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Ancora tre manifestanti sulla torre di Milano, che parlano al telefono con Mixa. Ma intanto arrivano nuove espulsioni per i manifestanti: da Malpensa via "Mimmo" Mohammed

I motivi della gru
Immagine relativa a I motivi della gru

Milano e Brescia (vedi Fotogallery e Video). Sono scesi dalla gru di Brescia gli immigrati che protestano contro la sanatoria truffa. Hanno avuto garanzie dal prefetto: "forse" - spiegano i loro avvocati - "non saranno espulsi né rinchiusi in un Cie". Già in Egitto invece i 17 immigrati fermati sotto il presidio di Brescia e identificati dalle forze dell'ordine. Tra loro anche il leader del movimento, "Mimmo" Mohammed, fermato davanti al consolato di via Porpora a Milano mentre protestava contro le precedenti espulsioni. A Milano resistono in tre sulla Torre di via Imbonati, con il Comitato sotto a sostenerli, e anzi: "sentiamo ancora di più la responsabilità", ci dice uno di loro al telefono.

 

Due proteste simili nella Lombardia che ospita un immigrato su quattro dei quasi 5 milioni presenti in Italia. Lavoratori stranieri, stremati dallo sfruttamento, che salgono su una gru per gridare in faccia al nostro Paese che è ora di cambiare. Gente che non ce la fa più a essere spremuta e gettata via. Si protesta per molte cose, ma prima di tutto per la sanatoria "truffa" del settembre dell'anno scorso, che ha concesso la possibilità di emersione solo a badanti e colf. Di conseguenza moltissimi altri lavoratori - esclusi - hanno finto di essere assistenti domestici; tanti di loro (si calcola 50mila persone in tutta Italia) sono caduti nelle trappola di truffatori che avevano promesso la regolarizzazione in cambio di diverse migliaia di euro. Diciamolo subito: dare soldi per comprarsi il permesso di soggiorno oppure dichiararsi colf quando si è muratore o contadino è reato. Non c'è dubbio. Ma sono persone disperate, che in Italia lavorano da anni. Altra questione: i 500 euro chiesti dallo Stato per accettare la domanda, e incassati a prescindere dall'esito (in certi casi controverso) della stessa.

 

È ora che si introduca nell’ordinamento italiano l’allargamento dei benefici e delle tutele contenute nell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione anche ai lavoratori irregolari che denunciano i loro sfruttatori. Benefici e tutele di cui godono per ora minori e prostitute che denunciano i loro aguzzini. Una proposta in tal senso, presentata nell'aprile scorso dal Pd, è stata bocciata, ma ci sono segnali positivi. “Su questo punto – apre cautamente il leghista Massimiliano Fedriga – si può discutere, non escludo nulla a priori”. 


Ecco la cronaca degli ultimi giorni e i motivi della protesta.

 

LA TORRE DI MILANO di Michela Dell'Amico

 

Sono rimasti in tre sopra la torre di via Imbonati a Milano, dopo la discesa e la fuga nella notte del 15 novembre degli altri due manifestanti, perché uno di loro non stava bene e l'altro lo ha aiutato, hanno spiegato dal Comitato immigrati in Italia, in presidio sotto la torre dall'inizio della mobilitazione cominciata il 5 novembre. "Cosa inammissibile”, ha dichiarato il vice-sindaco Riccardo De Corato, che ha definito la vicenda “grottesca”, augurandosi che “non finisca tutto a tarallucci e vino perché sarebbe un precedente pericoloso con il rischio di emulazione”.

 

"Il ministro Maroni ha parlato di ricatto, ma non è così - ci spiega al telefono Marcelo, argentino naturalizzato italiano, uno dei tre ancora sulla torre -, ma noi non ricattiamo nessuno. Noi vogliamo che la politica e i politici facciano il loro lavoro e trovino una soluzione a un problema che esiste". "Io sono italiano - racconta -. In Italia da 8 anni, ho ottenuto la cittadinanza. Ma ho fatto anche io i miei anni da clandestino. Per questo sono qui, perché questa protesta è anche mia, perché so cosa passano quelle migliaia di cittadini costretti a vivere in una condizione di ricatto continuo, di delinquente solo per il fatto di non avere il permesso di soggiorno". Sotto di loro il presidio continua, continuano le dirette e l'avvicendarsi di giornalisti, continuano le manifestazioni (vedi video del corteo studentesco) e un coro di voci che assicurano "non faremo come a Brescia, resisteremo". Mi spiegano che la gru era molto più scomoda e pericolosa, passava aria e vento e pioggia dapperttutto. "Loro invece sono come su un lungo balcone" ci dice Saidou, del Comitato, e anche se il soffitto è fatto da un telo di plastica scuro "manteniamo il morale alto" dice Marcelo. "Siamo molto stretti e dobbiamo chiederci il permesso per muoverci, perché la balaustra è profonda meno di un metro. Ma dal presidio ci coccolano, ci sostengono". Il fatto che a Brescia siano scesi non li scoraggia, anzi: "Sentiamo - continua l'italoargentino - ancora di più la responsabilità di portare avanti una protesta che non è locale, non è lombarda, ma nazionale. La nostra è la lotta per i diritti in un Paese democratico". "Quando scenderemo? Quando avremo ottenuto quello che chiediamo. Noi crediamo che un pezzo di carta non valga la vita e la salute di nessuno, quindi non faremo gesti estremi di protesta o scioperi della fame. Noi siamo semplici testimoni e siamo qui per denunciare la nostra situazione".

