Non hanno la possibilità di una convocazione in Nazionale eppure vivono in Italia, qui si allenano e, soprattutto, sono atleti in grado di gareggiare a livello europeo e mondiale. I loro nomi nelle liste dei risultati stagionali sono a parte, come atleti stranieri. Sono immigrati di seconda generazione: l’Italia non ne ha al Mondiale di calcio e alcuni di quelli che potrebbero andare ad altre importanti manifestazioni come gli Europei di atletica (a Barcellona dal 26 luglio all’1 agosto) stanno perdendo le loro speranze fra i meandri della burocrazia. Non ci sono scorciatoie per gli atleti: la Federazione invia la documentazione al Coni che poi la manda al Ministero dell’Interno. Devono essere documentati 10 anni di residenza in Italia. Daria Derkach è nata nel 1993 in Ucraina, ma vive in Italia da quando aveva 8 anni. È una eptatleta dell'A.S. Atletica Vis Nova Salerno, ma ottiene ottimi risultati anche nelle singole specialità, dal salto in lungo al triplo. Daria avrebbe potuto partecipare ai Mondiali dello scorso anno a Berlino, ma dalla Federazione ucraina non è arrivato il nulla osta per gareggiare con la maglia azzurra e indossare quella di Kiev avrebbe impedito un futuro italiano. L’allena il padre, ex atleta come la mamma. Gareggia nella categoria allievi anche ai campionati italiani, non potrà più farlo quando, al
compimento dei 18 anni, passerà alla categoria superiore. Le prospettive però vanno ben oltre. “Mi auguro – spiega Anna Pergola, presidente della Vis Nova - che possa andare alle Olimpiadi. La Federazione è di certo interessata visto che l’ha convocata a Formia per i raduni della Nazionale”. Anche Judy Ekeh è una ragazza del ‘93. È nata a Lagos, in Nigeria, ma vive in Italia da quando aveva 5 anni. Da bambina nuotava, alle scuole medie ha scoperto l’atletica. La madre non ha preso la cittadinanza e a Judy tocca fare una lunga strada. È lei stessa a scriverlo presentandosi su internet: “Le previsioni per il futuro sono principalmente quelle di risolvere il problema del passaporto”. Mohad Abdikadar Sheik Alì, lo scorso febbraio, ha superato il record italiano indoor della categoria allievi sui 1500 metri, correndo in 3’58’’05 e classificandosi terzo dietro ad atleti di categoria superiore. Anche lui è del 1993. È in Italia da 4 anni a Sezze, Latina, come rifugiato politico. È arrivato dalla Somalia con il fratello Mohamed, di un anno più grande, anche lui mezzofondista, seguendo la madre e il fratellino più piccolo che era stato portato nel nostro Paese per essere curato. Nel loro caso l’attesa per la cittadinanza è più breve, 5 anni, ma le difficoltà burocratiche sono le stesse. “I tempi – spiega Gian Carlo Mancini, dirigente della Nuova atletica studentesca Sezze – dovrebbero essere più brevi per una questione prima di tutto di civiltà, e poi perché questi ragazzi potrebbero dare grande valore alla nostra atletica.
di Chiara Pizzimenti
Simona La Mantia oro invece nel salto triplo
Ordine al merito della Repubblica Italiana. Di questa onorificenza, istituita per “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione”, è stata insignita la più nota fra gli stranieri dell’atletica italiana: Fiona May. Nata in Inghilterra da genitori giamaicani, ha gareggiato con la maglia azzurra dal 1994, l’anno in cui ha sposato Gianni Iapichino. Sono italiane per matrimonio due cubane: la triplista Magdelin Martinez, in azzurro dal 2001, e la quattrocentista Libania Grenot. Ancora diverso il caso del maratoneta Migidio Bourifa. Il padre Tahar viveva da tempo in Italia, ma ha deciso di farlo nascere in Marocco perché avesse il doppio passaporto. Andrew Howe è italiano fin da bambino, quando la madre, l’americana Renée Felton, si è trasferita a Rieti sposando Ugo Besozzi. Jean-Jacques Nkouloukidi è un marciatore italiano, nato a Roma da padre congolese e madre haitiana. Alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 erano 25 gli atleti azzurri nati da genitori stranieri, nati all’estero o naturalizzati. Dalla canoista di origini tedeschi Josefa Idem alle giocatrici di ping pong Wenling Tan Monfardini, dalla Cina, e Nikoleta Stefanofa, dalla Bulgaria. E ancora gli oriundi: quanti, seppur nati in un altro Paese, hanno giocato con passaporto italiano e hanno potuto indossare, in virtù delle loro origini, la maglia della Nazionale. È successo nel calcio per Sivori, Schiaffino e più di recente a Camoranesi e ad Amauri.