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Garbatella, Eur, San Giovanni, San Lorenzo, Pigneto, Centocelle e Cinecittà sono le roccaforti pakistane dei "vice-benziani" di Roma. Taciti accordi interetnici prevedono che nessun altro possa mettere le mani sulla pistola della pompa. E anche i gestori sono soddisfatti

Extra-benzinai di Roma
Immagine relativa a Extra-benzinai di Roma

Prendono il posto del benzinaio nell'orario di chiusura e aiutano i clienti a rifornire le loro auto in cambio di qualche spicciolo. È un esercito di irregolari e senza lavoro, spesso sfruttati da reti malavitose 

Roma, San Paolo. Distributore Esso. Hashim, un ragazzone kosovaro di trentotto anni, ha vissuto la guerra perdendo ogni cosa, famigliari e amici compresi. Da ormai otto anni a Roma, vive in una autovettura semi-carbonizzata. Col self-service guadagna poco o niente. Non arriva neanche ai due pasti giornalieri. I suoi aguzzini pretendono percentuali assurde. Hashim cerca di arrotondare, è costretto a farlo. Non appena la mole di lavoro cala, corre al semaforo a una ventina di metri dal distribuore con una pezza umida in mano: in cambio di pochi spiccioli pulisce i fari delle automobili che si fermano al rosso. Una sbirciata al distributore e una al semaforo. Così Hashimi conquista pranzo e cena. Va avanti con questi “straordinari” fino a quando la cosa giunge all’orecchio del boss: è assolutamente vietato lasciare la pompa di benzina incustodita, trattasi del primo comandamento dei vice-benzinai. Mai dimenticare i patti con la “mala dei lavavetri” che non digerisce intrusioni di questo tipo. Selvaggiamente picchiato per aver osato troppo, Hashim perde nuovamente quel poco che era riuscito a raccimolare. Ora raramente lo si vede aggirarsi per le strade di San Paolo, elemosinando un pasto.

 

Monteverde. Distributore Tamoil. Saliou è un ventottenne senegalese giunto a Roma da poco più di un anno. Rimini la sua prima meta italiana: qui fa il venditore ambulante, un classico della riviera romagnola. Poi nella capitale raggiunge il cugino Moussa e la cugina Idrissa. Tutti ammassati in un buco di stanza. I due cugini frequentemente lo vanno a trovare al distributore. Idrissa è splendida. Il gestore della pompa di benzina vuole cogliere l'occasione al balzo. Un appuntamento con Idrissa – facile intuirne lo scopo - in cambio della generosa concessione per Saliou di continuare a lavorare al self-service senza problemi. Saliou, Moussa e Idrissa si rifiutano, appellandosi ai potenti vertici senegalesi. Il gestore non avanza più proposte indecenti ma Saliou si vede lo “stipendio” decurtato per il fastidio arrecato ai poteri forti.

 

Garbatella. Distributore Agip. Ardashir: trentacinquenne pakistano, romano da soli due anni. È benvisto all’interno della comunità. Gli amici passano intere serate al suo fianco alla pompa di benzina. Ardashir è assai cauto e guardingo. Non concepisce la situazione che si presenta innanzi ai suoi occhi: un italiano che con una macchina fotografica in mano continua a fargli domande. Ciò lo agita tremendamente. Il rito segue sempre lo stesso copione: prima di aprire bocca fa sempre una misteriosa telefonata in urdu. Fortunatamente ottiene ogni volta il permesso di sbottonarsi un po’. Non trattandosi di polizia, l’apprensione muta in simpatia. La comunicazione resta invariabilmente affannosa. Non può frequentare il corso d’italiano per stranieri di piazza Vittorio. È rispettato da tutti Ardashir, da tutti i pakistani. Capita spesso che una Peugeot, con un carico di crani rasati, cacci dal finestrino un fucile ad acqua facendo fuoco in direzione di Ardashir e soci. Ma il fucile non è carico d’acqua, bensì di urina. Le bestie gridano ogni sacrosanta volta "famme er pieno de piscio". Scappano vigliaccamente. Che fare? Uno degli amici di Ardashir che vive da diverso tempo a Roma sdrammatizza in un vago romanesco: "Mò famo 'e ronde pakistane".

 

Eur. Distributore Total. Omesh è un uomo di mezza età originario di Calcutta. Mille lavori in Italia ma da tre anni è in pianta stabile a un self-service. Una bella storia quella di Omesh. Non è mai stato vittima di angherie di ogni sorta. Nessun incidente serio sul suo percorso. Nessun gavettone di urina. Nessun pestaggio per aver cercato di riempirsi la pancia. Nessuna proposta indecente. Nell’appartamento a Tor Pignattara (in condivisione con altre due famiglie) la bella moglie e le due giovani figlie gli fanno trovare sempre la cena in caldo. I clienti di vecchia data gli sono ormai affezionati. L’unica pecca della storia di Omesh è il permesso di soggiorno. No, il permesso non c’è. E chissà quando ci sarà. Quando una volante della polizia passa nei pressi del distributore, Omesh prontamente si nasconde. Sono tre anni che si nasconde. È questo il prezzo da pagare per uno dei più “fortunati vice-benzinai”.

