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Manifestazioni in tutta Italia per la prima volta di "Ventiquattr'ore senza di noi". Il racconto di una giornata particolare

Alla fine il giallo ha vinto. Il colore simbolo di 'Ventiquattr'ore senza di noi', la prima iniziativa di sensibilizzazione del valore economico ma soprattutto umano degli stranieri, ha riempito molte città. Italiani, vecchi e nuovi, stranieri, operai, studenti, casalinghe si sono ritrovati. Manifestazioni, cortei, performance di artisti, musicisti, attori, letture, balli, proteste, slogan per tutta la giornata.

 

Alla fine il giallo ha vinto. Poca informazione, poca copertura mediatica. È la prima volta che accade nel nostro Paese, che i grandi giornali, le televisioni seguano senza l'attenzione dovuta una giornata dedicata ai diritti fondamentali di 4 milioni e mezzo di persone che in Italia lavorano, vivono, studiano, pagano le tasse, fanno figli. Scarsa informazione nei giorni precedenti sulla stampa, notizia relegata nelle posizioni basse durante e dopo le manifestazioni. Si fa fatica a parlare d'immigrazione come valore positivo. Più facile offrire solo una lettura attraverso i problemi di ordine pubblico. Non c'è fatto di cronaca con stranieri protagonisti, anche il più insignificante, che non occupi alto e altro interesse. Provate voi stessi. Andate su qualsiasi sito dei principali giornali italiani e vedrete.

 

Alla fine il giallo ha vinto. Tanta gente in ogni regione. Tanto fervore da colpirci di sorpresa. 'Ventiquattr'ore senza di noi' è nato in pochissimi mesi, dall'iniziativa privata di un gruppo di donne, sull'esempio dell'identica iniziativa francese. Poi ha fatto il resto il tam tam via internet, cassa di risonanza genuina e non controllabile. L'appoggio tiedipo dei sindacati (ad eccezione della Fiom), l'anonimato nei discorsi della maggioranza del nostro mondo politico, senza alcuna distinzione di colore. Tutti presi dalla presentazione più o meno legittima delle liste elettorali. Meglio così: alla fine il giallo ha vinto. Da solo. Ora è più forte.


Alla fine il giallo ha vinto. Soddisfatte e sorprese dalla partecipazione all'iniziativa sono soprattutto le promotrici del primo marzo italiano. Stefania Ragusa parla di circa 300 mila persone in tutta Italia e di circa 30 mila nella sola Milano: "Tutti i nostri obiettivi sono stati raggiunti già prima della giornata di mobilitazione, con le decine di migliaia di contatti sul nostro blog, con la creazione di una rete nazionale, con l'inserimento nel dibattito pubblico dei diritti degli immigrati. È stato fatto un lavoro straordinario. Ora, in vista degli impegni futuri, dobbiamo ristrutturare il movimento in modo da valorizzare il contributo dei comitati e costruire una piattaforma politica. Le aree di intervento sono scontate: legge Bossi-Fini, permessi di soggiorno, cittadinanza breve, centri di identificazione ed espulsione. Le modalità invece vanno ancora decise". Daimarely Quintero, sindacalista cubana, anche lei impegnata in prima persona nel coordinamento del primo marzo, è rimasta soprattutto colpita dalla partecipazione degli stranieri: "La loro presenza è stata molto più alta del previsto, non solo hanno manifestato per i loro diritti ma hanno anche organizzato molte delle inziative in programma. Questo ci ha fatto capire che gli immigrati sono pronti a mobilitarsi. Tranne cinesi e filippini, che come associazioni non erano presenti, gli altri c'erano tutti".

 

Ecco la cronaca dei nostri corrispondenti da Brescia (Valerio Gardoni), Reggio Calabria e Rosarno (Piervincenzo Canale), Venezia (Chiara Semenzato), Bologna (Chiara Pizzimenti), Milano (Ginevra Battistini).

 

BRESCIA, LA PICCOLA VOCE DI SALMA
Di Valerio Gardoni


Brescia, piazza della Loggia. Sono arrivati in tanti, tantissimi, alcune fonti parlano di 8000, l’importante è che  in piazza per “24 ore senza di noi” non ci sono immigrati o rifugiati, regolari o clandestini, bianchi o neri, di una fede o l’altra, ma persone. Tante persone. Gialli sono i fiori di carta sulle giacche, gialli i palloncini; giallo è il colore apolitico che unisce, rompe i confini, abbatte i muri e riempie le vie della città. Sul palco salgono i rappresentanti del sindacato, delle associazioni, delle scuole, lanciano slogan a cui fanno eco le ovazioni. Diverse fabbriche hanno dovuto chiudere, altre hanno lavorato a regime ridotto, il 90% dei commercianti di origine straniera ha tenuto il negozio chiuso mezza giornata. In piazza si canta e si balla mentre gli altoparlanti mandano musica etnica a palla. Poi sul palco si fa largo Salma, ha nove anni, un rotolo di fogli nelle mani e una voce esile, ma decisa. Qualcuno abbassa il microfono. (LEGGI BOX)

