In un'Italia che non si sposa più, i matrimoni misti sono triplicati in 15 anni. Le loro storie, i loro desideri, la loro quotidianità
Ogni giorno 70 italiani si sposano con cittadini stranieri. Si moltiplicano le coppie miste e si separano meno di quelle 100% 'made in Italy'
Siamo i nuovi italiani, quelli del ventunesimo secolo. Il mondo è più piccolo e viaggiamo di più. I confini culturali si abbattono - per scelta o necessità - e, grazie al cielo, sempre più spesso questo è vissuto come un enorme arricchimento. I nostri bambini sono sempre più italiani con radici non italiane. Con i Paesi vicini o lontani, succede oggi quello che, solo qualche decennio fa, accadeva tra il Nord e il Sud dello Stivale: a Milano, per esempio, e già da molto tempo, i milanesi sono diventati lombardo pugliesi, sardo piemontesi,lazio romagnoli. Chi cercasse “la purezza” meneghina a fatica ne troverebbe traccia. Così abbiamo fatto un' incursione tra le coppie di nuovi italiani: senza alcun intento statistico, abbiamo voluto raccontare le loro storie. Ne abbiamo scelte tre: una marocchino-cinese,la seconda romagnolo-polacca,la terza lombardo-cubana.
COLPO DI FULMINE A BRERA
Ibrahim è in Italia dal 1990, è marocchino. Quin Chi Min è cinese e vive qui da 11 anni. Si sono conosciuti a Milano. “Ho lavorato dappertutto in Europa, ma faceva sempre troppo freddo”,ci confida lui. Alle spalle il matrimonio con un’italiana: “Avevo già i miei documenti dal 1993”,puntualizza. Poi, il colpo di fulmine con la “signora cinese”. Quin Chi Min è arrivata in Italia da turista. All’epoca Ibrahim aveva una bancarella di lampade marocchine a Brera, e gli amici con cui lei era in viaggio si sono fermati a chiedere informazioni: uno sguardo tra i due ed è stato amore a prima vista. Bando alla timidezza,lui le chiede un appuntamento per il giorno dopo. Lei rimane a Milano, mentre il suo gruppo prosegue per Venezia. “È stato un colpo di fulmine”, racconta Ibrahim. Quin Chi Min sorride intimidita ma conferma: “Tutto vero”. Chiedo loro come facessero a comunicare. “Con i disegni – dice Quin - disegnavamo la luna e il sole e Ibrahim mi diceva il loro nome in italiano”. Col tempo lei è andata a scuola di italiano. È tornata in Cina solo dopo il loro matrimonio e la nascita di Fatima, la loro prima bimba che oggi ha otto anni. Poi è arrivato Idris,che oggi ne ha sette. Anche nel loro caso, l’italiano è la lingua che si parla in famiglia: Ibrahim ha imparato un po’ di cinese e Quin “mastica” l'arabo. I bambini sanno molto bene l'idioma della mamma: “È giusto che parlino nella sua lingua - dice Ibrahim - ma conoscono anche un po’ di arabo, che capiscono tranquillamente”. Fino a un anno fa, si occupavano insieme dei bambini. “Avevo il tempo di aiutarli nei compiti – ci racconta lui -ora lavoro più di 16 ore al giorno in edicola”. La mattina fanno i turni: uno apre il chiosco dei giornali alle 5 e l’altra porta i figli a scuola. Ibrahim ha comprato la sua edicola, grande e nel centro di Milano, un anno fa, firmando un bel po’ di cambiali: “Nessuno mi avrebbe dato un mutuo!”. All'inizio non è stato tutto rose e fiori. “Il vecchio proprietario era italiano - ci spiega - il 75% dei clienti abituali è scappato via quando ha visto uno straniero”. E poi molto è cambiato dall’11 Settembre, con gli attentati di New York nella sua vita, come in quella di molti arabi. “La gente ha cominciato ad avere paura di noi. Ho perso molti amici per questo. Si è iniziato a pensare che tutto quello che viene dal nostro mondo sia terrorista”. E la religione? “A casa nostra è libera - dice Ibrahim - io credo nell’Islam, mia moglie era atea. Ha conosciuto il Corano e le è piaciuto. Dice di credere nell’Islam. I bambini decideranno quando saranno grandi”.
