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L'analisi dei programmi, le interviste ai futuri presidenti di Regione, ai responsabili del settore immigrazione e ai candidati stranieri. Nella seconda puntata del nostro speciale a confronto Emilia Romagna, Lazio, Campania e Puglia che si aggiungono a Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Calabria.

Elezioni amministrative, voto dis-integrato
Immagine relativa a Elezioni amministrative, voto dis-integrato

Centrosinistra più attento ai temi dell'immigrazione e dell'integrazione. Silenzio quasi assoluto dal centrodestra che, per una volta, abbandona l'equazione immigrato uguale delinquente

Immigrati e voto. Accostamento assurdo, per qualcuno: gli immigrati non votano, dunque non serve parlarne. Non ne parla la stampa, non ne parla la televisione e, come si è visto nelle scorse settimane ne parlano poco anche i politici. Mixa ha deciso, invece, di andare a fondo perché non è del tutto vero che gli immigrati non votano: ci sono cittadini stranieri inseriti nelle liste delle regionali, diverse migliaia già votano da tempo e alcuni saranno chiamati alle urne per la prima volta.


Ancora pochi stranieri al voto. Nonostante le ripetute richieste al ministero dell’Interno, Mixa non è riuscita ancora ad avere un dato certo sul numero di stranieri che hanno ottenuto di recente la cittadinanza e che, quindi, andranno a votare alla fine di marzo per le elezioni amministrative. Qualche idea però ce la siamo fatta, grazie ai dati pubblicati sul sito del Viminale che si fermano però al 2008: quasi 35.800 le cittadinanze conferite nel 2006, quasi 38.500 nel 2007, quasi 39.500 due anni fa. Si aggira, insomma, intorno a queste cifre il numero dei nuovi cittadini che tra una decina di giorni sperimenteranno l’ebbrezza del voto in Italia. Pochi, senza dubbio: dal 1980 al 2008 sono diventate italiane 285.713 persone. Per fare un paragone, ad esempio, in Francia ogni anno vengono concessi circa 100 mila nuovi passaporti.

 

E se si organizzassero? C’è poi un nucleo di stranieri da non sottovalutare: i cittadini romeni, ad esempio, essendo diventati comunitari dal primo gennaio 2007, possono andare alle urne per scegliere gli amministratori locali (solo per comune e provincia) e per le europee, se si iscrivono alle liste elettorali entro 90 giorni dalle elezioni. Termini ormai scaduti: ancora bassissima, di fatto ininfluente, la percentuale di chi sceglie questo percorso. Nelle elezioni europee ed amministrative del 2009 i rumeni che aveva scelto di usufruire di questo diritto non hanno superato il 2,5%. Secondo le ultime stime dell’Istat diffuse a febbraio, però, con 953 mila presenze, i rumeni sono il gruppo straniero più numeroso nel nostro Paese: rappresentano il 23,2% del totale degli immigrati e il 70,3% di quelli comunitari. Una presenza che si concentra soprattutto al nord (53,1%) e al centro (32,9%), ma che vede proprio tra Roma e Latina le comunità più numerose. Non è fantascienza, dunque, immaginare che in alcuni territori, in un futuro non troppo lontano, proprio gli immigrati possano diventare l’ago della bilancia delle elezioni amministrative, soprattutto in tempi come questi in cui i maggiori candidati si giocano l’elezione per un pugno di voti. Tutto potrebbe cambiare se queste comunità prendessero consapevolezza del loro potere politico e cominciassero a organizzarsi.

 

Una doverosa premessa. Molti dei politici interpellati da Mixa hanno accampato come scusa per la scarsità di attenzione a questi temi nei loro programmi l'esclusiva competenza dello Stato nell'occuparsi di questa materia. Le cose in realtà non stanno proprio così: è competenza esclusiva dello Stato tutto ciò che riguarda la sicurezza e i flussi migratori, ma le Regioni in questo settore possono legiferare per tutto ciò che riguarda gli aspetti sociali ed economici. Per esempio la Regione può decidere di stanziare risorse per l'integrazione scolastica, i mediatori culturali, la formazione, ecc.

 

