Tunisino, moldavo, marocchino, peruviano. Solo al numero cinque della lista dei giocatori della società sportiva Crema Nuova Calcio, categoria “giovanissimi”, si trova un nome italiano. In tutto 24 calciatori, di cui 18 stranieri, di 13 nazionalità diverse. La squadra più internazionale del mondo, così la definisce l’allenatore, Sergio Deias. Accade per i “giovanissimi”, ma sono molti gli stranieri anche nelle altre categorie di questa formazione, internazionale quanto l'Inter di Moratti, ma non altrettanto ricca visto che cerca una sede e uno sponsor. La quota sociale la versa chi può. Giocare però giocano tutti.
Le difficoltà non mancano. “Al primo allenamento – racconta Deias – i ragazzi erano divisi, parlavano ognuno la propria lingua. Ho detto subito che così non andava e che si stava tutti insieme: qui nessuno è straniero è diventato il nostro motto”.
Ora i ragazzi si vedono anche fuori dal campo, hanno fatto amicizia. “Alcune società – aggiunge l’allenatore – preferiscono prendere gli italiani che danno meno problemi. Il mio presidente non fa distinzioni, se vede ragazzi che giocano in strada li invita a venire da noi”. Ma riuscire a fare il calciatore non è così semplice. Sono sempre di più gli extracomunitari che si allenano in squadre italiane delle categorie minori: per giocare nei campionati però bisogna essere tesserati e l’iter dell'iscrizione alla Figc è lungo e difficile.
E soprattutto: senza il permesso di soggiorno non si gioca, neanche fra i dilettanti.
Vale anche per i bambini: serve il permesso di soggiorno di entrambi i genitori e la dichiarazione della scuola che frequentano. Le federazioni non possono altrimenti tesserare i giovani extracomunitari, anche se nati in Italia. “Il presidente – spiega l’allenatore – è spesso in federazione a portare i documenti, che a volte va a prendere personalmente a casa dei ragazzi pur di farli giocare”. Se per tesserare un italiano bastano due giorni e la segnalazione dei dati anagrafici, per gli stranieri serve oltre un mese. Per chi ha già compiuto 18 anni occorrono la dichiarazione di non essere mai stati tesserati per Federazioni estere, il certificato di residenza anagrafica in Italia da almeno un anno e, per gli extracomunitari, il permesso di soggiorno valido fino al termine della stagione sportiva. Se il permesso scade prima il giocatore è a rischio di espulsione. È quanto accaduto al nigeriano Ubong, giocatore della Nicese, che ha avuto un permesso temporaneo, arrivato però in ritardo, e, con la sola ricevuta di richiesta, le pratiche per il tesseramento sono ancora più complesse.
L’Uisp (Unione Italiana Sport Per tutti) non segue queste regole, chiede gli stessi documenti che servono per gli italiani, ma anche nel resto del mondo sportivo si cercano soluzioni diverse, come ci spiega Chiara Stinghi, del settore integrazione e multiculturalità dell’Uisp. “Alcune Federazioni hanno proposto la cosiddetta cittadinanza sportiva, che fa risalire la nazionalità sportiva al primo tesseramento”. Per gli immigrati di seconda generazione, che cominciano la loro attività nel nostro Paese, sarebbe dunque possibile seguire lo stesso iter dei ragazzi italiani. “Come a scuola non si chiedono documenti – spiega Chiara Stingi – così dovrebbe essere per lo sport”.
di Chiara Pizzimenti (2 dicembre 2010)
Simona La Mantia oro invece nel salto triplo
1395. è il numero massimo di sportivi stranieri, professionisti, che potranno lavorare in Italia nella stagione agonistica in corso. Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è del 31 agosto e segue la delibera numero 1420 del 25 giugno del Coni con il parere favorevole del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sono 26 in meno rispetto alla stagione passata i permessi per gli extracomunitari che svolgano attività sportiva a titolo professionistico o comunque retribuita: giocatori di pallacanestro, calcio, rugby e tutte le altre specialità riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale attraverso le federazioni. Anche gli sportivi sono obbligati a sottostare al sistema delle quote, non le stesse però riservate agli altri lavoratori che non arrivano da Paesi dell’Unione Europea. Le società sportive presentano le domande alle rispettive federazioni per tesserare gli atleti e ottenere così per loro il permesso di soggiorno. Sono le stesse federazioni poi a porre limiti. La Figc, la scorsa estate, ha dimezzato la possibilità di ingaggiare extracomunitari: da due a uno per squadra di calcio.