banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press
in primo
piano
Share |

Tanti gli immigrati che tornano a casa per le feste, pochi gli eventi a loro dedicati nel periodo di Natale. Ma qualche amministratore lungimirante ancora c’è

Tutti i colori del Natale
Immagine relativa a Tutti i colori del Natale

“Palestinaaaa”: così viene apostrofato il ragazzino Gesù dai suoi amichetti durante i primi anni di vita, quelli dell’esilio egiziano, almeno secondo il racconto dei vangeli apocrifi a cui fa riferimento Paolo Rossi nel suo “Mistero buffo, versione pop”. Se Gesù Cristo tornasse oggi – è la domanda alla base dello spettacolo – chi sarebbe e cosa potrebbe fare? Saremmo in grado di riconoscerlo? Strano a pensarci: a Natale si celebra la nascita di un clandestino. Lui allora, come tanti oggi in Italia. Non ci sarebbe da stupirsi se Cristo arrivasse su un gommone al largo di Lampedusa.

 

Un Natale diverso, in alcune città d’Italia, fatto di luci e colori stranieri. Fatto di iniziative organizzate per non dimenticare neppure sotto le feste quanto sia difficile l’integrazione. Eventi che dicono chiaro: gli immigrati sono qui e fanno parte della nostra società. A differenza dell’estate sono davvero poche le iniziative organizzate per e con gli stranieri in questo periodo dell’anno. Una spiegazione, però, c’è: la maggior parte delle feste si conta a inizio dicembre perché poi molti stranieri riescono a tornare a casa e passare il Natale in famiglia. Da Torino a Caserta, da Sassari a Rimini ecco una piccola mappa per chi resta in Italia.

 

“Il Natale delle religioni” a Caserta. Per una volta il nostro viaggio comincia nel sud Italia: l’iniziativa più interessante è stata organizzata a Caserta, dalla Provincia, anche per lasciarsi alle spalle almeno in questo periodo la fama di capitale della camorra. “Contrasti” è il titolo del festival internazionale che si snoda in tutto il territorio dal 16 dicembre al 6 gennaio: 7 città – da Aversa a Santa Maria Capua Vetere – adotteranno altrettanti borghi, come Castelmorrone e Formicola, per farli rivivere grazie al dialogo di generi, culture e religioni diverse. Contrasti, dunque, intesi non come contrapposizione ma come esaltazione delle differenze, come distanze da colmare, come arricchimento culturale.
Momenti di riflessione, di allegria e di confronto che culmineranno il 26 dicembre nel “Natale delle religioni”, organizzato non a caso in una terra di confine: a Mondragone, il giorno di Santo Stefano alle 19 nella cattedrale cattolica le tre grandi religioni monoteiste – ebraismo, cristianesimo e islam – si parleranno attraverso l’arte, la letteratura e la musica. Di caratura internazionale i protagonisti dell’evento: il regista e scrittore curdo Fariborz Kamkari, Moni Ovadia, i tre musicisti rom che lo accompagnano, il gruppo torinese dei Cluster con le loro 5 voci a cappella e il musicista iraniano Hamid Mohsenipour.

 

Dal sud al freddo nord, Natale del deserto a Torino. Natale del deserto: un titolo misterioso e coinvolgente per l’iniziativa organizzata per il secondo anno di fila a Torino dalla locale associazione senegalese. Alla base del progetto un’idea salda: l’integrazione passa per i bambini che sono i futuri cittadini del mondo. E allora proprio a loro si pensa nel capoluogo piemontese: i più piccoli, italiani e stranieri, cristiani e non – perché tutti sono attratti dalla magia del Natale anche quelli che non lo festeggiano – si incontreranno domenica 19 dicembre alle 15 allo Sporting Dora di Corso Umbria.
Un pomeriggio di spettacoli teatrali e di animazione che culminerà con un aperitivo senegalese per farsi gli auguri. “L’integrazione è un percorso possibile – ha spiegato alla presentazione dell’evento il presidente dell’associazione senegalesi a Torino Mouhamadou Sarr – fatto di piccoli gesti concreti”. Di due bambini di 8 anni, uno italiano e uno senegalese, uno che festeggia il Natale e l’altro no, chiedendosi il perché. “Solo con un’ottica di apertura e condivisione – ha spiegato ancora Sarr – i bambini di oggi potranno divenire i futuri cittadini del mondo, gli artigiani di una società fatta di convivenza, fratellanza, intelligenza e tolleranza”.


