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Più di 37mila studenti figli di genitori stranieri nelle scuole della capitale. In tutta Italia la loro presenza aumenta, ma a un ritmo più lento rispetto al passato

Scuola: l'Esquilino come New York
Immagine relativa a Scuola: l'Esquilino come New York

“Siamo tutti italiani in classe”: risponde così Martina, che ha da poco iniziato a frequentare la I elementare nella scuola Di Donato a Roma. In realtà di bimbi stranieri ce ne sono ben sette, quasi tutti cinesi, ma a sei anni queste differenze non contano. Alle 4 di pomeriggio passare davanti al cancello di questa scuola (materna, elementare e media) è un po' come salire sulla metropolitana di New York e rendersi conto che le persone che abbiamo davanti provengono ognuna da un Paese diverso. Invece siamo nel quartiere Esquilino, multietnico rione vicino alla stazione Termini, un tempo noto per il mercato di Piazza Vittorio, oggi sede, nonostante molte polemiche, del commercio cinese nella capitale. Alterna con disinvoltura internet point e strade intitolate ai re d'Italia, negozi dalle insegne indecifrabili ed edifici monumentali, come quello che ospita la scuola diventata simbolo di un riuscito melting pot, frutto di impegno e costanza. Angelica viene dalla Colombia, è la mamma di Diego, un alunno della II elementare che parla già qualche parola di cinese, insegnatagli dal vicino di banco. Guarda il figlio giocare nel cortile mentre chiacchiera con l'amica ecuadoregna.


Una scuola stupenda, sia perché ci sono bimbi che provengono da ogni parte del mondo, sia perché c'è un comitato di genitori che si prende cura del buon funzionamento del sistema”. Un posto dove non vengono istruiti solo i bambini ma anche i genitori. “L'anno scorso ho studiato inglese e ora sto prendendo la III media con i corsi che fanno qui a scuola. Ho iniziato a farlo per seguire meglio mio figlio” racconta Angelica. Per lei l'istruzione non è stata un diritto ma una conquista. Per questo, per il figlio, intravede già la laurea... Anche se il sogno di Diego è quello di fare il meccanico! Denis invece “da grande” vorrebbe diventare medico. Ha 10 anni, genitori dell'Ecuador e frequenta, con ottimi voti, la V elementare. “La scuola mi piace perché imparo cose nuove che mi serviranno per trovare un lavoro che mi procurerà il cibo”, racconta con occhi seri. Nella sua classe gli stranieri sono 5 su 14, ma la questione dei numeri non impressiona i genitori italiani che, pur portare i figli qui, si muovono persino da Tivoli, da Ladispoli e da Latina, affrontando l'infernale traffico intorno a Roma.


Quest'anno non abbiamo avuto il problema del tetto del 30% nel formare le prime elementari, mentre le deroghe sono state chieste per le medie. Questo perché fino a qualche anno fa la Di Donato era una scuola ghetto in cui si iscrivevano solo stranieri. Ma negli anni noi genitori, insieme a preside e docenti, abbiamo fatto un grande lavoro di riqualificazione dell'istituto, arricchendolo con un'offerta formativa che ora attrae anche tanti italiani”. A parlare è Anna, una delle fondatrici del “polo Intermundia”, progetto volto a promuovere la conoscenza reciproca. “La presenza dell'associazione di genitori è uno dei punti di forza di questa scuola: ha facilitato i meccanismi, partendo dal presupposto che lo straniero non è fonte di problemi ma di arricchimento”. Spiega Maria Letizia Ciferri, la direttrice dell'istituto Manin di cui fa parte la Di Donato. “È una scuola che accoglie ed è aperta a tutte le ore del giorno, anche ad agosto: ci sono corsi di italiano, ma anche di cinese, sport, teatro e musica, tutto in chiave interculturale”. Un modello costruito nel tempo, così come quello della Iqbal Masih.


Iqbal aveva appena quattro anni quando è stato venduto dal padre a un fabbricante di tappeti. Ne aveva dodici, quando, nel 1992, è stato assassinato mentre giocava in strada. Il suo era diventato un nome simbolo, quello dei bambini pakistani che lottano contro lo sfruttamento. A lui è dedicata la scuola di Cententocelle, periferia est di Roma, a poche centinaia di metri dal campo nomadi di via dei Gordiani e dal Casilino 900. Settecentocinquanta alunni vengono in questa scuola elementare e materna, il 12% di loro è “straniero”, il 5 rom.


“Ho imparato a considerare i bambini come persone e ad accogliere le famiglie che hanno alle spalle, mettendo tutti a proprio agio, in modo che ognuno si senta soggetto attivo. E non sempre è facile perché spesso i genitori immigrati tendono a sfuggire”. Spiega Simonetta Salacone, dirigente per vent'anni, appena pensionata, del 126° circolo didattico. “Queste famiglie sono in genere molto attente: per loro la scuola è una forma di riscatto sociale. Ma il genitore del bimbo straniero non sempre riesce a esser presente nella vita scolastica: un po' per timidezza o senso di inadeguatezza, un po' perché i papà sono al lavoro e le mamme non escono facilmente. Non è semplice, ma si possono comunque riuscire a coinvolgere. Avevamo organizzato un corso di computer per donne. All'inizio ci eravamo anche incavolati perché non c'era verso di farle venire: una volta perché c'era il Ramadam, un'altra perché di sera dovevano stare a casa a cucinare. Ma poi quando hanno capito che il pc era utile per comunicare con il loro Paese d'origine, hanno cominciato a frequentare e sono diventate così entusiaste che, a fine anno, hanno organizzato una festa bellissima, con decine di signore di ogni parte del mondo: velate e non velate. Insomma, queste cose funzionano, ma le devi costruire con pazienza. È un lavoro che richiede pazienza ma non bisogna stancarsi di lanciare il sasso”. Ma per farlo servono ore, serve il tempo pieno. Quello per cui hanno lottato in questa scuola, la scorsa primavera.


