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Le cifre degli organizzatori e quelle delle forze dell’ordine, anche qui in Francia non si assomigliano mai. Per il comitato di “La Journée sans immigrés” a scendere in piazza, lo scorso primo marzo, solamente a Parigi, sono state 7.000 persone, soltanto 1.600 per la polizia. Ma il successo della manifestazione, senza dubbio, c’è stato, soprattutto se si tiene conto del fatto che tutto è nato in pochi mesi sviluppandosi prevalentemente su internet, tramite un social network come Facebook. Nel centro della capitale francese, coloro che hanno aderito all’iniziativa hanno chiesto a gran voce la soppressione del ministero dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale.
Nel pomeriggio, poco dopo le 15, un corteo colorato di giallo è partito dalla Borsa e si è messo in marcia per giungere proprio sotto la sede del dicastero contestato. Davanti c’erano due striscioni uno proprio contro il ministero, l’altro chiedeva l’uscita della Francia dal colonialismo. Parte dei manifestanti, infatti, hanno voluto sottolineare che esiste una sorta di legame tra le colonie francesi del passato e il modo in cui oggi molti immigrati vengono trattati, paragonabile troppo spesso a quello degli schiavi. Stiamo parlando soprattutto di coloro che, anche in Francia, lavorano in nero, magari perché privi di regolari documenti o perché mettere in regola un dipendente costa troppo. Per strada tanti studenti e persone di ogni ceto sociale che hanno scelto di prendere un giorno di permesso o di ferie pur di esserci.
Ad appoggiare la 24 ore senza immigrati c’erano molti politici del centro sinistra e i verdi, scesi anch’essi in strada, che hanno plaudito all’iniziativa, mentre per gli esponenti dell’Ump, il partito di centro destra del presidente Nicolas Sarkozy, si è trattato di un fallimento.
L’opposizione e gli organizzatori dell’appuntamento hanno sottolineato come il governo stia tentando di creare un’atmosfera irrespirabile nel Paese, sperando nello scontro sociale tra culture diverse per nascondere le difficoltà che la Francia sta attraversando, esattamente come molti altri Stati.
Una reazione decisamente più tiepida quella a cui si è assistito nelle altre città francesi. 250 le persone scese in piazza a Marsiglia, 150 quelle presenti in place des Terreaux a Lione. Ma per Djam Deblues, artista e portavoce marsigliese della giornata, anche se la mobilitazione è stata timida, è stata pur sempre una prima tappa comunque incoraggiante.
Il comitato promotore, intanto, ringrazia e saluta, anche qui c’è chi pensa al primo marzo come a un appuntamento che potrebbe rinnovarsi ogni anno. Una sorta di festa che accomuni gente di ogni provenienza, di origini, colore, culture e tradizioni differenti. Un modo di conoscersi, insomma, per sentirsi più vicini all’altro, per essere meno spaventati da chi ci appare diverso. Per costruire una società veramente fondata su libertà fratellanza e uguaglianza, le tre parole chiave della rivoluzione settecentesca francese che tanto ha ancora da insegnare.
di Simona Volta
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Italia e Francia non sono stati gli unici due Paesi che hanno aderito alla “24 ore senza di noi”. Gli organizzatori hanno avuto l’appoggio di comitati anche in Spagna e in Grecia. Centinaia le persone scese in piazza nelle sei città che hanno partecipato all’evento. Tra queste Madrid e Barcellona. Nella città catalana la manifestazione è iniziata alle sei del pomeriggio in Plaza Sant Jaume, in pieno centro città. Tra gli slogan scanditi “Nessuno è illegale” e “Permesso di soggiorno per la regina Sofia”. La mobilitazione è stata appoggiata da diverse associazioni di immigrati, per rivendicare i diritti fondamentali per ogni persona. Ma a Barcellona, in realtà, già sabato 27 febbraio c’era stata un’iniziativa. In Plaza Cataluña si è formata una catena umana, mentre in molti hanno aderito a uno sciopero della fame di 50 ore terminato proprio lunedì primo marzo.
Due le città che hanno ospitato la Giornata senza immigrati in Grecia: Atene e Tessaloniki. Le manifestazioni hanno avuto una scarsa adesione, forse per il drammatico momento economico che sta vivendo il Paese. Qui gli scioperi sono all’ordine del giorno per protestare contro le misure adottate dal governo del socialista Papandreou per tentare di risanare lo spaventoso deficit greco.
Segnaliamo che una manifestazione simile si è svolta anche a Los Angeles grazie all’iniziativa dei messicani che vivono negli Stati Uniti. Secondo i dati della banca centrale messicana le rimesse degli emigrati che hanno un impiego all’estero, a gennaio 2010 ammontavano a 1320 milioni di dollari (circa 972 milioni di euro).