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Yumiko Matake

"Diciamo che il Paese ideale per me oggi sarebbe quello nato dall’unione tra l’Italia e il Giappone. Io sono qui per questo: per integrare la mia identità giapponese con quella italiana”

ETÀ:
51 anni
NAZIONALITÀ:
giapponese
ABITA A:
Milano
IMPIEGO:
insegnante e traduttrice

Ha il sorriso sereno di chi ha trovato la sua condizione ideale, quella di un'esistenza divisa tra il Giappone e l'Italia dove vive da anni per la maggior parte del tempo. Yumiko abita a Milano dal 2004. Si è trasferita dopo 22 anni di lavoro estenuante a Tokyo come manager di un'agenzia pubblicitaria. I ritmi frenetici e la dedizione al lavoro della capitale economica italiana non la spaventavano affatto. Niente a che vedere con il regime aziendale della società giapponese. "In Italia ho scoperto che si poteva vivere diversamente. Gli italiani lavorano per vivere; i giapponesi vivono per lavorare".

 

Da lì la scintilla e il desiderio, sempre più pressante, di lasciare tutto. "Avevo la possibilità di fare una vacanza di 5 giorni - un miracolo - e sono venuta in Sardegna, ospite di una cara amica di Milano conosciuta a Tokyo".  Così Yumiko inizia a frequentare il Bel Paese e se ne innamora completamente. "L'Italia ha sempre fatto parte del mio destino e della mia storia". Pausa. Poi riprende tra il divertito e l'imbarazzato. "Due medium mi avevano raccontato che la mia vita precedente più felice l'avevo vissuta qui. Una volta come suora, una volta da uomo, all'epoca dei primi cristiani". La religione non la pratica, il buddismo però l'ha sempre affascinata, più come filosofia che altro. "La famiglia di mia madre era composta di monaci buddisti. Io credo nella reincarnazione. Mio padre per questo mi ha sempre presa in giro. Mia nonna invece, che è morta a 105 anni, è stata l'unica parente a dirmi - tu avevi questo sogno dell'Italia e lo hai realizzato. Brava; sono felice per te -. Gli altri non volevano che partissi e mia madre ha pianto molto”.

 

Eppure Yumiko, stufa di lavorare giorno e notte, di spendere un mucchio di soldi per gli alberghi di lusso, il cibo più costoso, decide di andare e di lasciare Tokyo, il fidanzato e la famiglia: “Ero stanca, il mio corpo era contratto per lo stress. Il boom degli anni ’90 aveva reso i giapponesi schiavi del consumismo, del materialismo, del capitalismo. Avevo bisogno di recuperare serenità, una qualità di vita migliore e il contatto con la natura”. Tutto molto sensato ma Milano, con il suo caos, la sua mancanza di verde, come rientra in questo progetto? “Gli amici per me sono stati più importanti della bellezza della città e qui di amici ne avevo tanti e cari”.

 

Ora Yumiko vive in un delizioso monolocale in zona Porta Romana. Traduce libri - l’ultimo dell’autrice Yoko Ogawa, "Una perfetta stanza di ospedale", edito da Adelphi - e collabora come insegnante al centro di cultura giapponese. Anche lei come tanti immigrati è rimasta invischiata nelle pastoie della burocrazia italiana. “Prima avevo un permesso per motivi di studio e mi ricordo che nel 2005 me lo avevano consegnato il giorno stesso della richiesta. Poi passavano i mesi e oggi mi arriva spesso che è già scaduto”. Tutti problemi che potrebbero risolversi una volta ottenuta la cittadinanza “Mi piacerebbe, anche per poter votare, nonostante mia mamma sia contraria. Più vivo in questo Paese però, più mi rendo conto che sono giapponese e che è fondamentale per me passare un mese all’anno a casa dei miei. Non diventerò mai italiana. Stando lontano ti rendi conto di tante cose, hai uno sguardo più sereno e più limpido. La distanza mi ha aiutato ad apprezzare il Giappone, la sua sobrietà, la sua natura. Degli italiani invece mi piace l’energia e la capacità di improvvisare. I giapponesi sono organizzatissimi, come gli svizzeri, e se c’è un imprevisto, vanno nel panico. Anch’io i primi tempi in Italia ero così, poi ho capito che mi dovevo rilassare. Diciamo che il Paese ideale per me oggi sarebbe quello nato dall’unione tra l’Italia e il Giappone. Io sono qui per questo: per integrare la mia identità giapponese con quella italiana”.

di Ginevra Battistini, foto di Alessandro Nassiri


Buddismo zen

"Quella di mia madre è una famiglia di monaci buddisti. Vivevano in un grande tempio ad Hiroshima quando è stata sganciata la bomba atomica. Molti feriti si sono rifugiati lì da loro, fuori città, e sono stati curati e salvati dai miei parenti. Mio zio si è ammalato di cancro a causa delle radiazioni ma è sempre stato una persona serena e spiritosissima. Come fai ad essere sempre così allegro? - gli domandavo -. - Perché io non combatto contro la malattia ma ci convivo -. Anche mia nonna paterna, Tsuki (Luna), si dedicava al buddismo zen. È stata lucidissima fino alla morte, all'età di 105 anni. Non l'ho mai vista angosciata, arrabbiata, agitata. Affrontava qualsiasi problema con il sorriso. Io non sono praticante ma mi piace la filosofia buddista. Credo nel concetto della transitorietà, dell'effimero. La natura è ciclica, le foglie a un certo punto devono cadere dagli alberi, ma quando tutto sembra morto e perduto rinasce la primavera".