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la storia
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Anita Rachvelishvili

"Sapevo fin troppo bene che se avessi fallito al debutto milanese, la mia carriera sarebbe finita ancor prima di cominciare"

ETÀ:
26 anni
NAZIONALITÀ:
Georgiana
ABITA A:
Sarnano nelle Marche
IMPIEGO:
Cantante lirica

Nel tuo nome il tuo destino. Alla nonna e non ai genitori si deve il nome che avrebbe portato Anita Rachvelishvili lontano, molto oltre i confini della sua Georgia dove è nata 26 anni fa. Appassionata di musica classica e in particolare della lirica italiana la signora non ebbe dubbi su come chiamare la sua nipotina. Cresciuta tra i rigori dell’ex Repubblica Sovietica, Anita scoprirà all’improvviso il senso di quel nome dalle origini latine quando, 25 anni dopo la sua nascita, debutterà sul palco del Teatro alla Scala di Milano, il più famoso del mondo almeno per i cantanti lirici, come protagonista di "Carmen". Italia, Spagna e Francia dunque e in un sol colpo. Opera sublime, dalle passioni viscerali, quell’ambientata in Spagna, a Siviglia, e composta tra il 1873 e il 1875 dal giovane musicista francese George Bizet che con “Carmen” raggiunse l’apice della sua arte. Il compito per Anita è da brividi: pur da debuttante è a lei che viene affidata l'apertura della stagione il 7 dicembre in omaggio al patrono della città, Sant’Ambrogio, l'evento più importante per Milano. “Avevo fatto il provino per una parte minore e invece dopo avermi sentito cantare il maestro Baremboim mi ha detto che per me aveva progetti diversi”. Molto diversi e molto più ambiziosi se dal ruolo minore di Mercedes ad Anita viene assegnata la Carmen “di riserva” e subito dopo quella ufficiale.


Ma iniziamo dal principio. Al principio c’era Tbilisi, la capitale della Georgia e sua città natale, sua madre, suo padre, sua sorella e l’università di Giurisprudenza che Anita seguiva con interesse e portando a casa ottimi voti. “Avrei voluto fare l'avvocato. Mi piaceva molto quello che studiavo ma per mio padre non erano sufficienti i buoni risultati. Diceva che non ce l’avrei mai fatta senza le conoscenze, le raccomandazioni. Fu lui a spingermi a lasciare la facoltà per dedicarmi completamente alla musica”. L’opposto di quello che succede da noi in Italia dove i genitori non scambierebbero mai una laurea con un diploma al conservatorio. Lei invece è lì che mette tutto il suo impegno nonostante il dispiacere per la carriera legale abbandonata e il piacere sicuro, ma non eccessivo, per la musica. “Il pianoforte mi aveva annoiato così ho deciso di dedicarmi soprattutto alla voce. In famiglia suonavamo fin da quando ero piccola. Mio padre, capomastro, era un musicista mancato, un chitarrista e un compositore per passione; mia madre, parrucchiera, avrebbe voluto continuare a fare la ballerina”.


In tutte le case dell’Est si suonano per tradizione uno o più strumenti e la musica è insegnata e coltivata come patrimonio culturale nazionale fino alla età adulta. Ne sanno qualcosa gli studenti russi, georgiani, ucraini che al Conservatorio di Milano arrivano con una preparazione in genere molto superiore a quella dei loro compagni italiani. Anita però, ha qualcosa in più. Ha carattere o meglio la stoffa per conquistare il successo senza lasciarsi travolgere. “A illuminarmi è stata la Tosca di Puccini interpretata dalla mia insegnante del Conservatorio nel 2001. Lì ho capito che quella doveva essere la mia vita”.


Così in famiglia si decide il tutto per tutto. A Tbilisi, dove le bombe russe lasciano il segno soprattutto sui giovani ansiosi di emergere, i Rachvelishvili ipotecano la casa. Con quei soldi comprano il biglietto aereo per Anita. Destinazione: Milano. Obiettivo: l’Accademia del Teatro alla Scala. “Durante la mia audizione mi hanno detto che Leyla Gencer, soprano e direttore dell’Accademia di Canto, (spentasi nel maggio del 2008, ndr), si è svegliata all’improvviso dal suo torpore esclamando: questa è presa!”.