 

Le foto

 

 

REGGIO CALABRIA E ROSARNO

Di Piervincenzo Canale

 

150 persone a Reggio Calabria e 150 a Rosarno. Numeri alla mano, degli immigrati non frega niente a nessuno. Eppure, come ha detto Gianfranco Fini durante una conferenza organizzata da ‘Libertiamo’: “ci pagheranno la pensione”.

Il comitato del primo marzo di Reggio Calabria, coordinato da Tiziana Barillà, ha organizzato una marcia, con stop in punti intermedi e un momento finale in piazza Duomo con canti, balli e degustazioni. Una manifestazione simpatica partecipata anche da giovani italiani e da qualche persona meno giovane.

 

Senza un apparente collegamento con lo sciopero degli stranieri, anche se i relatori hanno più volte fatto riferimento allo sciopero ‘un giorno senza di noi’ partito a settembre 2009 dalla Francia, è stata la conferenza dell’Arci a Rosarno a cui hanno partecipato insieme a cittadini rosarnesi e calabresi anche Fausto Bertinotti, Laura Boldrini, Pap Khouma, Tito Boeri,  Paolo Beni dell’Arci nazionale, Giuseppe Scandinaro e Giuseppe Fanti dei circoli Arci di Rosarno e di Reggio Calabria.

 

Dopo la consueta introduzione del padrone di casa, Scandinaro, l’ex presidente della Camera dei Deputati, Bertinotti, ha sottolineato come i fatti di Rosarno abbiano evidenziato la mancanza di diritti della persona e di diritti del lavoro. E poi l’autocritica. “Chiamatela come volete, partito, sindacato, movimento, io comunque mi sono vergognato che la mia parte non abbia organizzato un grande movimento nazionale d’indignazione dopo i fatti di Rosarno”, ha detto Bertinotti.


Dopo gli interventi dei cosiddetti big, che sono scappati quasi subito dopo i rispettivi discorsi, alcune persone rimaste in sala hanno notato l’apporto scarso e la mancanza di confronto nella conferenza dell’Arci. Un’occasione mancata visto che molti rosarnesi rivendicano fortemente di non essere razzisti e denunciano di pagare pegno a causa di un gruppetto di teste calde. Ci sarebbero stati sicuramente tanti argomenti e punti di vista su cui confrontarsi.


A conclusione del discorso dello scrittore senegalese Pap Khouma c’è stato un piccolo momento di tensione. Alcuni cittadini rosarnesi hanno rimproverato Khouma di aver dato del ‘razzista’ a tutta la cittadinanza mentre lui si difendeva dicendo che non era vero. Alcuni agenti delle forze dell’ordine sono intervenuti per dividere il gruppo. Anche questo succede dalle nostre parti.

 

Il video

 

 

VENEZIA

Di Chiara Semenzato

Tamburi e canti tribali, palloncini e fiocchi gialli, gente di ogni colore. Variopinta e allegra piazza Ferretto, a Mestre, cuore della terraferma veneziana e il primo marzo cuore anche delle manifestazioni organizzate per il primo sciopero degli immigranti. La festa è cominciata alla 17: ad attirare passanti incuriositi la musica delle danze africane scandita dallo djembe. Bastano pochi minuti e le mani cominciano a seguire il ritmo, i bambini si mettono a ballare.



È il giallo, anche nella terraferma veneziana, il colore dominante: quasi tutti hanno qualcosa di giallo addosso, un fiocchetto sulla giacca, un nastro o un fiore tra i capelli. A fare da sfondo alla festa uno striscione a caratteri cubitali: “Veneto libero dal razzismo e dalla paura”. No decisi che risuonano più e più volte dal palco insieme ai sì all’integrazione, alla multicultura, alla pace. “Vogliamo far sapere agli italiani – spiega Ndiaye Alassane, senegalese, da due anni e mezzo in Italia e membro del comitato organizzatore veneziano – quanto gli immigrati servano all’economia. Non roviniamo il lavoro di nessuno, facciamo lavori che gli italiani non vogliono più fare”.



Concetti ribaditi anche dalle note di “Io vengo dalla luna” di Caparezza e dalle decine di cartelloni gialli appesi un po’ ovunque. Cartelloni che sfatano molti dei luoghi comuni sugli stranieri e ne denunciano le situazioni di sopruso: “Siamo il Paese occidentale con meno immigrati” si legge. E poi ancora: “Gli immigrati sostengono il sistema previdenziale italiano” e “Gli immigrati che lavorano in nero al sud sono vittime del neoschiavismo”.



