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Da sentinella morale dell'Europa a pecora nera. Il presidente Nicolas Sarkozy, figlio di emigrati, rischia di cancellare il rispetto della diversità in un Paese, un tempo leader nei diritti umani

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Via dalla Francia. È il duro monito che da mesi sta arrivando ai Rom che abitano nel Paese. Dall’inizio dell’estate il governo di Parigi, grazie a un decreto messo a punto dal ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, sta conducendo una campagna che mira a espellere i nomadi.

Entro la fine di ottobre dovrebbero essere 600 in totale i campi abusivi smantellati dalle forze dell’ordine. Nel solo mese di agosto sono stati circa un migliaio i Rom cacciati, mentre la cifra dall’inizio dell’anno sale a oltre ottomila. Un dato in linea con quello relativo al 2009 quando le espulsioni furono undicimila.

I rimpatri avvengono generalmente verso i Paesi di origine dei Rom: Bulgaria e Romania in primis
. Già, perché queste persone sono cittadini dell’Unione Europea. Ma ormai anche questo sembra essere un dettaglio. Intanto il Ministero continua a sostenere che non si tratta di rimpatri di massa perché, dice, ogni situazione viene controllata singolarmente e poi perché a ognuno vengono dati 300 euro (100 per i bambini) come ‘buonuscita’ e un biglietto aereo (di sola andata, ovviamente). In cambio però, piccolo particolare, prima di lasciare la Francia vengono schedati da un sistema elettronico biometrico chiamato Oscar (entrato in funzione a inizio settembre) che a ben guardare ricorda le famigerate schede perforate usate durante la Seconda Guerra Mondiale per censire gli zingari e altri indesiderati. Un modo, secondo l’esecutivo, per evitare che, una volta intascati i 300 euro, facciano poi rientro nel Paese.

La chiusura dei campi nomadi e le espulsioni hanno innescato una serie di polemiche a livello  internazionale. A fine agosto Parigi è stata richiamata dalle Nazioni Unite che hanno lanciato un appello affinché vengano evitati 'discorsi politici discriminatori'. Un appello simile è giunto anche da Benedetto XVI. Il Papa ha persino parlato in francese, giusto perché le sue parole non potessero essere fraintese. Intanto si è scatenato il solito balletto di cifre: secondo un sondaggio commissionato da Le Figaro (quotidiano di destra) il 79% dei francesi sostiene le misure volute dal governo. Un altro, pubblicato dal settimanale Marianne, dice che 7 francesi su 10 le giudicano inefficaci.

Questo provvedimento inoltre scatena una serie di ripercussioni a livello europeo. Mentre altri Paesi stanno pensando a decreti simili (Italia in primis), occorre anche chiedersi quale sarà il futuro di queste persone. Respinte da un Paese, troveranno rifugio in un altro, fino a quando anche questo le espellerà e allora cercheranno altrove. In un peregrinare senza fine che non consentirà mai una loro stabilizzazione. Una soluzione al "problema". Forse però è più semplice lasciare che qualcun altro se ne occupi, soprattutto se tra due anni i francesi dovranno tornare a votare per l’Eliseo. Soprattutto se Sarkozy sceglierà di candidarsi per un secondo mandato. Soprattutto se i sondaggi davano il presidente in picchiata nel gradimento degli elettori. E invece occorrono, lo ribadiamo, delle soluzioni. Delle alternative per questi uomini, per queste donne, per questi bambini. Occorre integrarli. Ci vorrà del tempo, non sarà semplice, ma è l’unica via percorribile. Se non vogliamo che anche in Francia si scateni una deriva xenofoba.

di Simona Volta (9 settembre 2010)

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Le espulsioni potrebbero non riguardare solo i Rom

 

 

Se alcuni sondaggi sostengono che la stragrande maggioranza dei francesi è favorevole alle misure adottate dal governo per "migliorare la sicurezza nel Paese", occorre tenere conto anche del numero di persone scese in piazza contro gli stessi provvedimenti. E se lo scorso 6 settembre sono stati due milioni e mezzo i transalpini che hanno sfilato per le città francesi, aderendo allo sciopero indetto dai sindacati contro la riforma pensionistica, in migliaia, nei giorni precedenti, avevano dato vita a una serie di proteste contro la politica di Nicolas Sarkozy, soprattutto per ciò che riguarda la criminalità e l'immigrazione clandestina. Nel mirino, oltre all'espulsione dei Rom, c'è anche la questione della revoca della cittadinanza ai francesi di origine straniera che "attentano alla vita" di un membro delle forze dell'ordine. E nei prossimi giorni si preannunciano nuove manifestazioni per dire no all'estensione del provvedimento di espulsione a coloro che "minacciano l'ordine pubblico con furti ripetuti o accattonaggio aggressivo". Questo progetto di legge dovrebbe essere discusso il prossimo 27 settembre dall'Assemblea Nazionale. Potrebbero inoltre essere sanzionati tutti coloro che abusano dei permessi di soggiorno della durata massima di tre mesi o le persone (straniere, chiaramente) che rappresentano un onere eccessivo per lo stato sociale francese.