Programmi: l’immigrazione non c’è salvo rare ed onorevoli eccezioni. Mixa se n’è occupata nelle scorse settimane: spulciando i programmi elettorali dei candidati dei due principali schieramenti in molte regioni, appare chiaro che, salvo alcuni casi, immigrazione e integrazione occupano poco spazio nella testa dei candidati. Più attente a questi temi le coalizioni di centrosinistra: tra i migliori, per analisi dei problemi e proposte presentate, Mercedes Bresso in Piemonte, Vasco Errani in Emilia Romagna e Nichi Vendola in Puglia. Il silenzio, invece, avvolge spesso il centrodestra: nessun accenno o quasi nei programmi, nessuna linea politica indicata. Un silenzio tale che il tema non è affrontato neppure nei capitoli dedicati alla sicurezza, evitando, almeno per una volta, l'equazione immigrato uguale delinquente. Non una sola parola, ad esempio, nel bilancio della passata legislatura di Roberto Formigoni, candidato in Lombardia. Solo sfiorati poi temi e riflessioni sull’integrazione scolastica, sulle imprese che sfruttano gli irregolari, sulla cittadinanza agli stranieri, sulle strutture d’accoglienza e i centri di espulsione, anche se a onore del vero le ultime due questioni sono di competenza dello stato centrale.
Bisogna però segnalare un paio di valide eccezioni: Stefano Caldoro, candidato in Campania, non solo dedica un intero capitolo del suo programma all'immigrazione, ma lancia anche una proposta interessante: affrontare la questione immigrati in modo diversificato con proposte ad hoc a seconda della loro provenienza e della loro condizione personale. Per quanto fatto finora, poi, il Veneto, governato da Giancarlo Galan, spicca tra le regioni per quantità di risorse investite.

 

Scendere in profondità. Terminato l’empirico e generico volo radente sui programmi, Mixa ha deciso di scendere in profondità. Dopo Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Calabria, questa settimana ci siamo occupati di Emilia Romagna, Lazio, Campania e Puglia, cercando di capire quanta sostanza c’era nelle proposte dei candidati e andando a scoprire – dove ci sono – le storie degli stranieri a caccia di un posto nei consigli regionali. Non lo nascondiamo: è stata una corsa a ostacoli. Quasi impossibile, come si è detto all’inizio, avere dati precisi. Quasi impossibile anche, nonostante pressioni e richieste continue, arrivare ai candidati per farsi spiegare le loro linee di programma. Come se rendere conto ai cittadini non fosse un preciso compito della politica. Non ci siamo arresi: abbiamo scomodato esponenti di spicco delle coalizioni, assessori uscenti, consiglieri. Tra le battaglie portate avanti dai candidati stranieri, quella contro i tempi di attesa per la regolarizzazione e la cittadinanza, contro l'eccessiva burocrazia e contro il negato riconoscimento ai figli degli immigrati nati in Italia dello status di cittadino italiano. Il lavoro di Mixa non si ferma qui: a 100 giorni dal voto tornerà dagli stessi intervistati per chiedere cosa si è cominciato a fare, perché le parole non restino vuote nell’aria.


Leggi l'analisi dei programmi elettorali delle liste e gli interventi dei candidati sui temi legati all'immigrazione in News Italia e News Milano.

di Chiara Semenzato



Franco Bomprezzi ha scritto:
2010-03-23 11:38:01
Complimenti per l'ottimo lavoro. Vi ho segnalato nel mio profilo di facebook ieri sera!
Le interviste ai candidati stranieri

 

"Una politica di integrazione si può realizzare solo con la partecipazione di tutta la società e di tutti i cittadini. Secondo me, le attività principali su cui occorre concentrarsi devono essere la corretta informazione, la formazione e l'educazione sia degli immigrati che degli italiani".

 


La scheda

 

Saranno quasi 41 milioni 300mila gli italiani chiamati a votare il 28 e 29 marzo per le elezioni amministrative. Alle urne i cittadini di 13 regioni – Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria – per scegliere il loro nuovo presidente e i consiglieri. Voto amministrativo anche in 4 province – Imperia, L’Aquila, Viterbo e Caserta – e in 463 comuni, di cui 9 capoluoghi di provincia come Mantova, Venezia, Macerata, Vibo Valentia.

 


I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 28 marzo e dalle 7 alle 15 di lunedì 29 marzo. Lo spoglio delle schede per le regionali comincerà subito dopo la chiusura delle urne. Per le elezioni provinciali e comunali, in caso di ballottaggio, si tornerà al voto domenica 11 e lunedì 12 aprile.

 

Scheda verde per il voto regionale. Tante le possibilità dell’elettore per esprimere le proprie preferenze: potrà tracciare, ad esempio, un segno sulla lista provinciale e il voto sarà attribuito anche alla lista regionale collegata. Oppure esprimere un unico voto per una delle liste regionali e per il suo capolista, tralasciando la lista provinciale a cui non sarà attribuita la preferenza. Gli elettori però potranno anche esprimere un voto disgiunto: scegliere cioè una lista provinciale e una lista regionale non collegata.
Indicazioni, queste, che valgono per tutte le regioni tranne Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria dove le modalità di voto sono disciplinate dalle rispettive leggi regionali.
Scheda gialla per la provincia e azzurra per il comune: anche in queste due elezioni vale il voto disgiunto.


Ai seggi saranno richiesti all’elettore un documento di identità valido e la propria tessera elettorale personale. Chi l’avesse smarrita potrà richiederne il duplicato agli uffici comunali che resteranno aperti anche domenica 28 e lunedì 29 marzo, per tutta la durata delle operazioni di voto.

 

Dal sito del Ministero dell’Interno il fac-simile della scheda verde per le regionali