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Milano
Domenica 15 gennaio, nell’assordante silenzio generale, si è consumata l’ennesima rivolta in un Centro di Identificazione ed Espulsione. Parliamo del famigerato Cie di via Corelli, a Milano. Tutto parte dalla stortura italiana che considera alcuni esseri umani ‘illegali’, solo per il fatto di esistere; come fossero un gas nervino o una slot machine non registrata (tra l’altro molto più tollerata che un essere umano).
Dopo l’ennesima perquisizione della polizia, alcuni ‘ospiti’ forzati del centro avrebbero (d’obbligo il condizionale: sono veramente poche le notizie che trapelano) appiccato un incendio. Sono finiti in manette (dal Cie alla galera: non troppa differenza) 27 nordafricani: prima in questura e poi direttamente a San Vittore. La perquisizione degli agenti avrebbe riguardato la ricerca di oggetti usati per atti di autolesionismo: lamette, oggetti metallici, pile, batterie per cellulari, etc.
Gli ‘ospiti’ del Cie, per avere anche un solo momento di libertà, sarebbero disposti a ferirsi per poter andare in ospedale e sentirsi liberi, anche per un attimo. E’ sconvolgente. E’ inumano trattenere forzatamente persone che si vedono costrette a farsi del male per essere libere.
Cinque camerate sarebbero risultate inagibili dopo l’incendio provocato dando fuoco ai materassi. Incendio domato prontamente dai vigili del fuoco. Al momento non si sa dove finiranno i migranti assegnati alle camerate date alle fiamme, ora inagibili, ma siamo pronti a scommettere che questa notizia non toglierà il sonno a nessuno.
di Angiola Bellu (19 gennaio 2012)
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