Il sogno è andare in Brasile, per le Olimpiadi, nel 2016. La realtà è sui campi del Nord-Est italiano, ma le radici sono al di là dell'Adriatico dove la palla ovale, fino a qualche tempo fa, stentava a farsi conoscere. A porre rimedio ci hanno pensato i giocatori albanesi che vivono e lavorano lontano dal loro Paese. Come? Formando una nazionale in terra straniera. Forse nazionale è un termine non del tutto corretto, visto che in Albania non esiste nemmeno la federazione rugby, ma certo l'Albania XV, club a invito che seleziona i migliori giocatori di origine albanese nei campionati italiani, è un esperimento, l'embrione di quella che può diventare una vera rappresentativa del paese delle Aquile.
"Come mai i campionati italiani ed europei sono zeppi di giocatori di origine albanese e in Albania il rugby è praticamente sconosciuto?". Questo si sono chiesti Piergiorgio Grizzo, un appassionato di Pordenone e Sevian Daupi, giocatore di origine albanese del Casinò Veneziamestre. Da qui è nata l'idea di raccogliere in una squadra i rappresentanti albanesi che giocano in giro per l'Italia. A partire dal Nord Est, dove è forte la loro presenza: così il progetto assume un valore sportivo, ma anche formativo e d'integrazione per i giovani. "Nelle mie esperienze come istruttore nelle scuole della provincia di Pordenone - dice Grizzo - ho notato la presenza di moltissimi ragazzi albanesi; quasi tutti con qualità atletiche e carattere agonistico superiore alla media.
Questi ragazzi dimostravano una sorta di attitudine naturale nei confronti del rugby. Eppure, questo sport nel loro Paese è del tutto sconosciuto".
Era sconosciuto. Il rugby non è più un mistero al di là dell'Adriatico. Già in aprile c'è stata una serie di incontri con le più importanti autorità sportive del Paese, compreso Lefter Koka, deputato del parlamento e magnate di Durazzo, candidato numero uno alla presidenza della futura Federata Shqiptare e Rugbit, la Federazione Albanese di Rugby. La maggiore difficoltà è la mancanza di impianti. In agosto si è superato questo problema giocando anche in spiaggia, a partire da Durazzo dove una quarantina di ragazzini tra gli 11 e i 14 anni hanno iniziato a prendere i primi rudimenti con il pallone ovale. I giocatori della nazionale, Adrian Suli, Aledon Perkola, Rigels Lila e Rudin Meca, sono stati accolti come degli idoli.
E in campo come va? Tre raduni, fra febbraio e giugno, sempre a Pordenone per la rosa che comprende anche ex Azzurri giovanili come Daupi, Damin Buzaj, tallonatore-terza linea del Gran Parma e Paco Ogert, seconda linea e capitano dell'Alghero.
In panchina c'è il trevigiano Valter Cristofoletto, ex seconda linea di Benetton Treviso, Petrarca Padova e soprattutto della Nazionale italiana, uno di quelli che ha portato l'Italrugby nel Torneo delle Sei Nazioni. Insieme a lui Michele Motta e Ivan Mazzon. La prima partita si è giocata il 12 giugno: "Shqiponjat e Kuqe", le Aquile Rosse, sono state sconfitte 69-14 dalla selezione triveneta dei Dogi. Ora si lavora per organizzare la rivincita, in novembre, a Durazzo.
di Chiara Pizzimenti (9 settembre 2010)
Simona La Mantia oro invece nel salto triplo
Nessuna sanatoria, si salva solo chi ha indossato la maglia della nazionale. Nel rugby nostrano c'è meno posto di un tempo per gli oriundi, quanti, seppur nati in un altro paese, hanno giocato con passaporto italiano e sono cresciuti, sportivamente, in Italia. Il Consiglio della Federazione Rugby (www.federugby.it) ha ratificato le nuove norme sull'utilizzo di giocatori che vengono definiti di formazione italiana da inserire nelle liste gara delle categorie seniores dei Campionati Nazionali a partire dalla prossima stagione. Questo lo schema: in Serie A ci dovranno essere un minimo di 19 giocatori di formazione italiana, 21 per i campionati di B e C. Ciò significa che molti giocatori nati in terra straniera, soprattutto argentini, australiani e neozelandesi, ma da anni stabilmente in Italia, non potranno essere schierati in campo pur rimanendo tesserati. Una sola eccezione: "gli atleti che al 30 giugno 2009 abbiano vestito la maglia dell'Italia A o dell'Italia Seven in occasioni di incontri ufficiali IRB, International Rugby Board". In 116 avevano presentato istanza per essere tesserati come comunitari, una ventina quelli che potranno restare italiani. Gli altri tornano ad essere stranieri anche se sono in Italia da più di dieci anni, votano qui, qui sono nati e vivono i loro figli. La Federazione punta alla ricostruzione dei vivai. Gli oriundi si sentono cittadini di Serie B.