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Milano

 

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Foto di Sanatoria: dalla beffa alla truffa

Torniamo sempre lì, alla sanatoria 'beffa' dello scorso settembre. Ma non è inutile, anche perché già si mormora di una nuova sanatoria, e i passi falsi da evitare sono molti. Ahmad e Sahid ci sono rimasti dentro, intrappolati. La loro non è una storia semplice, perché pur di emergere dall'illegalità hanno tentato la truffa e - se si può dire che le condizioni della sanatoria hanno legittimato la tentazione - si sono messi nei guai con le loro stesse mani.


Ahmad e Sahid hanno più o meno la stessa età, 25 anni, vivono e lavorano a Milano e vengono dall'Egitto. Non hanno imparato la lezione, perché quando li incontro chiedono anche a me "di un avvocato 'bello'", che li aiuti ad avere i documenti presto. Non importa quanto costa, perché "noi possiamo pagare". Quello che lasciano intendere, è che la legalità è un fatto secondario. Vogliono il permesso di soggiorno, e lo vogliono subito. Ad ogni costo. Sanno di aver sbagliato: "chi ha fatto domanda insieme a noi, adesso è già in regola" mi dicono, ma lo farebbero di nuovo.


In Italia da 4 anni, Sahid mi guarda con un occhio solo, l'altro è cieco. Mi spiega che suo nipote adesso - gli dicono - è più alto di lui. Che sua sorella si è sposata ed è incinta, che il figlio di un altro suo fratello non l'ha ancora visto, e ha già un anno. Mi spiega che i suoi genitori sono anziani, che suo padre a volte lo chiama e litiga con lui perché ancora non torna. I suoi non sanno che è coinvolto in un processo per truffa, "mia madre si ammalerebbe subito", spiega.


Sahid e il suo amico lavorano a chiamata. C'è un cugino, in Italia con regolare permesso di soggiorno, che li fa lavorare come carpentieri nello stesso cantiere dove lavora lui, "perché il suo capo non fa domande, e allora quando hanno bisogno mi chiamano la mattina e io vado subito". 5 euro all'ora, quasi tutti messi da parte. "Ma se avessi i documenti potrei lavorare di più", aggiunge.


È così che lo scorso settembre, quando il governo dà il via in tutta fretta alla sanatoria per colf e badanti - dopo essersi reso conto che il reato di clandestinità rischiava di far finir dentro qualcosa come 500mila clandestini impiegati come badanti, ma anche i loro datori di lavoro o gli affittuari italiani -, Sahid e Ahmad credono di aver trovato finalmente la loro via di uscita. Trovano un anziano italiano che, tramite un conoscente, sempre italiano, si dice disponibile a fingere di assumerli come colf in cambio di 2mila euro subito. Altri mille una volta ricevuti i documenti.


Vecchio e giovane, i due italiani si spartiscono la somma, e i ai due egiziani resta solo da andare alle poste e pagare altri 500 euro previsti dalla sanatoria come contributo alla regolarizzazione. E poi aspettare. Ma i due hanno fretta, e il tempo passa per loro troppo lentamente.


Arriva novembre e un ragazzo, questa volta egiziano, suggerisce loro un modo infallibile per accellerare le pratiche. Parla di un certo avvocato a Crema, una donna, che aiuta gli irregolari. I due vanno nella cittadina lombarda e la trovano subito, "senza bisogno di conoscerne il cognome", ci raccontano. In città infatti tutti (gli immigrati) sanno chi è e dov'è. Riceve in un piccolo bar, dentro un parco, e quando i due la raggiungono la scena è inverosimile: "C'era una settantina di immigrati da tutti i Paesi, giravano intorno al bar e lei usciva di tanto in tanto e ne chiamava uno, per riceverlo". A loro tocca una parcella relativamente modesta, pagano 500 euro a testa, in cambio di documenti falsi. Con questi, devono presentarsi in Questura per il rilevamento delle impronte digitali.


Altre persone pagano molto di più, a seconda dei casi. "Ho visto un mio amico dare 7mila euro. Ma tantissimi hanno fatto così, tutti quelli che conosco". Chi non aveva abbastanza soldi, ci dice ancora Ahmed, chiama a casa e chiede alla famiglia di restituire il denaro messo da parte con il suo lavoro attraverso le rimesse.


Arrivati in questura, pieni di fiducia, Ahmad e Sahid saranno bloccati e denunciati. Su quei timbri falsi partirà un'indagine e adesso "rischiano di essere denunciati per vari reati, come concorrenti" - ci spiega Paolo Oddi, il nostro avvocato esperto in materia. Rischiano seriamente l'espulsione e forse anche il carcere. Unica consolazione, è stata fermata anche l'avvocatessa di Crema. Cosa che dalla Questura non ci confermano, né smentiscono, "ma possiamo dire che per reati come questo, legati alla sanatoria dello scorso settembre, sono in corso indagini in tutta la provincia di Cremona , non solo a Crema".


