"Avevo un solo obiettivo in testa: quello di guadagnare abbastanza per permettere ai miei figli di raggiungermi"
"Oggi non mi manca niente. Vivo tranquilla, serena e nel fine settimana mi prendo la libertà di andarmene in giro da sola. Salgo in macchina e viaggio per l'Italia: Genova, Roma, Bergamo in cerca di un buon ristorante. Adoro il vostro modo di godervi la vita. Stare al bar con gli amici a bersi un caffè o mangiare tutti insieme ridendo e chiacchierando. Spesso i miei figli mi cercano perché hanno paura che io mi senta sola ma io sto benissimo così". È una donna soddisfatta e allegra Adriana Luz Poveda, imprenditrice colombiana di 44 anni da venti in Italia.
Ha ottimi motivi per esserlo. La sua impresa di pulizie è cresciuta negli ultimi dieci anni tanto da trasformarsi da ditta individuale a società con 31 dipendenti assunti. Tre addetti all'amministrazione e alla segreteria tra cui una signora italiana, Patrizia, e la figlia 26 enne, Paola Andrea, socia insieme alla madre. Tutti gli altri, colombiani, peruviani, ecuadoriani, eritrei, egiziani, ucraini, rumeni, salvadoregni, sono impegnati nelle pulizie, nel recupero dei sacchi della spazzatura, negli sgomberi ma anche nei lavori di ristrutturazione. I clienti vanno dalle imprese di costruzione, ai condominii, agi uffici ai negozi. Si lavora a Milano e nell'hinterland soprattutto con il passaparola ma anche con le inserzioni pubblicitarie.
La signora Adriana ora sta la maggior parte del tempo dietro alla scrivania ma amando particolarmente il suo lavoro e curandone ogni dettaglio spesso è a fianco dei suoi dipendenti per insegnare loro i trucchi del mestiere. "Prima di tutto l'organizzazione, cosa che troppo spesso manca ai latinoamericani". Si schernisce Adriana perché teme che io suoi connazionali si possano offendere. Sollecitata però rincara la dose: "Puntualità, serietà, affidabilità e precisione sono qualità indispensabili e noi su questo facciamo fatica. Io per prima sono cambiata moltissimo. Se penso a come facevo le pulizie in Colombia a casa mia... un altro mondo". Certo a casa a Cali, sua città natale, non doveva rendere conto a nessuno, avevi anzi una persona che l'aiutava nelle faccende domestiche e a badare ai due figli. Poi la separazione dal marito a 23 anni, dopo 8 di matrimonio, le ha stravolto la vita. Adriana era a terra e la sua famiglia ha deciso che a tentare la sorte in un altro Paese doveva essere lei al posto del fratello già pronto a partire per raggiungere una cugina a Lugano. Lascia i figli di 6 e 1 anno alla nonna e parte.
"Sono arrivata in Svizzera ma dopo un mese dovevo già andarmene perché il mio visto scadeva. Non sarei mai tornata indietro così mi sono fatta accompagnare a Como dove i miei familiari mi hanno lasciato sola in una piazza ad aspettare". Aspettare che la sorte decidesse per lei e per fortuna la sorte è stata magnanima. "Mi si è avvicinato un signore tunisino che faceva il muratore offrendomi ospitalità nel suo appartamento. Ho rischiato molto - lo so - anche perché in casa erano in 7 uomini. Io facevo le pulizie, davo una mano come potevo ma alle 6 del mattino uscivo in cerca di un lavoro. Dopo una settimana, con l'aiuto delle suore, ho trovato un posto dove stare e dove lavorare. Vorrei incontrarlo di nuovo il mio angelo custode tunisino e ringraziarlo di cuore. Lui è stato gentilissimo e mi ha aiutato moltissimo".
Da Como a Milano, il passo è breve. Adriana finisce a lavorare in famiglie dell'alta borghesia milanese: "Nella prima mi sono trovata benissimo. Ero una di casa. Le figlie la sera venivano nella mia stanza e mi insegnavano l'italiano. La signora poi non s'interessava particolarmente delle pulizie". Nella seconda, invece, aveva a che fare con una maniaca del pulito e dell'ordine: "Da una parte a noi domestici diceva di bere dal rubinetto perché l'acqua minerale era riservata ai familiari e agli ospiti; dall'altra parte, però, è lei che mi ha insegnato il mestiere e per questo le sarò sempre riconoscente". Da quel giorno di strada Adriana ne ha fatta parecchio. Cambia diversi posti di lavoro fino a quando non si mette in proprio. "Avevo un solo obiettivo in testa: quello di guadagnare abbastanza per permettere ai miei figli di raggiungermi". Compra a un amico un'auto usata, i prodotti che le servono e a rate una macchina per pulire i pavimenti. Intanto risparmia su qualsiasi spesa e piano piano la sua attività si espande. "Sono riuscita a comprare la pulitrice in tre mesi, molto prima del previsto". Finalmente mette in pratica la sua laurea in amministrazione aziendale.
Le cose vanno talmente bene che oggi, in tempi di crisi, invece di licenziare Adriana assume persone. "La crisi la sentiamo soltanto nei ritardi dei pagamenti. Io invece ci tengo ad essere puntualissima con i miei dipendenti. So la fatica che fanno magari con 30 parenti da mantenere". Dieci anni fa i figli la raggiungono, Paola Andrea aveva 15 anni, David Felipe 10. "All'inizio il piccolo mi guardava in modo strano. Non era abituato ad avere accanto la sua mamma". Ora coi figli andrebbe anche in discoteca "Se non fosse che a loro piace la musica latina, a me invece quella vostra commerciale". Dall'età di 38 anni Adriana è pure nonna, di tre nipotini, tutti figli di Paola. E dal 2008 è diventata anche cittadina italiana. Non le manca davvero niente. Forse un compagno? "Già avuti. I latinoamericani troppo spesso si appassionano alle donne ma non alle famiglie e scappano. Gli italiani invece sono deboli e troppo 'mammoni'. Sto bene così. Con i miei figli e nipoti, gli amici e il lavoro. Tutte cose che mi stanno dando tantissimo".
di Ginevra Battistini, foto di Alan Maglio
"Fondamentale usare la testa e fare le cose con amore. Sembra facile fare le pulizie ma farle bene è un'impresa. Gli strumenti che non possono mancare sono 'le pelli', le vostre spugnette per intenderci. Devono essere larghe e sottili. E poi il raschietto con cui togliere la colla o la vernice dai vetri, per esempio. Guanti ovviamente. Cappello e divisa con il nostro logo - perché l'immagine è importante - e via si può iniziare.
Pulire sempre ovunque, nei buchi dei buchi, spostando tutte le cose e togliendole, per esempio, dagli armadi o dalle mensole. Mai che il cliente ti venga a dire 'qui non è pulito'. Usare poi dei buoni prodotti e soprattutto nel modo giusto. Sotto il secchio per i pavimenti ci deve sempre essere un cartone se no si rischia di lasciare macchie. Mai spruzzare il detersivo direttamente sui mobili, sempre prima sulla spugnetta. È inutile poi ripassare più volte. Si perde solo tempo e la velocità è un altra cosa che piace molto ai cliente. Dobbiamo anche essere sempre puliti e ordinati. Facciamo le pulizie e mettiamo in ordine. Se ci presentassimo malconci che figura ci faremmo?