È solo l’inizio. Anita diventa, per forze di cose, milanese e passa le giornate a perfezionare la sua voce. “Abitavo in una casa in affitto e lì finivano quasi tutti i miei soldi. Quello che avanzava mi permetteva di fare ben poco”. Un anno dopo arriva la proposta del direttore d’orchestra Baremboim, clamorosa, quella che in genere tocca ai cantanti già noti in tutto il mondo: l’apertura della stagione della Scala con un’opera tanto importante quanto la Carmen. La Scala, compreso il sovrintendente e direttore artistico Lissner, scommette tutto su di lei: una ragazza georgiana di soli 25 anni. Un rischio enorme. “Sapevo fin troppo bene che se avessi fallito al debutto milanese, la mia carriera sarebbe finita ancora prima di cominciare”.


Chiunque sarebbe rimasto paralizzato dall’ansia da prestazione. Anita no. Ha un controllo di sé e una capacità di tenere a bada le emozioni che colpiscono appena la s’incontra
. Racconta la sua storia con estrema pacatezza, non è mai sopra le righe e sembra lasciarti intendere che in fondo basta solo impegnarsi e perseverare per ottenere ciò che si vuole. Carattere insomma. “Ho incontrato e studiato con molti mezzi soprani anche più bravi di me, con una voce più bella della mia ma che non riuscivano a reggere la pressione psicologica o che non avevano costanza”. Di carattere ne aveva senz’altro anche la Carmen che Anita ha avuto la fortuna e il pregio di interpretare. “Un temperamento molto diverso dal mio però, e su cui ho dovuto lavorare moltissimo seguendo le indicazioni della regista Emma Dante, con la quale abbiamo messo a punto una donna apparentemente forte ma in realtà fragile e squilibrata”.


Mesi e mesi di studio, anche a Parigi, dall’insegnante di Maria Callas, Jenine Reiss: “donna straordinaria ormai novantenne, anche lei di molto carattere
. Se ti prendeva in antipatia, eri finita. Per fortuna, le sono piaciuta subito”. Canto, dizione, recitazione. Anita si butta a piene mani nella prova più difficile ma più entusiasmante della sua vita con una dedizione senza precedenti. “Ero talmente preparata e talmente dentro il personaggio che quando sono salita sul palco la sera del 7 dicembre non sentivo nemmeno la presenza del pubblico. Ero concentratissima. Solo dopo la fine del primo atto ho capito che in sala erano tutti lì per me, comprese le autorità, tra cui il Presidente della Repubblica Napolitano e la delegazione georgiana. Ma l’emozione e la gioia più grande è arrivata alla fine, quando ho visto mio padre, uomo tutto d’un pezzo, piangere e singhiozzare come un bambino. Era felice e io con lui”.


La Scala e Anita avevano vinto la loro scommessa. Lo spettacolo è travolgente e la Carmen della Georgia incanta per la voce, per la sua recitazione e per il piacere e il divertimento con cui calca la scena. In un attimo fioccano gli inviti da parte dei teatri più famosi del mondo, Toronto, Berlino, New York, Cape Town e Seattle. Eppure Anita resta quella di sempre, impassibile, con i piedi ben saldi per terra e con lo stesso problema di tutti gli immigrati: il permesso di soggiorno che scade e i salti mortali per rinnovarlo. Appena riesce compra una nuova casa alla sua famiglia e un auto per suo padre. Intanto continua a fare la sua vita come se nulla fosse cambiato: “Non mi interessano i soldi, né i vestiti, né il lusso ma vivere in pace insieme al mio fidanzato (il tenore Riccardo Massi, ndr) nella nostra casa tra le colline delle Marche”.

 

30 settembre 2010

di Ginevra Battistini, foto Salvo Sportato


Non perdetevela!

Anita Rachvelishvili torna in scena alla Scala, sempre con “Carmen”, il 29 ottobre e il 2, 6, 9, 12, 18 novembre. A dirigerla, questa volta, sarà il maestro Gustavo Dudamel. Al suo fianco Lance Ryan nei panni di Don José mentre Escamillo sarà interpretato da Alexander Vinogradov e Gabor Bretz. La regia resta in mano alla contestatissima Emma Dante che pure ha avuto il merito di dare lustro al copione con una lettura originale e fresca dell’opera. La storia della zingara ammaliatrice, fedele a sé stessa e alla sua libertà fino alla morte, incanta per la passione e per la esasperata vitalità tradotte in musica in maniera superba dal genio di Bizet.

Per vedere lo spettacolo a prezzi abbordabili è possibile acquistare i posti del loggione a partire da 12 euro. Info su www.teatroallascala.org o telefonando allo 02.88.79.1