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Europa
In Europa i lavoratori stagionali extracomunitari scarseggiano. La Commissione ha pensato allora di mettere a punto un meccanismo per aumentare sul territorio comunitario il numero di stagionali provenienti da Paesi terzi. Come? Semplificando. La proposta di direttiva presentata a Bruxelles fissa in 30 giorni il tempo massimo per sbrigare le pratiche e per ottenere l’ingresso e il soggiorno. C’è poi la possibilità per chi lavora in uno degli Stati membri di rimanere oltre gli attuali sei mesi previsti. Se le regole in cantiere diverranno legge, chi arriva per lavorare può restare nel Paese fino a tre anni chiedendo un permesso “multistagionale”. In alternativa, finiti i sei mesi, lo straniero non comunitario può seguire una procedura semplificata per chiedere un nuovo ingresso. Il lavoro è sempre e solo a tempo determinato ed è esclusa la mediazione di associazioni di categoria o sindacati. La contrattazione sarà tra due parti: il datore di lavoro e l’immigrato. L’imprenditore, in particolare, avrà l’obbligo di dimostrare che i suoi dipendenti stagionali sono alloggiati in abitazioni dignitose.
A preoccupare l’Europa sono due settori in particolare: turismo ed agricoltura, ormai entrambi a secco di occupati comunitari. Perché vengano e rimangano da noi “dobbiamo offrire agli stagionali – spiega il Commissario agli Affari Interni Cecilia Malmström – condizioni di lavoro migliori e uno status giuridico certo che li protegga dallo sfruttamento”. Nessuna certezza invece sul numero. Le quote d’ingresso resteranno ancora materia dei governi nazionali.
di LS
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