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Il nuovo calcio

Il più famoso è Mario Balotelli, ormai simbolo nazionale della nuova Italia. Capacità tecniche fuori dal comune e temperamento indomabile l'hanno messo al centro delle attenzioni delle tifoserie avversarie, ma anche dei media, costringendo alla riflessione sul futuro della nostra società, tanto da spingere il presidente della Camera Gianfranco Fini a parlare di “generazione Balotelli”. Il primo è stato Matteo Ferrari, nato in Algeria da padre italiano e mamma guineana. Ora è nelle fila dei turchi del Besiktas, ma prima ha giocato per l'Inter, il Parma, la Roma e il Genoa. Nel 2000 Matteo diventa campione europeo con l'Under 21 e vanta undici presenze con la Nazionale maggiore. Stefano Okaka ha 20 anni, gioca nella Roma e ha genitori nigeriani. E' nato nel perugino e a 18 anni è diventato cittadino italiano. Ha giocato nelle Nazionali Under 19, 20 e 21 e crede nel potere del calcio come veicolo di integrazione. E' stato ricevuto al Quirinale nel novembre di due anni fa e davanti a Napolitano ha parlato della sua esperienza e dell'opportunità per il nostro Paese di crescere grazie ai giovani stranieri. SuperMario e Okaka sono le punte di diamante, ma sono molti i ragazzi che hanno genitori stranieri che conquistano i tifosi nella serie cadetta. William Jidayi, padre nigeriano e mamma italiana, è nato a Ravenna nel 1984 e gioca come centrocampista nel Padova. Angelo Ogbonna, anche lui figlio di nigeriani, ha 21 anni e fa il difensore nel Torino. L'estate scorsa ha debuttato nella Nazionale Under 21. E' nei campionati minori però che la trasformazione è già in atto: sono diverse decine i giovani talenti figli di immigrati che si mettono in luce. Il calcio diventa così potente cassa di risonanza di quello che già avviene nelle nostre città, come del resto è sempre stato in un Paese che vive il suo sport preferito come un melodramma. Il calcio è lo scenario perfetto, dove si mischiano passione, aggressività e appartenenza.

di FRANCESCO BIANCO

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