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Il Regno Unito pensa a nuove misure contro l'immigrazione. Il governo di Londra sta preparando una nuova legge in base alla quale diventerebbe obbligatorio un test d'inglese anche per coloro che chiedono il ricongiungimento familiare. Per il ministro degli Interni, Theresa May (foto), la novità ha come obiettivo la promozione dell'integrazione e la rimozione di barriere culturali. Il livello richiesto sarà, a suo dire, pari a quello di un bambino di 5/7 anni. La nuova disposizione dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo autunno.


La 'giustificazione' dell'esecutivo di Londra è la stessa che usano tutti i governi europei che in questi anni hanno dato un giro di vite, o lo stanno dando, alle regole per coloro che arrivano da lontano: crisi economica, scarsità di posti di lavoro, necessità di un adattamento maggiore allo stile di vita locale.


Le comunità straniere che vivono oltremanica sono sul piede di guerra
, preoccupate per gli effetti di una simile normativa. Ad esempio quella pakistana e quella indiana, che contribuiscono all'economia britannica essendo una delle più numerose in tutta Europa. Contraria anche l’opposizione laburista, gli attivisti per i diritti civili e molti avvocati.


L'esame di lingua inglese da molti è visto come una prima mossa del governo conservatore, guidato dal primo ministro David Cameron, per bloccare del tutto la possibilità di arrivare in Gran Bretagna. Altri parlano apertamente di una violazione dei diritti umani di base e di una discriminazione per le persone che arrivano dalle zone più povere del mondo e che di certo non si possono permettere un corso di lingua inglese.


Al momento le regole stabiliscono che gli sposi, provenienti da Paesi in cui non si parla inglese, che chiedono il ricongiungimento con il proprio marito o la propria moglie, debbano passare questo test dopo due anni dall'ingresso nel Regno Unito. Una sorta di: "prima il matrimonio, poi l'inglese".


Le coppie peraltro devono rispettare altri requisiti: ad esempio, provare che il matrimonio non sia di facciata e che abbiano di che mantenersi. Il test di lingua, finora, è richiesto solo a lavoratori con particolari professionalità (spesso a contatto con il pubblico) e alle persone che fanno domanda per la residenza permanente o per la cittadinanza.


Ma si discute nel Paese sulla legalità di questa nuova legge. Si discute, per esempio, se non andrà a sbattere contro l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani, che stabilisce che ognuno ha il diritto di sposarsi e di vivere come una famiglia.



Sui blog la discussione impazza. C'è chi chiede quanti dei 900 mila britannici che vivono in Spagna parlino correttamente lo spagnolo e quanti dei 500 mila che abitano in Francia abbiano un livello di conoscenza del francese pari a un bambino dei primi anni delle elementari.

 

Ma qui la questione non riguarda le persone che provengono da altri Paesi dell'Unione europea. In tutto questo, occorrerà  anche capire se Bruxelles interverrà in qualche modo. O se, troppo assorbita da altre questioni, lascerà correre. 

di Simona Volta (17 giugno 2010)

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Test di lingua: dove va l'Europa
Regole più severe per gli immigrati. Sembra essere un trend che si sta diffondendo nei maggiori Paesi verso cui gli immigrati si dirigono. 

La richiesta di una conoscenza, più o meno basilare, della lingua del Paese di arrivo, varia.


In Francia, per esempio, occorre avere una conoscenza di base del francese; in Italia invece si sta studiando un sistema in base al quale gli immigranti riceveranno un certo numero di punti in base a un test che riguarderà la conoscenza dell'italiano e la 'cultura' (occorrerà anche capire in cosa consisterano questi test culturali).


Nel Belgio la questione della lingua è un tema su cui si è incentrata l'ultima campagna elettorale (vedi breve). I partiti separatisti fiamminghi chiedono, da tempo, che la conoscenza della lingua venga testata soprattutto per coloro che provengono dal Nord Africa. Molto spesso, infatti, i migranti proveniente da quella zona, conoscono il francese ma non il fiammingo.

Nei Paesi Bassi, da sempre noti per la loro tolleranza, ora la situazione potrebbe cambiare: il partito di estrema destra Pvv di Wilder, che alle ultime elezioni ha trionfato, chiede la messa al bando ogni tipo di immigrazione. Soprattutto quella proveniente da Paesi non europei.