A Rimini i presepi dal mondo. Maria con la pelle scura, Giuseppe con gli occhi a mandorla, Gesù dai tratti orientali: la tradizione del presepe con uno sguardo dal mondo alla mostra allestita dalla Caritas diocesana – Centro Betania Migrantes, al Palazzo del Podestà di Rimini. Una rassegna giunta ormai all’ottava edizione: un viaggio attraverso i continenti in cui le natività sono preparate dagli immigrati presenti sul territorio romagnolo con i materiali fatti arrivare appositamente dai paesi d’origine o prestati per l’occasione.
Tratti somatici forti e diversi per le statuine. Materiali poveri come la terracotta, la cartapesta, il vetro, il gesso, o molto ricchi, dal cristallo all’argento all’avorio o di grande originalità: pane, gusci d’uova o di noce, foglie di banano. “L’arte semplice – spiegano dalla Caritas – e la religiosità popolare costituiscono un efficace canale di scambio culturale: un’occasione per condividere un messaggio di pace e di fratellanza”.
Circa 200 i presepi e una trentina le immagini della Madonna esposte, con il coinvolgimento di molte famiglie di diversa nazionalità. Il pane e la famiglia migrante i due temi che fanno da filo conduttore: “Il pane – ha spiegato alla presentazione Cesare Giorgetti della Pastorale migrantes – perché è simbolo di povertà, unità, condivisione. La famiglia migrante perché è la principale vittima della crisi economica degli ultimi due anni”. La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio, l’ingresso è gratuito.

 

Natale per tutti a Pescara. Poco più a sud di Rimini, anche a Pescara la Caritas si occupa di immigrati sotto le feste. Un “Natale per tutti” il titolo dell’iniziativa che raccoglie una serie di eventi con attività di formazione, riflessione, interculturalità. Si è partiti il 14 dicembre con la proiezione per i ragazzi del film “Come un uomo sulla terra” lo scomodo documentario di Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer sulle violenze subite dagli immigrati in Libia. Si proseguirà il 17 dicembre con un seminario di studi per gli addetti ai lavori.
Sempre il 17 il momento più divertente: “Indovina chi viene a cena?”, una serata interculturale con degustazione di pietanze tipiche, presentate e preparate dalle comunità di immigrati che vivono in Abruzzo. “Sentiamo l’esigenza – ha spiegato don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara-Penne – di favorire alcuni momenti di scambio e di conoscenza reciproca che possano educare la cittadinanza pescarese e i migranti all’incontro, coinvolgendo in particolare le nuove generazioni per far costruire loro una città più multietnica e accogliente”.

 

A Milano “Hasta il Natale!”. A organizzare un Natale alternativo a Milano ci ha pensato Terre di Mezzo in collaborazione con l’associazione Amani che lavora a favore delle popolazioni africane. Appuntamento il 16 dicembre alle 21 a Villa Pallavicini per “Hasta il Natale”, una serata ricca di attività con danze da tutto il mondo, dolci internazionali e un angolo baratto per scambiarsi oggetti e auguri. Obiettivo della serata una sostanziosa raccolta fondi attraverso un’asta di beneficenza con borse prodotte in carcere, pezzi unici di artigianato artistico, il primo numero di Terre di mezzo. Ma anche con la possibilità di scegliere regali solidali e di farli incartare con materiali riciclati, nuovi e d’effetto.