Momento clou della festa, alle 18, in contemporanea con le altre 60 piazze italiane che hanno organizzato eventi per il primo marzo: un lungo applauso accompagna centinaia di palloncini che vengono liberati nei cieli della terraferma veneziana. “Il giallo perché è un colore vivo e vivace – spiegano dal palco – i palloncini a portare un messaggio diverso, di apertura e di accoglienza”.

Valori che vanno insegnati fin dall’infanzia e dall’adolescenza. Per questo gli organizzatori veneziani hanno scelto di dare ampio spazio alle scuole. Tanti i ragazzi che ieri a Mestre hanno partecipato al corteo studentesco, entusiasmo e partecipazione sabato mattina a Marghera con i bimbi delle elementari a scuola di lingue e alfabeti lontani: quattro gazebi in piazza per imparare a dire “ciao come stai” in persiano, cinese, bangla e wolof. Un modo semplice per conoscere l’altro, il diverso, un modo semplice per non lasciare spazio alla paura. Era viva, ieri pomeriggio, la piazza di Mestre: per qualche ora tra veneziani e stranieri non ci sono stati né muri, né steccati.

 

Le foto

 

 

BOLOGNA

Di Chiara Pizzimenti

Non solo una iniziativa simbolica. Lo sciopero degli immigranti c’è stato veramente nelle fabbriche bolognesi. Otto ore di stop alla Bonfiglioli B1 di Calderara, alla Euroricambi e alla Titan di Crespellano, un’ora all’uscita per la Ducati di Borgo Panigale. Questo si legge nel primo dei comunicati del Coordinamento Migranti di Bologna. E sono solo alcune delle aziende in cui gli immigrati hanno incrociato le braccia per far vedere quanto le loro braccia, il loro lavoro, sono importanti.

La crisi però colpisce molti lavoratori anche immigrati che non possono permettersi di perdere una giornata di lavoro. “Li abbiamo comunque invitati – spiega Qasim Abbas Syed vicepresidente del Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna – a mettere una maglietta gialla, il colore di questa giornata, un colore che non si associa a nessuna forza politica”. “Questa – aggiunge Hayat El Youssoufi, giovane originaria del Marocco che fa parte del Consiglio – è la giornata dei protagonisti invisibili: gli immigrati di cui si parla sempre, ma il cui parere non viene mai chiesto”. È ancora Hayat a snocciolare i dati: “Gli immigrati producono il 9,2% del Pil e versano 3,5 miliardi di tasse, ma non possono eleggere rappresentanti, hanno più doveri che diritti”.

 

Già in mattinata c’è stato un presidio delle Rdb davanti all’ufficio immigrazione della questura e uno in piazza Maggiore, nel pomeriggio però l’appuntamento più importante in piazza Nettuno. Una manifestazione con microfono aperto alle storia degli immigrati, con foto fatte dai partecipanti, con letture di poesie soprattutto tanto giallo. Circa 4000 le persone che si sono poi unite al corteo davanti alla prefettura e per le vie del centro.

“È la prima volta, un punto di partenza – conclude Qasim Abbas Syed – noi speriamo che questa giornata diventi un appuntamento fisso, ogni anno, per far sentire la voce degli immigrati e che si affianchi ad altre iniziative”.

 


MILANO

Di Ginevra Battistini

 

Quella del primo marzo a Milano è stata soprattutto una giornata di mobilitazione e di visibilità. Per la prima volta italiani e stranieri sono usciti dalle loro case, dagli uffici, dalle industrie, dai magazzini, dalle scuole per esprimere la loro protesta verso ogni forma di discriminazione. In piazza tutti insieme per dire che gli immigrati sono prima di tutto persone e non 'macchine da lavoro' da spremere fino all'osso. Per ribadire che oltre ai doveri ci sono i diritti, diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione e troppo spesso violati. Per dimostrare che dietro ai lavoratori che ogni giorno contribuiscono alla crescita dell'economia italiana, ci sono uomini e donne, con storie di migrazione faticosissime e a volte dolorose. Dal palco mobile di piazza della Scala, davanti al municipio, si sono alternate voci di stranieri, che hanno rivendicato le proprie origini e i propri obiettivi, con interventi di italiani, sindacalisti, insegnati, studenti e altro ancora.

