banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
Europa

 

Share |

Ampi sorrisi sia a Washington sia a Mosca da parte del nuovo presidente Yanukovich per riconquistare la fiducia degli investitori internazionali

Foto di

Equilibrismi tra Mosca e Washington. Si sta caratterizzando così la politica di Viktor Yanukovich, il presidente dell’Ucraina salito al potere alla fine di febbraio. Dopo anni di scelte filo-occidentali compiute dal suo predecessore Viktor Yushchenko, il nuovo capo di Stato ha riallacciato, come aveva promesso in campagna elettorale, i rapporti con il Cremlino. Pur guardando ad est, Yanukovich vorrebbe però mantenere legami più che cordiali con l’amministrazione statunitense. Solo così infatti Kiev continuerebbe a ricevere il sostegno economico dei maggiori investitori internazionali.



In questo quadro, piuttosto intricato si è svolta, a inizio luglio, la visita di Hillary Clinton. Lo stesso Segretario di Stato americano ha riconosciuto la necessità di Yanukovich di avere buoni rapporti con Medvedev, e la distensione dei rapporti tra Washington e Mosca, finita l’era Bush, dovrebbe semplificare la situazione. I colloqui sono stati comunque un segno inequivocabile dell’interesse statunitense per l’ex repubblica sovietica.



Proprio in quell’occasione i vertici ucraini hanno ipotizzato la costruzione di un nuovo gasdotto, sul proprio territorio, che colleghi la Russia all'Europa e che andrebbe ad aggiungersi ai collegamenti già esistenti. L’idea, quella di creare una joint venture tra i Paesi europei, la Russia e l'Ucraina per realizzare una nuova infrastruttura che sia in grado di fornire volumi aggiuntivi di gas all'Europa, sembra avere avuto anche il benestare statunitense.



Accanto alla questione del gas, di primaria importanza per i cittadini del Vecchio Continente, c’è quella, anch’essa spinosa, della presenza della base navale russa a Sebastopoli, sul Mar Nero (che resterà lì dov’è ben oltre il 2017) e delle manovre militari congiunte nel sud del Paese che fino a fine mese vedono impegnate le forze di Kiev a fianco di quelle di Stati Uniti, Azerbaigan, Belgio, Grecia, Georgia, Danimarca, Moldavia, Polonia, Turchia, Svezia e Germania. Sul posto anche osservatori dall'Austria, Paese che non aderisce all'Alleanza Atlantica. Queste stesse esercitazioni navali negli anni scorsi erano state molto contestate in Ucraina, soprattutto nelle regioni dell'est e del sud, direttamente interessate. L’anno scorso, sotto la presidenza Yushchenko e il governo di Yulia Tymoshenko, il Parlamento per evitare violente proteste non aveva concesso il nulla osta per l'accesso di navi militari appartenenti alla Nato nelle proprie acque territoriali e le manovre erano state cancellate. Quest'anno invece, pur con l’arrivo di Yanukovich, le esercitazioni sono state approvate. A dimostrazione che la cooperazione con l’Alleanza va avanti.



Scelte singolari per un Paese il cui parlamento, la Rada, non più tardi del 2 luglio scorso ha bocciato l’adesione dell’Ucraina alla Nato ribadendo la neutralità, il non-allineamento di Kiev. Dall’altra parte, da cinque mesi a questa parte, la presenza di navi della marina russa nel porto ucraino del Mar Nero, così come i rapporti commerciali con Mosca, sono aumentati in modo consistente.



Ma la scelta di neutralità compiuta dal Parlamento può essere anche letta come la volontà di rispettare la popolazione: la maggioranza degli ucraini infatti si è sempre detta contraria all'ingresso del Paese nell’Organizzazione. In un recente sondaggio solo il 12,5% degli intervistati si è espresso a favore dell'entrata nella Nato, mentre il 36% si è dichiarato a favore della neutralità.

di Simona Volta (22 luglio 2010)

{ 0 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.



Ucraina: dove il numero di malati di Aids cresce

 

 

 

L’Ucraina, oltre a dover affrontare delicate scelte di politica internazionale, deve anche far fronte a emergenze interne. Ad allarmare in modo particolare è la diffusione dell’Aids. Nel Paese infatti il numero delle persone contagiate dal virus dell’Hiv continua a crescere. Un dato in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei.

Secondo i dati relativi al periodo 1987-2009, in Ucraina si sono registrati 167.000 casi di infezione. 19.000 invece i decessi. E l’epidemia non accenna a rallentare, soprattutto a causa dei cosiddetti ‘comportamenti a rischio’: uso di droghe, scarsa cultura del profilattico, e l’ampia diffusione della prostituzione. Gli esperti delle Nazioni Unite stimano che praticamente il 90% del totale di persone contagiate dall’Aids vive tra Ucraina e Russia.

Il dato risulta essere ancora più agghiacciante se si pensa che in Ucraina 1,6 adulti su cento hanno contratto il virus dell’Hiv. Peraltro l’accesso ai farmaci retrovirali in Europa orientale resta basso: solo il 23% degli adulti che ne hanno bisogno riescono a ottenerlo, rispetto a una media del 42% degli abitanti dei Paesi poveri e in via di sviluppo.