È stato girato all'Iqbal Masih "Non rubateci il futuro" il video-diario che racconta l'esperienza, in presa diretta
, della scuola finita sui giornali per la protesta l'anno scorso contro il maestro unico e lo smantellamento del tempo pieno. Quattro mesi di lotta, con occupazioni dell'istituto e del provveditorato, contestazioni al sindaco Alemanno, lezioni di clandestinità in piazza. Una mobilitazione portata avanti da docenti e genitori, ma anche alunni ed ex alunni, per difendere la qualità della scuola e il modulo da 40 ore, il vero strumento per l'integrazione dei bimbi stranieri. “L'italiano non si impara nelle classi ponte, mettendo insieme un cinese, un bengalese, un nordafricano, non sapendo chi deve insegnare cosa, visto che sono di età diverse e di differenti lingue madre. Si impara col tempo lungo, affiancando alle lezioni normali, attività pomeridiane, che servono a parlare e socializzare giocando, a far comunicare le culture. Laboratori che, con 27 o 30 ore settimanali, sarà impossibile portare avanti”. Spiega Simonetta Salacone.


Per evitare classi-ghetto bisognerebbe fare una distribuzione territoriale delle scuole più mirata. Ad esempio a Roma, accanto alla Pisacane, che quest'anno ha avuto una classe con 19 stranieri su 19, c'è la Deledda, dove i pochi italiani di Tor Pignattara iscrivono i figli: accorpandole si compenserebbero, per osmosi, gli squilibri. E poi bisognerebbe valorizzare il curriculum degli istituti con più immigrati in modo da motivare gli italiani ad iscriversi. Il tetto del 30% è necessario laddove non c'è una vera politica dell'accoglienza”.

di Livia Parisi, foto di Valeria Palma



soraya ha scritto:
2010-10-12 11:16:18
Ma che figata!!! La voglio anch'io una scuola così, per me e per i miei figli....
pablo ha scritto:
2010-10-17 23:36:43
A Milano, cara Soraya, c'è la scuola del parco Trotter! Mandali lì i tuoi figli
khora ha scritto:
2010-10-19 22:24:24
sono a roma, e nella scuola di mia figlia la situazione è totalmente opposta : non solo mia figlia è l'unica nera (mista) ma è anche l'unica ad avere un cognome non italiano.. una classe di 24 bambini TUTTI italiani e TUTTI BIANCHI (a parte mia figlia, italiana pure lei, ma italiana nera).. e come la sua classe così sono quasi tutte le altre classi della sua scuola..e della maggior parte delle scuole nelle vicinanze.. una vera tragedia... l'altra mia figlia è leggermente più fortunata, perlomeno ha in classe un sudamericano e una europea dell'est....purtroppo però sono comunque tutti bianchi.... altro che invasione!! lo vorrei anche io la quota MA almeno del 30% di bambini non bianchi per classe come minimo...
Nel 2015 gli studenti figli di genitori stranieri in prima elementare raddoppieranno

 

"Il futuro richiederà alla scuola italiana risposte complesse e diversificate, in grado di affrontare sia le nuove esigenze sia le criticità che già oggi si manifestano". L'intervista a Stefano Molina


La corsa continua, ma il ritmo rallenta

 

 

La corsa continua ma il ritmo rallenta. Secondo gli ultimi dati, non ufficiali, diffusi dal Ministero, la realtà delle classi scolastiche italiane potrebbe venir descritto proprio con questa metafora: il numero dei bimbi, figli di immigrati, che frequentano le scuole italiane, aumenta ancora ma in modo più graduale. Nel 2009/10 sono stati 675mila gli studenti stranieri, circa 45mila in più rispetto all'anno precedente. Nel 2008-2009 l’incremento era stato di 55mila ragazzini in più, mentre nel 2007-2008, si era registrato il vero e proprio boom di iscritti, ben 70.000. A dirlo sono i dati del ministero dell’Istruzione che vedono, da un lato una crescita che ancora continua, dall'altro la stabilizzazione progressiva del fenomeno. Nelle scuole dell'infanzia e in quella primaria, il 70% di loro è ormai nato in Italia, ma la cifra scende al 40%, pari a 270mila, se si considerano tutti i tipi di scuole.

Nessuna flessione nell'incremento a Milano, dove gli stranieri sono l'11.4% in più rispetto al 2009. Secondo il rapporto “La scuola in Lombardia 2009-2010” sono 131mila i nuovi studenti di nazionalità non italiana, ovvero il 15% del totale, uno su sette.

Sale da 32.600 a 37.200, con un incremento del 12.4% il numero degli alunni stranieri nella capitale, concentrati nella parte est della città dove raggiungono il 21% della popolazione studentesca a fronte di una media, in tutta Roma, dell'8.8%. Sono meno di dieci gli istituti romani dove è stato necessario ottenere la deroga al tetto del 30%, fissata dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini con una circolare che chiariva la proporzione di bimbi “stranieri” per classe a cui gli istituti avrebbero dovuto atteneresi.

Ma se Milano e Roma viaggiano su doppie cifre, una scuola su quattro (il 26,2%), fa sapere il servizio statistico del Miur, risulta privo di alunni stranieri, uno su due (il 47%) al massimo raggiunge il 10% degli iscritti e solo il 2,8% delle scuole presenta un numero di studenti non italiani superiore al tetto massimo del 30% di iscritti imposto lo scorso gennaio dal ministro.