SPAGHETTI E BRODO DI RAPE ROSSE
Sante viene dalla Romagna, terra di lavoro e di piaceri per eccellenza. Tea arriva dalla fredda Polonia, che ha abbandonato la dittatura comunista solo vent'anni fa. Si sono conosciuti nel maggio del 2006. Il loro è stato un matrimonio “combinato” da amici: una coppia italiana (Tea era amica della moglie e Sante del marito) ha organizzato una cena perché i due si conoscessero: prove generali da commedia americana! Naturalmente è “andata malissimo”, ci raccontano ridendo, ma al secondo incontro è scoccato qualcosa. Tea è in Italia da 7 anni. È arrivata qui perché ha studiato storia dell’arte all’Università e “l’Italia per chi studia arte è un sogno”, ci dice. La prima tappa è stata Faenza, dove lavorava come infermiera in una cooperativa ospedaliera e ha iniziato ad avere nuovi amici. Sante ha vissuto a Cesena, ma ora fa il commercialista a Milano. Lui è stato subito sedotto dal fascino della ragazza dell'Est. “All’inizio sì, un po'ha giocato nella nostra alchimia. Poi frequentandoci, abbiamo scoperto che stavamo veramente bene insieme. Mi ha colpito la sua bontà. Il suo carattere molto sereno. La sua estrema timidezza: questa è la cosa che mi ha affascinato di più”. Lei in Sante ha trovato una persona seria. “Ho pensato di potermi fidare di lui. Per me la fiducia è importantissima. Mi è piaciuta la sua pazienza nei miei momenti di nervosismo. Ci ha saputo fare con me”. Tea ama leggere libri, Sante i giornali.“Al cinema io preferisco i film d'azione - ci confida lei - Sante quelli romantici dove si piange un po’”. In comune però hanno il desiderio di conoscere e di viaggiare. Le differenze, è ovvio, ci sono. “I nostri uomini lavorano di più in casa. Sante mi ricorda il luogo comune dell’italiano un po’ mammone, che non aiuta troppo”, lui ride e ammette la versione della moglie. Su una cosa però vige l'armonia assoluta: “Mangiamo italiano; a Sante non piace molto la cucina del mio Paese. C ’è però un piatto polacco che faccio spesso: il brodo di rape rosse. Il colore così rosso vi spaventa un po ’...”. A casa loro si parla solo italiano. “Mi affascina l’idea di imparare il polacco ma lavoro tantissimo, non ho la testa per mettermi a studiare”, ma Tea alla fine è dispiaciuta che lui non parli la sua lingua. Ma cosa c'è di polacco nella loro casa? Lei ride e confessa: “Solo un libro di cucina!”. Sante, però, aggiunge: “Da noi c’è la tv polacca. Da quando sto con Tea sono più interessato alla politica e all’economia del suo Paese, a come si evolve la società”.
COME T'INSEGNO LA SALSA A UN CUBANO
Barbara e Jaciel si sono conosciuti all’Avana, Cuba. Lei pediatra, era lì per seguire un congresso medico. “Eravamo alla Casa della Musica”, racconta Barbara. Jaciel l’ha invitata a ballare e “il giorno dopo – ci racconta lui – siamo andati al mare insieme ”. Hanno continuato a sentirsi per e-mail, come spesso capita quando si torna a casa con un amore estivo. “Era complicato scriverle da Cuba” ricorda Jaciel che, dopo 6 mesi, nel 2003, è partito per l’Italia. Lui lì era una star dello sport: aveva un’auto giapponese, una bella casa e mille agevolazioni. Infatti è molto difficile sull'isola caraibica per un cittadino comune usare internet e soprattutto lasciare il Paese. “A Cuba stavo nella squadra nazionale di atletica. Correvo i 400 metri ostacoli. Ho visto il mondo” ci racconta lui, che per la donna che nel 2004 sarebbe diventata sua moglie, ha lasciato la sua posizione privilegiata e ha riniziato da zero: “Essendo un atleta - scherza lei – è riuscito a lavorare in ‘ambiti sportivi’ come staccare biglietti a San Siro... Poi è stato bagnino in alcune piscine comunali. Col tempo, è riuscito a ottenere un lavoro fisso per conto del Comune”. “Milano mi è piaciuta subito, mi sono abituato velocemente al suo clima e ai suoi ritmi” racconta Jaciel. Nel 2008 è nata Sofia. “Da quel momento - dice Barbara - è cambiata tutta la nostra vita: prima frequentavamo di più la comunità cubana”. “Che ha una cultura un po’ diversa da quella italiana”, conclude Jaciel. Lei ci racconta di quando va a Cuba dai suoceri: “Chiacchieri con gli sconosciuti, ridi. C’è spesso musica per la strada e la gente è disposta a stare con gli altri con più calma”. Con Sofia vanno al ristorante cubano dove ogni tanto c’è una festa, e si vedono ancora con gli amici, ma i ritmi sono scanditi da quelli della bimba, che ora va alla scuola materna inglese vicino a casa. La cucina mixa è il pezzo forte di Jaciel. Fa ottimi flan e arroz amarillo, ma ci sa fare alla grande anche con la carbonara. Nella loro casa ci sono i mobili del nonno di Barbara, ma in molti ambienti è evidente “la cubanità” di questa famiglia, uno in particolare: le tende della sala. Vengono dall'isola caraibica, le ha fatte una zia. Insieme hanno la passione per la salsa che Barbara ha insegnato a Jaciel: “Per i cubani è come per noi il liscio da sala. Oggi però i giovani preferiscono il Reggaeton e lui, quando mi ha conosciuto, ha iniziato a prendere lezioni di salsa dalla sorella. Non potevo credere che un cubano non la ballasse!”.