Da parte immigrata, quello che si percepiva con una certa evidenza era la soddisfazione, persino la gioia di poter dire oggi siamo qua, ci prendiamo lo spazio e il tempo per manifestare il nostro dissenso e lottare insieme a voi italiani per una causa di civiltà. Per questo il primo marzo è stato un successo e dobbiamo ringraziare chi ha avuto il merito di organizzare un'iniziativa del genere e tutti coloro che vi hanno partecipato. I numeri non cambiano il senso di questa giornata. Eravamo forse in 500 a sfilare per le vie del centro in mattinata, sicuramente diverse migliaia in piazza del Duomo verso sera. Molti gli stranieri in sciopero, soprattutto latinoamericani e africani, operai, meccanici, educatori, segretarie, infermieri e badanti. La stragrande maggioranza degli asiatici ha iniziato a prendere parte alla manifestazione dopo il lavoro e ha raggiunto gli altri in piazza del Duomo.



L'accusa più forte quella contro il sistema politico e mediatico che criminalizza gli immigrati e riempie gli italiani di paura e ignoranza. La rivendicazione più forte quella di voler essere considerati prima di tutto persone con gli stessi diritti degli italiani.

 

Le foto

di Francesco Bianco

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LA LETTERA DI SALMA

- Attenzione, attenzione, la mia voce è molto piccola, ma le mie parole sono troppo pesanti.

La voce di Salma paralizza la piazza e la musica etnica, piomba il silenzio e migliaia di persone stanno attonite ad ascoltare le parole della piccola coraggiosa bambina.

- Bismillah Irrahaman Irrahim (inizio col nome di Allah)

Buon giorno a tutti, sono Salma Hassan e grazie al Presidente della Repubblica d’Italia, sono una bambina italiana, antirazzista di origine pakistana.

Dico grazie alle associazioni di immigrati e antirazziste di Brescia e provincia le quali oggi mi hanno dato l’occasione di parlare contro tutti coloro che in Italia sono razzisti e a coloro che hanno creato le leggi che tolgono i diritti agli stranieri e ai loro figli.

Le persone che sono qui oggi in Piazza della Loggia a Brescia non sono qui per fare una battaglia, ma per chiedere i propri diritti. Quelle persone che hanno fatto le leggi contro gli immigrati e tolto i loro diritti mi devono ascoltare.

Devono prima ricordare quello che è successo 30-35 anni fa, ricordare tutte quelle persone che sono partite verso l’Argentina, l’America, l’Australia ecc. Anche a loro sono stati tolti i diritti? Anche per loro sono stati fatti dei muri come qui in Italia per gli immigrati?

Non create muri contro gli immigrati in Italia perché se è caduto il muro di Berlino noi possiamo far cadere quello che create in Italia.

Se loro mi stanno ascoltando, che mi ascoltino a orecchie aperte! Basta al razzismo, basta!

Non bruciate i diritti degli stranieri che vivono in Italia, più li bruciate e più le fiamme si alzeranno e anche spegnendole non si spegneranno. Ricordate le storia del Sud Africa, dove c’era il razzismo, Nelson Mandela ha fatto sacrifici per sconfiggerlo. Se si continua così, un domani anche in Italia verrà un altro Nelson Mandela. E chissà? Potrebbe essere un bianco stesso!

Secondo la legge di Bruxelles nei Paesi appartenenti all’Unione Europea viene utilizzato l’euro come moneta uguale per tutti: anche in Italia, ma perché non sono uguali i diritti?

Dove andiamo noi, se ci mandate via? Non si può tornare indietro, non si può! Qui sono le nostre case e nessuno ci deve buttare via, è chiaro?

Parlate di concedere i diritti umani in Afghanistan e in Iraq quando nel vostro Paese li state annientando!

A Rosarno le persone sono state picchiate, cacciate via, cosa ha fatto il governo?

Io da quel giorno penso e piango. Perché è successo? Io non ho niente da dare a loro, ma chi possiede abbastanza cosa ha fatto per queste persone?

Basta razzismo, basta espulsioni, piuttosto cercate di concedere il permesso di soggiorno, carte di soggiorno e le cittadinanze sospese negli uffici.

Se nel governo italiano esiste qualcuno disposto a concedere diritti agli stranieri onesti che li conceda! Oggi siamo riuniti in piazza della Loggia, ma domani potremo raggiungere Bruxelles per i nostri diritti.

Ora concludo il mio discorso dicendo solo che persino il faraone aveva dichiarato di essere Dio: per sconfiggerlo è dovuto nascere Mosè!

Chiedo scusa alle fabbriche che oggi primo marzo 2010 hanno avuto perdite nel lavoro, se loro hanno delle domande si rivolgano a coloro che hanno creato leggi razziste.

Viva l’Italia e gli italiani e l’unità degli immigrati, viva il Pakistan, io sono disponibile anche la prossima volta. Grazie a tutti.

Il boato dell’applauso rompe la commozione.

 

Di Valerio Gardoni