 

Roma quotidianamente vede per le proprie vie un esercito di giovani di ogni nazionalità sparpagliarsi per i distributori di benzina.

 

L’idea è geniale. Nel momento in cui le pompe di benzina chiudono, lasciando alla clientela il solo servizio self-service, entrano in azione i “vice-benzinai”. Il cliente con una piccola mancia che può andare dai cinquanta centesimi all’euro, evita di dover scendere dalla vettura, cambiare banconote di grosso taglio (quando incontra qualcuno disposto a farlo), inserirle nel distributore automatico (quando ci riesce) e infine erogare il carburante. L’incombenza è del vice-benzinaio. L’affare diventa un “self-service servito” a tutti gli effetti.

 

I gestori delle pompe di benzina ne sono indubbiamente soddisfatti. I ragazzi, presenti sul posto nel periodo di chiusura, garantiscono una vigilanza gratuita dell’esercizio contro gli atti vandalici. Allo stesso tempo si evita a clienti impacciati di allungare le mani sulla pistola carburante, scongiurando eventuali guasti. Infine, questi vice-benzinai, muniti di scopa, al termine del proprio “turno” lustrano la postazione da cima a fondo.

 

Questione orario di lavoro. Nell’arco delle ventiquattro ore ci sono due turni, uno diurno e uno notturno. Il primo corrisponde alla pausa-pranzo del gestore – dalle ore tredici alle sedici, mentre quello notturno va grossomodo dalla chiusura dell’esercizio – alle diciannove – fino a quando il vice-benzinaio decide di lavorare. È lui che decide.

 

Questione guadagni. Pochi dati da considerare: otto ore di lavoro al giorno, una macchina-cliente ogni quindici minuti, in media una mancia di settantacinque centesimi. Ammesso che il turno notturno termini a mezzanotte, i clienti arrivano quasi a trenta. E pertanto il guadagno quotidiano si aggira attorno alla trentina di euro. Trattasi di soldi facili, esentasse. Trattasi di soldi occulti. Ma non a tutti. Criminali di ogni nazionalità e gli elementi di spicco delle comunità siglano accordi: una sostanziosa percentuale delle entrate del servizio self-service in cambio di favori burocratici.


Pakistani, indiani e curdi in questo campo sono i più coesi e compatti. Gli affari non subiscono interferenze. Si aggiudicano interi quartieri con svariati distributori di benzina. Seguono estenuanti selezioni per i posti da vice-benzinai e le conoscenze in questa sede diventano fondamentali. Avere qualche parentela con chi conta garantisce l’impiego. Conseguenza inevitabile di questo vasto e radicato fenomeno è che i vice-benzinai entrano di diritto nel novero dei vulnerabili, di coloro che costantemente subiscono il giogo razzista e malavitoso. Se fosse legalmente riconosciuta e quindi tutelata, questa parte della popolazione immigrata potrebbe invece imbattersi in ciò che in un qualsiasi Paese civile è chiamato diritto al lavoro.

 

25 novembre 2010

di Luca Pistone



L'affare è pakistano

Organizzazione e meticolosità sono di vitale importanza. Nulla va lasciato al caso. I pakistani da anni legiferano in tema di self-service. La “corsa al quartiere” prevede l’accaparramento, da parte delle più svariate comunità, di determinate zone colme di distributori.

 

Garbatella, Eur, San Giovanni, San Lorenzo, Pigneto, Centocelle e Cinecittà sono le roccaforti pakistane. Taciti accordi interetnici prevedono che nessun altro possa mettere le mani sulla pistola della pompa.

 

Il ferreo codice pakistano stabilisce per ogni erogatore di carburante due “impiegati”, uno per il turno diurno e uno per quello notturno. La priorità è non lasciare mai e poi mai incustodita la stazione di servizio, quindi i due possono senza problemi scambiarsi i turni di lavoro. È rarissimo che capiti, quasi fantascienza: ma qualcuno di un’altra comunità potrebbe cogliere l’occasione per avanzare diritti sostituendosi ai “legittimi” vice-benzinai.

 

Nel caso in cui, durante la sessione lavorativa, il vice-benzinaio è costretto ad assentarsi, è sufficiente uno squillo di cellulare per l’ingresso in scena di un sostituto fratello-cugino-zio. L’intera famiglia diviene responsabile dell’operato del vice-benzinaio, la rispettabilità dei suoi membri non va messa in discussione.

 

Altra peculiarità dei pakistani è l’offerta di un ulteriore servizio al cliente, il classico lavaggio del parabrezza. Muniti di acqua, sapone, secchio, spugna e paletta, stanno però iniziando ad avere fastidiosi battibecchi coi lavavetri "ufficiali", di stanza ai vicini semafori.