di Angiola Bellu, foto di Nicolas Bellwald
Diminuiscono i matrimoni in Italia ma, in controtendenza, aumentano quelli misti. Negli ultimi trent'anni il numero delle coppie che decide di mettere la ciliegina sulla torta e formalizzare ufficialmente la propria unione si è praticamente dimezzato, passando dai 419mila del 1972 ai 247mila del 2008. Le coppie miste, di pari passo con l'aumento degli immigrati residenti, invece sono praticamente triplicate in 15 anni. In Italia secondo gli ultimi dati Istat (2009 su rilevazioni del 2007) si sono celebrati 37mila matrimoni misti su un totale di 250mila, quindi circa il 15% delle nozze. E a questo numero vanno aggiunte le migliaia di coppie di fatto, che non essendo riconosciute nel nostro Paese, non fanno parte di statistiche ufficiali. Gli uomini scelgono prevalentemente donne provenienti dall’Unione europea (59% dei casi) oppure dall'America Latina.
Pochi quelli che decidono di sposare una maghrebina (solo l'8%) e un'asiatica (appena il 6%). Le nostre connazionali convolano a giuste nozze principalmente con africani (40,7%), o sud americani (17,4%). Anche in questo caso limitate le unioni con asiatici (4,7%). In totale sono più frequenti i matrimoni in cui lo sposo è un italiano, mentre la sposa è straniera (circa 17mila). Le unioni miste in cui è la moglie una nostra connazionale sono solo 6mila. Cresce di importanza anche il fenomeno
dei matrimoni in cui entrambi i coniugi sono di nazionalità straniera: sono circa 11mila.
A fare la parte del leone è il nord Italia. La regione a guidare la speciale classifica delle nozze miste è l’Emilia Romagna (il 15% del totale), seguita dalla Lombardia (13,5%) e tallonata a pari merito dalla Liguria (13,1%) e dalla Valle d’Aosta (13,1%). La Lombardia è però la zona in cui in numero assoluto le coppie miste sono le più numerose. Discorso a parte per il Lazio: nonostante sia una regione dove molti immigrati risiedono, è solo al dodicesimo posto di questa classifica, con un’incidenza del 10,8% sul totale dei matrimoni celebrati. In generale nelle regioni del sud Italia la percentuale è molto bassa con la punta minima registrata in Puglia del 3,7%. Luci e ombre su queste coppie. Tra il 2006 e il
2007 in Italia le separazioni e i divorzi sono aumentati in media rispettivamente dell'1,2% e del 2,3%. Nel caso delle unioni miste si è registrata una diminuzione pari a -15,6% e -0,2%. I matrimoni con almeno un coniuge straniero secondo l'Istat però durano in media meno di quelli italiani. Le nozze resistono solo per 9 anni contro i 14 delle unioni in cui marito e moglie sono entrambi del Bel Paese. Bisogna però considerare due aspetti: in Italia, secondo l'Istat, si sta vivendo un vero e proprio boom di separazioni dopo 20/30 anni di matrimonio. In secondo luogo gli immigrati sono molto più giovani degli italiani e quindi è naturale che siano sposati da meno tempo.
4 novembre 2010