Che la questione sia di enormi proporzioni si capisce subito, anche se non ci sono dati precisi sull'argomento. Secondo il ministero dell’Interno, negli ultimi tre giorni della Sanatoria, dal 28 al 30 settembre scorso, sono state inviate 80 mila domande, ovvero il 27,2% del totale. Gente che ha dovuto 'cercarsi' al volo un datore di lavoro. Di quei giorni, i patronati hanno un ricordo vivo, con gli sportelli invasi da gente disperata, che racconta storie pesanti, legate chiaramente all'illegalità e quasi sempre candidamente ammesse. Milano, città che vanta una presenza di immigrati tra le più alte in Italia, registra il record: circa 43 mila domande di regolarizzazione, quasi il 15% del totale nazionale.



"Se quanto hanno fatto è umanamente comprensibile, non lo è legalmente - continua Oddi. Peggiorano la loro situazione e finaranno per trovarsi, magari, sul banco degli imputati. Una eventuale condanna per un reato collegato a emersioni/sanatorie potrebbe pregiudicare in futuro la possibilità di regolarizzarsi". Anche trovarsi un avvocato onesto non sembra facile, quando si appartiene a una fascia tanto debole. Nel caso di questi due ragazzi egiziani, questo momento non è ancora arrivato: "Adesso ci segue un altro avvocato - ci spiegano -. Ci costerà mille euro a testa, ma ci ha promesso che potremmo avere il permesso di soggiorno in 6 mesi".

di Michela Dell'Amico (15 luglio 2010)

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"Io ce l'ho fatta... ma ancora non ho i documenti"

 

 

 

Mettere in regola colf o badanti irregolari è costato - durante la sanatoria dello scorso settembre - 500 euro. In termini di tempo ci è voluto circa un anno, tra poste, questure, prefetture e molto molto altro.

Aver fatto una falsa dichiarazione di emersione può esser costato molto di più: fino a 6 anni di carcere e l'addio all'Italia. Ogni nucleo familiare poteva regolarizzare al massimo 3 lavoratori extra Ue: una colf per il lavoro domestico e 2 badanti. Sotto, nel dettaglio, si riportano le regole che erano da seguire passo passo.

 

Iniziamo con un assaggio delle trafile necessarie, attraverso l'esperienza di Tiziana e Angela.


Tiziana abita a Villongo (Bg) e ha regolarizzato Angela, che arriva dall'Ucraina, lo scorso settembre. Angela è la badante della mamma di Tiziana, Maria. Per la verità, Angela attende ancora i documenti, ma a un fermo di polizia sarebbe inattaccabile, perché in attesa di regolarizzazione. Potrà presto lasciare l'Italia per farsi un paio di settimane a casa dai figli e poi ritornare.



Ma cosa è stato necessario fare? "Ah - mi dice Tiziana - per non tenerti qui mezza giornata ti dico in due parole: 500 euro per la regolarizzazione, che io e Angela abbiamo pagato a metà, e 600 euro per i contributi pregressi, sempre a metà. Abbiamo dovuto raccogliere ogni genere di documento: da quelli di identificazione di Angela, al contratto di compravendita della casa dove abitava con mia madre. Sono serviti anche i metri quadrati e tutta una serie di dettagli sull'abitazione. Altro bel problema, la sicurezza. Ho dovuto sistemare casa come se avessi voluto affittarla: impianti a norma, che nel mio caso ha significato chiamare l'elettricista e rifare i lavori. Ottenere il certificato e portare anche quello in Prefettura. Poi l'Inps, con tutta una serie di incartamenti da mandare e - nel caso - rimandare, per posta. E poi l'assistenza sanitaria, la questura...un calvario".


Ed ecco le procedure stabilite dalla sanatoria: la domanda di emersione poteva essere presentata da un datore di lavoro italiano o straniero, se in possesso di titolo di soggiorno, che al 30 giugno 2009 occupava irregolarmente, da almeno 3 mesi, lavoratori italiani o stranieri. Per le badanti, la regolarizzazione poteva essere fatta anche da un componente della famiglia non convivente con la persona assistita. La domanda andava inviata dall'1 al 30 settembre 2009 all'Inps per il lavoratore italiano o europeo, e allo sportello unico per l'immigrazione per il lavoratore extracomunitario.


In quest'ultimo caso, la dichiarazione (telematica) doveva contenere i dati identificativi del datore di lavoro, le generalità e la nazionalità del lavoratore extracomunitario, gli estremi del passaporto. Per l'assunzione delle colf (ma non per le bandanti) era necessario, poi, indicare tipologia e modalità di impiego. Il datore di lavoro doveva essere in possesso di un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro annui. Indispensabile mostrare l'attestazione dell'occupazione del lavoratore per il periodo previsto dalla sanatoria, la dichiarazione della retribuzione (in linea con il contratto collettivo nazionale di lavoro) e, in caso di lavoro domestico, l'orario lavorativo a tempo pieno o a tempo parziale non inferiore a 20 ore settimanali. Infine, si doveva allegare la proposta di contratto di soggiorno, gli estremi della ricevuta di pagamento dei 500 euro.