 

La manifestazione poggia sempre sugli stessi motivi, ma oggi si affacciano nuove spinte, dopo i rimpatri avvenuti a Brescia, le reclusioni nei Cie e "le pressioni ricevute dal Consolato egiziano a Milano", denuncia il Comitato. Secondo il loro racconto, per via degli accordi bilaterali con l'Italia, l'autorità diplomatica si sarebbe spinta a minacciare gli egiziani che hanno preso parte alla mobilitazione direttamente o indirettamente, di escluderli dai servizi sociali e dalle liste di collocamento". Interrogato da Mixa, il Console generale dell'Egitto a Milano preferisce non commentare quelle che definisce solo voci. "Noi difendiamo i nostri cittadini - sostiene - ma non possiamo andare contro la legge italiana".

 

Sotto la torre di via Imbonati si contestano mille questioni. La sanatoria: l'anno scorso ha escluso categorie determinanti per l'economia del Paese, come gli operai o i contadini, limitando la possibilità di regolarizzarsi a colf e badanti. Di conseguenza è un mare quello composto da disperati irregolari che hanno finto di essere quello che non sono, pagando anche 10mila euro in cambio di un permesso mai arrivato. Alcuni hanno presentato domande false, altri neppure quelle, perché si sono accorti prima della truffa. A complicare la questione, il fatto che i tempi di attesa si sono gonfiati oltre misura, arrivando al doppio del previsto, "perché i tagli alle Prefetture rendono impossibile smaltire il lavoro", spiegano dal Comitato Immigrati: “Addirittura alcuni sportelli sono a rischio chiusura perché i contratti ai dipendenti co.co.co. non vengono rinnovati". Ma anche chi ha avuto la fortuna di rientrare nella regolarizzazione, ha un altro problema: “non ottiene documenti datati novembre 2010, ma settembre 2009 (data della sanatoria), e quindi si ritrova con un rinnovo di due anni che scade tra tre mesi", spiegano.

 

"Secondo i dati del Ministero dell'Interno - dice Pietro Massarotto, presidente del Naga - in Italia sono state presentate circa 300mila domande di emersione. Un anno e un mese fa. A oggi però è stato analizzato solo il 41% di queste pratiche, ovvero circa 165mila, e di queste ben 20mila sono state rigettate perché non vere. Ne ipotizziamo quindi almeno altre 20mila false, per un totale di 40mila lavoratori truffati. Numero sottostimato, al quale è necessario aggiungere chi non ha presentato domanda ma è stato comunque truffato, circa 10mila persone”, che hanno pagato sedicenti avvocati o finti datori di lavoro che poi non hanno nemmeno presentato domanda.

 

L'azione milanese fa eco e vuole sostenere quella di Brescia: l'obiettivo è amplificare la protesta, far sentire che si è stufi di lavorare e basta, a testa bassa. Si dice "no" alla sanatoria, che ha creato le condizioni ideali per la gigantesca truffa, compiuta in genere da grosse reti di sfruttatori, ma c'è ancora dell'altro. Ad esempio le questure hanno negato la regolarizzazione a chi in passato non aveva rispettato un decreto di espulsione, specificando però questa regola solo dopo che le domande erano già state presentate, insieme alla ricevuta dei 500 euro versati allo Stato. Come dire, prima fai domanda e paghi, poi lo Stato ti fa sapere che non rientravi tra chi poteva partecipare alla sanatoria.

 

"Per non parlare di chi è diventato irregolare perché ha perso il lavoro a causa della crisi - aggiunge Saidou Moussa Ba, del Comitato - e che adesso si vede improvvisamente clandestino con l'azzeramento dei contributi versati finora: è allora chi è il ladrone? Noi vogliamo che in attesa di trovare un lavoro il permesso di soggiorno valga per almeno un anno".

