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Regolarizzare i 500 mila stranieri che lavorano in nero porterebbe nelle casse dello Stato molti soldi e darebbe un colpo duro contro il loro sfruttamento

Se 5 miliardi vi sembrano pochi
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Un extracomunitario che non ha un regolare contratto di lavoro, non ha neanche il permesso di soggiorno e quindi deve vivere nascosto, nonostante contribuisca alla crescita economica del Paese che lo vuole cacciare

 

Altri 5 miliardi di entrate, che si aggiungerebbero agli oltre 6 miliardi di Irpef e ai 7,5 di contributi all'Inps. Questo accadrebbe se venissero regolarizzati i 500 mila immigrati che già lavorano nel nostro Paese, ma senza contratto. In pratica in nero. I conti li ha fatti la Cgil.

 

Gli effetti positivi sono evidenti a chiunque: i soldi che arriverebbero nelle casse dello Stato ogni anno sarebbero molti e potrebbero essere utilizzati per creare ad esempio nuovi posti di lavoro o messi a disposizione degli ammortizzatori sociali di cui tanto si parla in questi giorni. Senza pensare al contesto sociale: un extracomunitario che non ha un regolare contratto di lavoro, non ha neanche il permesso di soggiorno e quindi deve vivere nascosto, nonostante contribuisca alla crescita economica del Paese che lo vuole cacciare. Inoltre si darebbe un colpo mortale al loro sfruttamento. Il terribile problema del caporalato potrebbe se non sparire, diventare un fenomeno marginale. Insomma, messa così sembra un'idea geniale. 

 

La soluzione del problema è, invece, ovviamente complessa. E' il nostro sistema economico a spingere verso il lavoro nero, che rappresenta il 19% della ricchezza che il Paese produce ogni anno. La media europea è ferma al 5%. Miliardi di euro sottratti alle casse dello Stato. Se si riducesse agli standard di Francia o Germania, l'Italia potrebbe permettersi massicci investimenti anche in questo momento di crisi. Certo non aiuta il fatto che siamo al primo posto nel Vecchio Continente per peso delle tasse sulle imprese. Tra tributi nazionali e locali e contributi sociali il fisco di porta via il 68,6%, il più alto tra i Paesi europei (la media è del 44,2%) e tra i più alti al mondo. E neanche a dirlo a fare la parte del leone sono le tasse sul lavoro che sono il 43,4% del carico totale.

 

Un punto fondamentale è quello di fare in modo che allo straniero convenga lavorare in modo regolare e non in nero. Affianco alle migliaia di persone sfruttate, infatti, ce ne sono anche molte altre che “scelgono“ di svolgere un lavoro in modo irregolare. Lo straniero, ad esempio, non ha vantaggio a versare i contributi all’Inps: la stragrande maggioranza di loro non pensa di passare in Italia anche la vecchiaia, e dunque sa che verserà soldi che rimarranno agli italiani. Non prendo la pensione, perché pagarla? 

 

Sono pochi i Paesi con cui l’Italia ha una convenzione utile al trasferimento dei contributi, si tratta dei Paesi dell’Ue, per il resto è per lo più molto difficile e si lascia tutto agli italiani. Sorge così una sorta di complicità con il datore di lavoro: al primo, certo, non conviene versare i contributi. Risparmiando poi su Irpef e Inps può mettere in busta qualcosa in più, e questo rende chiaramente soddisfatto l’immigrato. Che, comunque, non ha alcun vantaggio nell’essere messo in regola.

 

Un modo tipico di aggirare la legge, diffuso molto al Nord, nelle imprese edili, è quello del falso part-time. Si rischia poco perché in caso di controllo si può sempre dire che è stato cambiato l’orario all’ultimo minuto – e comunque al massimo si tratta di una multa di qualche centinaio di euro. Così si pagano i contributi solo a metà. Pensiamo che il 7% degli italiani che lavora in questo settore ha un contratto part-time, contro il 16% degli stranieri.

 

Altra faccenda, che coinvolge soprattutto il popolo delle badanti e la manovalanza del settore agricolo, è quella di fare un contratto in regola per pochi mesi, giusto quando sta per scadere il permesso di soggiorno. Una volta rinnovati i documenti, la persona viene “licenziata”. In realtà la sua collaborazione continua come prima, ma si risparmia sui contributi Inps e Inail.

 

di Francesco Bianco



La nuova tassa sugli stranieri

 

 

 

 

Il governo al lavoro per ridurre le nuove tasse previste dal pacchetto sicurezza del 2009 per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Eliminarle, come sarebbe giusto, visto che chi può richiedere i documenti le tasse le paga già, è troppo difficile. Bisognerebbe cambiare il provvedimento voluto da Pdl e Lega che ne impedirebbero, numeri alla mano, la sua approvazione in Parlamento. 

Il decreto attuativo entra in vigore dal 30 gennaio. Tra le ipotesi al vaglio dell'esecutivo, quelle di prevedere esenzioni per reddito e per composizione del nuleo familiare. 

Il nuovo balzello è stato ideato per contribuire alle spese dei rimpatri. Cosa definita da più parti come folle: ti punisco perché sei della stessa nazionalità di chi arriva senza documenti.