africano.


Mi trovo adesso a Silvertone, un quartiere della città di Pretoria, nome che deriva da un boero (questo il nome dei coloni olandesi) che si chiamava Pretorius; del resto quasi tutte le vie del Sudafrica portanno i nomi boeri.


Già dal mio arrivo all’O.R. TAMBO, International Airport of Johannesburg, mi sono subito imbattuto nel decoro e nei suoni dei Vuvuzella, la trombetta dei tifosi dei Bafana Bafana (nome della squadra sudafricana) usano per incitare i loro giocatori: i supporter, in particolare quelli della città di Johannesburg, sono già immersi dall’euforia della festa che inizia ufficialmente venerdì 11 giugno. Ho avuto modo di visitare molti Paesi europei, ma posso affermare che, vedendo la modernità dell’aeroporto di Johannesburg, mi sono chiesto se mi trovavo realmente in un Paese africano. Anche perché lo speaker dell’aereo, scherzando, aveva informato noi viaggiatori che stavamo atterrando a Monaco invece che a Johannesburg: appena sceso, sono stato però rassicurato dalla vista di poliziotti neri.


E’ vero che per uno che viene da un piccolo Paese come il Congo-Brazzaville dove la povertà è molto diffusa e che conta circa 3 milioni di abitanti - meno di quelli che abitano a Soweto (South West TownShip), una delle tante township del Sudafrica e la più nota (da lì è partita la scintilla che ha rovesciato il regime dell’apartheid). Fa una forte impressione rendersi conto che un Paese africano abbia un tenore di vita così elevato.


E’ vero poi che ogni nazione ha una storia a sé, ma nei miei primi due giorni del mio soggiono sudafricano, mi sono chiesto se per caso non mi trovassi in una banlieue parigina, o in un quartiere di Milano perché la realtà è proprio diversa dall’Africa che conosco io. Dal punto di vista dello sviluppo, mi sono venute in mente alcune dichiarazioni dell’attuale presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, quando ha dichiarato che la città di Roma è sporca come l’Africa. Però i sentieri sudafricani che sto scorrendo in questo mese dei mondiali, non hanno niente da invidiare all'Occidente.


Mentre stavo cercando le indicazioni per trovare l’uscita dall’aeroporto, i miei occhi si sono fermati davanti a questa scritta: “Firearm Import/Export”, infatti il Sudafrica è uno dei pochi Paesi africani che possiede le fabbriche di armi ed esporta anche in mezzo mondo. Anche girando nei quartieri di Pretoria, come Sunshine, dove c’è una forte presenza di immigrati dallo Zimbabwe, dal Mozambico, dall’Rd Congo e dal Congo-Brazzaville, si incontrano edifici dove si può leggere “Army Surplus Store”. Ovviamente nella mia piccola esperienza di viaggiatore, un’insegna del genere ti fa capire che ti trovi davvero in un’altra realtà.


Ma aldilà di tutto questo, il momento che mi è piaciuto di più è stato l’incontro con Talitha, una ragazza sudafricana di 26 anni, originaria di Vereeniging, una località a circa 80 km a sud di Johannesburg. Oltre all’inglese, parla anche il South Sotho, la lingua usata nello stato del Lesotho e nelle regioni del sud del Sudafrica, come Free State per esempio. Talitha ha un bimbino di 3 anni e vive nel quartiere di Soweto. Talitha lavora in un supermercato dove fa la commessa, solo che con i suoi piccoli risparmi, ha avuto un’idea geniale: mettere in piedi proprio all’interno dell’aeroporto O.R. Tambo di Johannesburg, un banchetto dove si possono comprare magliette, gadget, palloni, zainetti, porta chiavi e diversi accessori connessi alla Coppa del mondo, ai colori locali dei Bafana Bafana e alle altre nazioni che giocano il mondiale. Talitha indossava una maglietta dell’Italia, e le ho chiesto per curiosità come mai aveva adosso quella maglia: non è riuscita a darmi una vera motivazione perché uno dei suoi primi desideri sarebbe di visitare un giorno l’Inghilterra, la Francia e, forse l’Italia.
 

Al mio secondo giorno in Sudafrica, sono andato a visitare the “Union Buildings”, la sede dove si trovano gli uffici del capo dello stato, Jacob Zuma e dei suoi ministri
. Davanti al grande palazzo fatto di mattoni grigi, sorge un grande e bellissimo parco dove si può ammirare dall’alto il paesaggio e la bellezza della città di Pretoria. Mentre all’interno del parco si trova una grande statua di James Barry Punnik Hertzog, primo ministro dal 1924 al 1939, e fa parte dell’etnia dei Boeri, cioè i contadini. E' infatti questo gruppo di olandesi che sono andati ad occupare il Sudafrica dopo tante battaglie con i cittadini locali, in particolare i gueriglieri zulu che dominavano a quell’epoca gran parte del Sudafrica sino al vicino Zimbabwe. I boeri hanno creato una loro lingua che si chiama Africans, che fa parte ovviamente delle 12 lingue nazionali del Sudafrica. Ma di tutte queste lingue, la più strutturata e diffusa è lo zulu.

di Alix Ndembi (10 giugno 2010)

{ 1 Commenti }

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alix ha scritto:
2010-06-10 21:26:03
Very good!!!

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