 

Anche l'Asgi, associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, chiede che per risolvere questa "situazione di emergenza" si conceda a questo esercito di 50mila persone il permesso di soggiorno in ottemperanza all'articolo 18 del T.U. con un percorso di inserimento di 18 mesi. Lo ha chiesto anche l'ex sindaco di Brescia, Paolo Corsini, attuale deputato Pd. Era stato fatto per Rosarno ma il governo sembra temere di concedere "troppo". Il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, arriva a esprimere in un comunicato la sua indignazione per i tre "fuggiti" dalla torre senza farsi riconoscere dalle forze dll'ordine. Suona come l'ennesima presa in giro, visto che i malcapitati di Brescia, identificati e rinchiusi nel Cie di via Corelli, pare saranno presto rimpatriati.

 

L'articolo 18 concede il permesso di soggiorno a quei clandestini che denunciano i loro aguzzini solo se minori o vittime di tratta e prostituzione. "Ma ci sono già state in Italia sentenze che hanno allargato le maglie della legge anche agli immigrati truffati a seguito della sanatoria", ricorda Massarotto. "È successo a Massa Carrara, Varese, Modena, Verona". In parole povere, la legge ha premiato con la regolarizzazione gli immigrati che hanno parlato, si sono autodenunciati e hanno rivelato i nomi di chi ha promesso loro la "via facile". Le associazioni malavitose fermate grazie a questa collaborazione sono state moltissime: "si calcola che a Napoli siano state presentate più domande di emersione del numero di immigrati irregolari presenti", dice Massarotto.

 

Ci sono quindi speranze per una soluzione? "Si tratta comunque di percorsi lunghi e incerti, non validi per tutti. Noi chiediamo che il governo chiarisca questa possibilità con una circolare da inviare alle questure: in modo che diventi automatica la possibilità di regolarizzarsi per chi ha subito una truffa". Certo, anche il truffato è stato truffatore e deve scontare la sua pena: a Varese, precisa Massarotto, "gli egiziani che ho seguito io hanno ottenuto il permesso di soggiorno perché hanno denunciato i loro sfruttatori, ma sono stati anche condannati a 2 mesi con la condizionale per aver comunque loro stessi preso parte a una truffa, avendo dichiarato di essere stati assunti come badanti".

 

Il Comitato ha organizzato una manifestazione sabato 20 novembre alle 15 sotto la Torre (via Imbonati 49)

 

 

Sono scesi dalla gru, ma non si arrendono

Di Valerio Gardoni

 

Brescia, 15 novembre 2010. Mancano dieci minuti alle nove, piove, dopo 17 giorni di incubo la protesta sulla gru è finita. Gli ultimi quattro migranti sono scesi. Hanno abbandonato i 35 metri di altezza dove sono rimasti, al freddo e sotto la pioggia, per tutto questo tempo. La proposta di Cgil, Cisl e Diocesi è stata accolta. Ora si conta sulla reale tutela legale di questi migranti e la costituzione di un presidio permanente e autorizzato in città per poter continuare la mobilitazione. "Il prefetto ha garantito che saranno loro concessi i tempi e i modi per valutare le loro posizioni in relazione alla sanatoria e verificare l'eventualità di concedere loro il permesso di soggiorno", ha spiegano l'avvocato di uno di loro, Sergio Pezzucchi, dell'associazione 'Diritti per Tutti'. "Ci sembra - ha continuato - di poter interpretare le parole del Prefetto - vista anche la condizione giuridica dei nostri assistiti - come una garanzia che non saranno rimpatriati né rinchiusi in un Cie". Stessa cosa però non è stato possibile garantire agli altri immigrati già condotti nel Centro di identificazione di via Corelli a Milano, "perché il prefetto ha ritenuto questa ipotesi contraria alla legge" essendo stati fermati per ragioni di ordine pubblico. Prima di scendere hanno calato dalla gru dei sacchi con le poche cose che avevano a disposizione e hanno lanciato alcuni slogan.


Scendono tutti quattro insieme, sotto li aspettano i loro legali e il presidio. Come da accordi presi, con loro ci sono solamente gli avvocati e i funzionari della Digos e non poliziotti e carabinieri, né tantomeno politici o presenzialisti dell’ultima ora. Gli avvocati Vicini e Pezzucchi hanno impegnato giorni interi con il prefetto, per giungere all'accordo.