 

Natale multietnico che scatena polemiche a Sassari. La scelta dell’amministrazione di dedicare le feste alla riflessione sulla società che diventa sempre più variegata non è piaciuta,  manco a dirlo, alla Lega. Dalla musica al teatro, dalla danza al cinema, dal cibo all’arte visiva, un programma ricco di appuntamenti quello messo insieme dal Comune con la precisa volontà di superare il rischio razzismo corso in città dopo le aggressioni e i pestaggi di alcuni extracomunitari. Una partecipazione attiva degli stranieri presenti per fare del Natale una festa condivisa davvero da tutti.
Fino al 25 dicembre, ad esempio, prodotti e oggetti provenienti da tutto il mondo si potranno acquistare nel mercatino di Natale organizzato dall’associazione Itinerante. L’11 e il 12 dicembre grandi protagonisti sono stati i sapori con il “Week end dei Gusti”: assaggi in centro storico di fainè e altri cibi provenienti da Senegal, Marocco, Romania, Kenya, Nigeria. Ma non solo: film africani al cinema, cori gospel in cattedrale, immagini choc dalla Cambogia per la mostra fotografica.
Un Natale che, ovviamente, la Lega Nord Sardinia ha respinto al mittente. “Come al solito – si legge in una dichiarazione del segretario provinciale Luigi Todini – l’Amministrazione non ha perso occasione per far trasparire il suo volto perbenista e multietnico”. Vicinanza, certo, agli immigrati regolari, ma dito puntato contro gli “avidi sfruttatori stranieri” e le prostitute immigrate che producono “una costante cappa di paura e di degrado sociale e morale”. “In questo contesto di violenza – prosegue Todini – si nascondono, grazie spesso ad un’omertosa copertura, centinaia di clandestini. Sarebbe auspicabile che con l’approssimarsi del Natale si liberasse il centro storico dagli indesiderati ospiti”.

 

Forse a questi leghisti che tanto si sono battuti per mettere nella costituzione europea le radici cristiane e che vogliono il crocefisso in tutte le aule scolastiche qualcuno dovrebbe spiegare il significato profondo del Natale, festa della solidarietà e dell’accoglienza. Forse a questi leghisti bisognerebbe ricordare che Gesù era palestinese, quindi per loro “immigrato”, e che nacque in una mangiatoia perché rifiutato ancora prima di venire al mondo. Anche a questi leghisti, però, ma soprattutto agli amministratori lungimiranti, che non si limitano a riempire le piazze con gli immigrati solo la notte di Capodanno, e a tutti voi: buon Natale da Mixa.

di Chiara Semenzato



Assaggia il Mondo: musica e cucina per il Natale di Piazza Vittorio


Con il progetto Esquilindo l’interculturalità nasce anche a tavola. Di Livia Parisi


Il Natale ortodosso

 

 

La religione ortodossa ha conservato per le festività religiose il vecchio calendario giuliano, per questo motivo le date non corrispondono con le festività cattoliche. Papa Gregorio XIII nel 1582 riformò il vecchio calendario giuliano (chiamato così perché introdotto da Giulio Cesare, ndr), che avendo un piccolo difetto di calcolo rispetto al calendario solare non rispettava più l’andamento delle stagioni.
Con il nuovo calendario vennero soppressi ben 10 giorni dal 5 al 14 ottobre nell’anno 1582 e non furono più considerati bisestili gli anni dei secoli non divisibili per 400. Questo nuovo calendario, che è quello che ancora oggi usiamo, prese il nome di quel Papa e si chiamò calendario gregoriano. Questi cambiamenti non furono accettati dalla chiesa ortodossa che infatti continua a celebrare le ricorrenze religiose sulla base del vecchio calendario giuliano. Per questo motivo il Natale ortodosso ricade il 7 gennaio del nostro calendario che corrisponde al 25 dicembre del calendario giuliano. Lunedì 7 gennaio sarà il Natale ortodosso (che corrisponde al 25 dicembre cattolico).