Grande festa in piazza sotto il diluvio, a centinaia hanno salutato la discesa dei quattro. Si sono spostate poi in Questura per accogliere Arun, Rachid, Sajad e Jimi e secondo gli accordi sono stati liberati non appena terminate le formalità burocratiche. Per loro nessun permesso di soggiorno, nemmeno temporaneo, voce che s’aggirava nel giorno delle trattative e supponeva una sorta di baratto per porre fine alla vicenda. Lo confermano le parole del prefetto di Brescia Narcisa Brassesco Pace: "I reati commessi anche in questo frangente verranno perseguiti e le pratiche in esame si concluderanno con l’accoglimento o con il rigetto delle stesse, seguendo il loro corso naturale, potendosi giungere, laddove previsto, anche all’espulsione". Ma lo confermano di più le posizioni dei quattro appena scesi: per 17 giorni hanno continuato a ripetere dal loro nido a 35 metri d’altezza: “noi siamo qui per tutti, per una sanatoria negata, siamo solo i portavoce dei migliaia truffati dalla sanatoria”. Nessuna garanzia certa, dunque, ma c'è a chi andata peggio.

Nel frattempo infatti il giudice ha convalidato il provvedimento detentivo ai danni di Mohammed, l’egiziano emigrato a Brescia che è stato deportato nel Cie milanese di via Corelli lunedì scorso, al culmine della protesta. Mohammed si era recato a Milano per unirsi al presidio allestito sotto al Consolato Egiziano, con lo scopo di fare pressioni per fermare le espulsioni dei nove egiziani bresciani, rimpatriati il 15 novembre. I nove erano stati fermati nel corso dello sgombero del presidio. In quel lunedì “nero” carabinieri e polizia, all’alba, hanno sgomberato con la forza i manifestanti davanti alla gru e i partecipanti al presidio hanno denunciato pubblicamente, sorretti da fotografie e filmati, i metodi violenti delle forze dell’ordine.


Jimi, Arun, Rachid e Sajad sono stati gli ultimi a scendere, Singh e Papa erano scesi nei giorni scorsi presi da malore, hanno passato 17 giorni in equilibrio sulla gru in condizioni estreme. Pioggia, vento, freddo e fame non hanno fermato la loro determinazione, avevano coscienza del gesto estremo, ma consapevoli di lottare per una giusta causa. Dall’alto hanno visto le manifestazioni in loro solidarietà, gli scontri con le forze dell’ordine, hanno gridato le loro ragioni da un megafono e inviato messaggi, tra cui uno in video al Presidente della Repubblica Napolitano.


16 novembre. Il giorno successivo alla discesa dalla radio in diretta con gli ascoltatori, la loro voce ha raccontato le speranze, semplici come quelle di tutti noi, un lavoro, una famiglia, dei figli, un poco di serenità, ma non sarà facile finché verranno trattati come stranieri, emarginati nell’ombra della clandestinità. I loro sogni, con migliaia di altri, si infrangono ogni giorno contro il muro del razzismo. “Con il loro gesto i ragazzi della gru hanno fatto conoscere la situazione dei molti migranti in Italia, l’onestà degli intenti verso una regolarizzazione, hanno aperto la strada per uscire legalmente dalla clandestinità, una lotta che deve continuare con l’appoggio della società civile” ha commentato il presidente dell’associazione Diritti per Tutti Umberto Gobbi. 

 

18 novembre 2010

di Michela Dell'Amico, Valerio Gardoni



angie ha scritto:
2010-11-11 18:58:55
bravi!!!!
"Vogliamo gli intellettuali di Milano in via Imbonati"

 

Edda Pando del Comitato Immigrati d'Italia chiede agli artisti e agli intellettuali di "unirsi alla lotta dei migranti e portare il loro contributo sotto la torre di via Imbonati (altezza numero 49)".


L'espulsione di Mimmo Mohammed

Le ultime due espulsioni degli immigrati protagonisti delle proteste di Brescia (in tutto 17) sono avvenute giovedì 18 novembre da Malpensa, come annunciato dal viceministro degli Esteri egiziano, con delega ai Rapporti con le comunità all'estero, Muhammad Abdel Hakim. Lo ha detto al quotidiano online egiziano 'Masrawi': "Le autorità italiane hanno deciso di espellere i due egiziani - ha dichiarato -, Muhammad al-Haja di 28 anni e Muhammad Shaaban di 20, che guidavano la protesta degli immigrati. Saranno rimpatriati questa sera".

 

I due non erano sulla gru, ma uno di loro, Mimmo Mohammed, tra i leader della protesta, è stato fermato il lunedì precedente davanti al consolato egiziano di Milano, mentre partecipava, assieme a due politici dell'Italia dei Valori, a una protesta contro le precedenti espulsioni. Sarebbe stato identificato e quindi trasportato nel Cie di via Corelli a Milano. All'aeroporto le proteste contro il rimpatrio dei due da parte dei giovani dei centri sociali milanesi.